protestare : <pro·te·stà·re> v.intr. e tr. Manifestare energicamente la propria disapprovazione o la propria opposizione, opporsi.
Scritto in diverse forme, questo è il significato della parola protestare che troviamo sui vocabolari. Quando sentiamo questa parola sorgono in noi delle idee positive o negative? Gli scenari che si aprono sono bui o luminosi?
Negli ultimi anni le proteste sono state viste, da buona parte parte della popolazione, come eventi negativi perché al loro interno sono spesso presenti persone che commettono atti vandalici, danneggiano e distruggono; come nel caso della protesta dei gilet gialli in Francia che, nata come manifestazione pacifica contro l’aumento dei prezzi del carburante e l’elevato costo della vita, ha visto arrivare a circa 3000 il numero dei feriti tra poliziotti e cittadini.
Su scala minore nella nostra città, in questi giorni, ci sono stati diversi movimenti studenteschi, alcuni dei quali associati anche a frange violente che hanno causato gravi danneggiamenti. A livello mediatico questi fatti negativi hanno messo in cattiva luce la totalità delle proteste al punto da far quasi dimenticare le valide motivazioni che gli studenti hanno portato avanti. D’altra parte una decina di facinorosi è in grado di creare scompiglio e finire sui giornali molto più facilmente di quanto riescano ad attirare l’attenzione migliaia di persone che manifestano pacificamente.
Ma perché nascono le proteste? Le proteste, come si trova scritto sul vocabolario, sono l’espressione di un’opposizione a idee, azioni o decisioni prese o fatte da altre persone; in poche parole si hanno proteste quando qualcuno si trova a essere in disaccordo con qualcun altro.![]()
Le proteste si possono classificare in vari modi: violente o non violente, efficaci o non efficaci. Alcuni tra gli organizzatori di quelle non violente ed efficaci sono ricordati come persone tra le più eccezionali dell’umanità, come ad esempio il Mahatma Gandhi, Martin Luter King (nella foto qui a destra, insieme a Rosa Parks) o Nelson Mandela. Osservando il loro operato percepiamo una forma di giustizia, dato che le proteste riguardavano l’uguaglianza tra gli uomini e i diritti dei più deboli. All’estremo opposto troviamo le proteste violente come ad esempio la rivolta siriana, nata sull’onda delle primavere arabe allo scopo di ottenere maggiori libertà per le popolazioni ma poi sfociata in una sanguinosissima guerra civile non ancora conclusa a distanza di diversi anni.
E’ sempre difficile prevedere gli esiti di una protesta ma protestare è, in molti casi, fondamentale per vedere riconosciuti o difendere diritti fondamentali; ciò che conta è avere ben chiaro quale obiettivo si vuole raggiungere e isolare le frange più violente.
A cavallo degli anni ’30 e ’40 in Europa non ci fu una protesta organizzata contro i governi nazisti e fascisti dell’epoca; e oggigiorno, celebrando il Giorno della Memoria, vengono ricordate le conseguenze di tale mancata protesta che avrebbe dovuto essere generalizzata, organizzata e duratura.

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