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Techno-sciamanesimo

17 Maggio 2025 by admin_rapsodia Lascia un commento

Una mistica post-moderna

A Ghezzano c’è un portale verso un’altra dimensione. Un piccolo spazio in cui la musica ci riconnette alle più antiche esperienze sciamaniche, capaci di darci un modo diverso di approcciare l’esistenza. Sto parlando del Deposito Pontecorvo, club musicale pisano e incarnazione del nuovo sciamanesimo. Già prima della civiltà gli uomini tentavano di trascendere le leggi basilari della loro esistenza; con figure leader, musica e anche un po’ di droga tentavano di trascendere la ciclicità del tempo verso uno stato diverso. In ogni cultura è rimasta questa spinta, esprimendosi nella religione, nella letteratura (Lovecraft) e adesso nella musica. Ballare la Techno significa partecipare a un nuovo rito, in cui il DJ, esperto e separato dal pubblico, gioca il ruolo di sciamano che controlla gli stimoli in un ambiente dove le luci psichedeliche e la musica a palla sostituiscono il peyote, e portano l’individuo verso uno stadio superiore di presenza. 

Qualcuno potrebbe pensare che questo non valga solo per il Pontecorvo, ma per tutte le discoteche; non ritengo che sia vero, perché il rito richiede una dimensione individuale assente in quei luoghi. In posti come il Caracol la musica e l’ambiente creano un’esperienza collettiva, in cui il modo di ballare e di stare è molto influenzato da ciò che fanno gli altri. La techno invece si può ballare da soli, e anche se si è con altri l’esperienza mantiene un carattere individuale: si balla nel modo che si ritiene personalmente più appropriato, fregandosene di ciò che fanno gli altri. Ciò è dimostrato dal fatto che molti scelgono di ballare con gli occhi chiusi, per astrarsi ancora di più dal contesto e lasciarsi trasportare dagli stimoli.

L’espansione della tecnologia paradossalmente ci ha restituito un vecchio rito distrutto dal cristianesimo. L’intrattenimento capitalista ha distrutto la spiritualità, ma l’ha poi rigurgitata in una forma migliorata, anche se nascosta. 

La musica techno è perfetta per questi riti grazie alla sua forza e al suo misto di ripetitività e rottura, che catturano l’attenzione dell’individuo (essenziale in un tempo di basso attention span) e lo trasportano. L’artista diventa irrilevante all’ascoltatore, perché la techno nasce da un apeiron che produce solo musica simile.

Oggi andare al Pontecorvo significa fuggire dalla ripetitività dei sabati sera per accedere a un’esperienza unica, all’unica spiritualità del nostro tempo.

 

Valerio D’Amato (classe 3B – liceo classico)

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