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Gli studenti intervistano l’intellettuale cileno Rodrigo Rivas – Attività di giornalismo partecipato a cura Tobia Fabeni e Emy Sargentini

31 Gennaio 2021 by admin_rapsodia Lascia un commento

Nel pomeriggio di giovedì 17 dicembre, il Progetto America Latina, nell’ambito del programma di Contemporanea..mente a.s. 2020/21, dopo le precedenti lezioni del 10 (R. Rivas) e del 13 dicembre (A. Vento), è stato tenuto un particolare incontro fra gli alunni e Rodrigo Rivas, un intellettuale cileno scappato in Italia dopo il golpe di Pinochet del 1973. L’incontro è stato predisposto in forma di intervista con la finalità di comprendere i fatti e i cambiamenti che sono avvenuti e tutt’ora avvengono in America Latina e ai quali non viene data sufficiente rilevanza nel nostro paese, rendendo protagonisti i ragazzi con le loro domande.

Sotto la supervisione dei docenti, gli studenti dell’Istituto Galilei-Pacinotti di Pisa, del Liceo Carducci di Pisa, dell’istituto Gadda di Fornovo val di Taro (Pr) e dell’ITE Pareto di Palermo hanno preparato una scaletta di domande da porre a Rivas che si è mostrato molto disponibile nel fornire risposte in modo completo e comprensibile, soprattutto per noi studenti.

La prima domanda posta dagli studenti riguardava le cause delle differenze di sviluppo economico fra il nord e il sud del continente americano, intendendo in realtà per il Nord l’America anglosassone e per il Sud l’America Latina. Rivas inizialmente specifica che la domanda è molto complessa e che necessita di ampia argomentazione, per poi affermare, come incipit, che l’America del Nord ha avuto un maggiore sviluppo perché lì si è formata una società che, pur nella diversità, ha sua un’unità cosa che non è avvenuta al Sud.

Rivas a questo punto fa un passo indietro nel tempo per spiegare meglio la sua iniziale affermazione, ci descrive due importanti fattori che determinano questo squilibrio: il primo è che nella Costituzione Americana è riportato il “Diritto di cercare la felicità” soggettivamente, da lì la nascita di una società individualista basata sul mito del “self made man” e il secondo risiede nel modello economico subordinato che viene imposto al Sud e che era stato enunciato con la Dottrina Monroe già prima della Guerra di Secessione. Al Sud (Messico incluso) non è presente alcun tipo di progetto interno di crescita o di sviluppo, bensì un progetto di servitù verso una potenza estera, da quasi due secoli il Nord, ma questa situazione era presente sin dal periodo coloniale e con il passare degli anni vi è stato un passaggio dalle potenze coloniali europee agli Stati Uniti.

Rivas cita l’esempio della città di Potosì in Bolivia fondata solo per la sua vicinanza ad una montagna ricca di argento e dove la popolazione venne sfruttata sin dall’epoca coloniale nelle miniere (popolazione composta per la maggior parte da indigeni) e adesso che l’argento si è esaurito, la città è stata praticamente abbandonata lasciandosi dietro numerosi morti e scorie dell’attività estrattiva. Inoltre afferma che la maggior parte delle guerre tra i Paesi dell’America Latina sono frutto di interessi esterni; a questo proposito viene preso ad esempio un aneddoto nel 1879 nella zona di confine fra il  nord della Bolivia e il sud del Perù iniziava lo sfruttamento del salnitro utilizzato principalmente per l’agricoltura e per la produzione di dinamite, i governi decisero di far pagare una tassa (detta royalty) alle multinazionali che ne usufruivano così queste ultime si allearono col Cile per non pagare la tassa; ne conseguì una guerra che si concluse con la vittoria del Cile che conquistò vari territori e concede le miniere in uso gratuito alle multinazionali inglesi, togliendo lo sbocco al mare alla Bolivia.

L’unico progetto nazionale sviluppatosi in America Latina è quello di Simon Bolivar, El Libertador, che lui stesso chiamava la “Patria Grande” e oggi definito come l’aspirazione dei Latino-Americani progressisti; Bolivar non era un genio militare ma era un grande politico e affermò con una lettera, lo stesso giorno esatto in cui venne enunciata la Dottrina Monroe (1822), che gli stati Americani del Nord hanno la capacità naturale di creare divisione e problemi ai Paesi Latino Americani.

Rivas definisce la situazione dell’America Latina in linea con quanto raccontato nel romanzo di Gabriel Garcia Marquez, “100 Anni di solitudine” spiegando che l’oppressione è iniziata molto tempo prima e continua tutt’ora. Questo periodo iniziò con i “requerimentos” (le requisizioni) nel periodo coloniale dove un capitano di ventura (spagnolo o portoghese) offriva alle popolazioni natie di sottomettersi al regnante, in caso contrario venivano sterminati o ridotti in schiavitù.

Dopo aver elencato altri esempi (la Guerra delle Paste in Messico[1] e il caso della povertà e del mancato sviluppo di Haiti) conclude la sua ampia risposta affermando che i paesi dell’America Latina non hanno mai perso nessuna guerra per lo sviluppo, perché nascono del tutto subordinati agli interessi esterni e quindi non vi si possono creare progetti nazionali efficienti e di effettivo aiuto a tutta l’area geografica. In maniera opposta invece l’America del Nord nasce con un progetto nazionale chiaro e coinciso, indistintamente dai mezzi utilizzati. Spiega inoltre che uno dei principali motivi che hanno portato all’indipendenza dell’America Latina sono stati la destabilizzazione dell’Europa e le campagne militari di Napoleone. La perdita delle colonie da parte del vecchio continente ha permesso agli Usa di far fruttare i propri interessi nei Paesi diventati indipendenti sostituendo il vecchio colonizzatore con una sorta di “colonizzazione” moderna meno visibile ma presente (neocolonialismo).

Dopo la dettagliata spiegazione di Rodrigo Rivas gli studenti proseguono con le due domande successive che vertono sulla possibilità che il governo Allende in Cile potesse decidere di cambiare le sue idee pacifiste e non violente e se secondo Rivas il presidente Salvador Allende si sia effettivamente suicidato o se si trattato di omicidio. Rivas in questo caso risponde prima alla seconda domanda in maniera schietta dicendo che non è possibile affermare con chiarezza se trattasi di suicidio o omicidio, nello specifico però il medico legale dichiarò che si sia trattato di suicidio, secondo altre fonti considerate meno attendibili si sarebbe suicidato utilizzando un mitra regalatogli da Fidel Castro, in ogni caso se Allende non si fosse ucciso sarebbe finito nelle mani dei militari per cui probabilmente ha deciso di togliersi la vita per evitare la cattura.  Riguardo alla prima domanda Rivas prende la parola “pacificamente” e la mette in un contesto di critica verso il modus operandi di Allende: le sue idee non potevano essere realizzate in un contesto esclusivamente pacifico, e da qui prende in esame due punti il primo è che Allende non avrebbe mai accettato l’idea di una rivoluzione che sarebbe passata da democratica a armata, il secondo è che Allende non era la persona adatta a rivoluzioni violente in quanto convinto di poter creare un governo cileno socialista e democratico.

L’opinione di Rivas è che i cileni abbiano la malattia della democrazia ossia fare il possibile affinché tale processo si realizzi e si mantenga tale, Rivas stesso è un arduo sostenitore di tale forma di governo.

La risposta finale di Rodrigo Rivas alla prima domanda è che il governo Allende non avrebbe mai agito diversamente da come ha fatto, e da cui lui stesso si chiede in maniera retorica se ha senso investire tempo e energie in progetti che avranno poche possibilità di successo; la spiegazione arriva citando una famosa frase di Ernesto Che Guevara “chi non prova, ha già perso”. A questo proposito l’esempio fornito dalla popolazione cilena è calzante: in tutti questi anni non si sono mai arresi e continuano a manifestare per i loro diritti sociali e economici.

Ormai siamo entrati nel fulcro dell’intervista a Rodrigo Rivas, dopo le sue risposte ai primi quesiti gli studenti passano a domande di carattere letterario e personale in particolar modo chiedono consigli su qualche autore da poter leggere per approfondire quanto spiegato e se nella vita c’è stato qualcuno che lo ha aiutato a formare la sua corrente di pensiero. Rivas inizia affermando che sarebbe impensabile citare tutte le persone che hanno influenzato nel corso degli anni il suo modo di pensare, tuttavia comunque ha menzionato la madre, il prof Andrea Vento, gli studenti stessi e le persone che partecipano alle manifestazioni. A sua opinione non esistono autori che raccontano meglio di altri l’America Latina, bensì raccontano tutti pezzi della stessa bellezza assoluta ma per iniziare a comprendere meglio le varie situazioni presenti consiglia “Le vene aperte dell’America Latina” di Eduardo Galeano.

Passiamo, infine, alle ultime tre domande che concludono questa per noi interessantissima intervista: due si riferiscono all’attualità del Cile e l’altra riferita al modello di sviluppo della Bolivia.

Per quanto riguarda la Bolivia, Rivas ci fa notare quanto questo stato sia ricco di risorse minerarie e con poca popolazione e abbia problemi di comunicazione per la mancanza di sbocchi sul mare dovuta alla guerra con il Cile, dettagliatamente spiegata prima. La Bolivia ha tante risorse minerarie e la più recente è il litio, utilizzato per la creazione di pile con prestazioni maggiori e per motori elettrici per ridurre il consumo dei combustibili. Il litio si trova solo in tre aree dell’America Latina ma i Paesi che lo posseggono, Bolivia, Cile e Argentina non hanno né le strutture né le conoscenze tecniche per sfruttarlo, così diventano campi di battaglia per le grandi potenze che vogliono controllare questa risorsa. L’attuale governo boliviano con a capo Luis Arce (eletto a ottobre 2020) sta pensando di creare un’industria nazionale del litio ma questo necessita un partner che conceda sia il capitale che l’attrezzatura per l’estrazione (il Paese che risulta più vicino a questo accordo con la Bolivia è la Cina), inoltre è necessario un processo che rispetti l’ambiente e non impoverisca la popolazione. Rivas spera che il governo boliviano riesca a collaborare con la popolazione per portare a termine questo ambizioso progetto.

Riguardo alle due domande sull’attualità del Cile, Rivas affronta l’argomento partendo dal fatto che le proteste iniziate a ottobre 2019, hanno determinato la situazione politica cilena attuale e il referendum per il cambiamento della costituzione introdotta durante la dittatura di Pinochet e tutt’ora in vigore è stato ampiamente approvato col 78% e il 79% della popolazione vuole addirittura che i membri dell’Assemblea Costituente siano tutti eletti ex-novo, anziché al 50% come proposto dal governo e questo dato è importantissimo perché indica una rottura fra la classe dirigente politica e il Paese. Le problematiche sono molteplici le candidature devono essere inoltrate entro l’11 gennaio e per poterlo fare esistono due sole alternative: o si viene presentati da un partito già presente nel Parlamento oppure si deve esibire un certo numero di firme così alto (120.000) che rendono difficili le candidature esterne. Rivas continua spiegando che l’Assemblea Costituente che sarà eletta ad aprile avrà una struttura politica molto simile all’attuale parlamento ma con due cambiamenti essenziali: un 10% dei parlamentari saranno indigeni e il 50% sarà composto da donne (è molto improbabile che venga approvata la seconda misura anche se la presenza delle donne è molto importate).

Rivas infine spiega quali sono alcune delle cause del malessere sociale provocate da 40 anni di politiche liberiste introdotte da Pinochet e mai smantellate anche dopo il ritorno alla democrazia 30 anni fa. In Cile i prezzi sono molti più bassi che in Italia ma il salario medio spesso e volentieri non arriva a 400€ e stiamo parlando di un Paese con Pil pro capite medio più alto del Portogallo (il paese è ricco ma i cileni sono poveri). Altro aspetto che necessita di un cambiamento è il sistema previdenziale privato, che deve essere trasformato in pubblico con vantaggi economici sia per la popolazione che per lo Stato. In Cile l’attuale presidente è Sebastian Pinera, non benvoluto dalla popolazione, infatti è sostenuto, secondo i sondaggi, solo dal 7%. Rivas comunque difende la legittimità dell’attuale presidente facendo notare che non ci sono stati brogli elettorali e che anche se ci sono stati movimenti di denaro sospetti non esiste alcuna prova giuridica di furto, pertanto non sussistono le condizioni per la rimozione come richiedono i manifestanti.

Rivas afferma infine che dobbiamo riuscire a cambiare ma stavolta sul serio, è impressionato dalla costante lotta dei cileni contro gli oppressori e crede che avremo grandi sorprese su questo fronte; è infine fiducioso che il sogno di un governo democratico possa finalmente realizzarsi nel suo paese di origine. Con queste parole di speranza termina l’intervista a Rodrigo Rivas, persona di grande cultura che si è resa disponibile facendo riflettere profondamente tutti gli studenti sul caso cileno e sull’America Latina.


[1]https://liceoberchet.edu.it/ricerche/geo5d_04/America_Centrale/messico/messico_dopoindipendenza_4liv.htm#:~:text=Per%20questo%20la%20chiamiamo%20la,Francia%20somme%20ingiuste%20ed%20esagerate.&text=Nel%201858%20fu%20eletto%20presidente,vittoria%20dei%20liberali%20fu%20.

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