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Cnosso fra realtà storica e intervento dell’uomo

6 Settembre 2017 by admin_rapsodia 1 commento

Visitando l’isola di Creta non si può non passare per l’antichissimo sito minoico di Cnosso, sede del palazzo reale che fungeva non solo da dimora per il re e per i più alti funzionari, ma anche da luogo sacro e da magazzino per conservare buona parte degli approvvigionamenti del popolo cretese.

Il sito si trova a circa sei chilometri da Heraklion, maggior centro abitato nonché capitale dell’isola, e a cinque dal mare, rendendo il sito abbastanza isolato rispetto al caos cittadino e al continuo viavai di turisti. Questa posizione era considerata in passato di vitale importanza: essendo situato sul pendio di una collina, il palazzo godeva di un’ottima visuale che gli consentiva di prevenire eventuali attacchi nemici sia dal mare che dall’entroterra, anche se la totale assenza di mura difensive lascia presupporre l’egemonia di Creta sul mar Egeo.

La vicinanza al mare fu determinante per il rapido sviluppo della civiltà minoica; i cretesi erano i migliori navigatori dell’epoca e commerciavano oli, spezie e materiali preziosi sulle coste europee e nordafricane. Fu proprio questa “talassocrazia”a renderli i padroni incontrastati del Mediterraneo per moltissimi anni.

Il palazzo di Cnosso era un capolavoro di maestosità e bellezza per l’epoca: conteneva oltre 1300 stanze ornate da splendidi mosaici e arredate con molta accuratezza; aveva una pianta talmente articolata e complessa che molti storici ed esperti tutt’oggi pensano che il celeberrimo labirinto del Minotauro costruito da Dedalo, sia in realtà il palazzo stesso. Ma la vera bellezza del palazzo risiedeva nei numerosissimi affreschi che ne ornavano le pareti e che si ispiravano al mondo vegetale e animale o ritraevano momenti di vita quotidiana come scene di caccia, di danza, banchetti o alcune prove di forza necessarie per accedere all’età adulta come la “taurocatapsia”, rituale che consiste nell’effettuare un salto acrobatico sopra un toro.

Oggi questi affreschi non si trovano più nel palazzo, bensì nel Museo Archeologico di Heraklion, dove vengono conservati insieme ad altre migliaia di oggetti rinvenuti nei pressi dei vari siti archeologici presenti sull’isola.

Nonostante la suggestiva bellezza del sito di Cnosso, la storia millenaria del palazzo minoico è forse stata un po’ troppo alterata dall’intervento dell’uomo.

L’archeologo che effettuò gli scavi all’inizio del Novecento, Sir Arthur Evans, ritenendo che i monumenti avessero bisogno di restauro, operò una sorta di “ricostruzione”, sostituendo ad esempio le colonne che originariamente erano in legno, con copie in cemento armato, materiale estraneo all’architettura minoica e dipingendole di rosso e nero per cercare di dare un’idea di come potesse essere l’aspetto originale; tutti gli affreschi furono sostituiti da copie collocate dove originariamente erano stati dipinti.

Questo “riadattamento”, agli occhi di uno studente “classicista”, abituato ad immergersi quotidianamente in quel mondo storico-mitologico e a fantasticarne, aggirandosi e spesso perdendosi nei labirinti di qualche traduzione, appare abbastanza deludente perchè priva il sito di gran parte di quel fascino che indubbiamente sprigiona dalle rovine della prima civiltà mediterranea.

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Archiviato in:Attualità, Progetto ContemporaneaMente

Commenti

  1. Antonella Soldani dice

    22 Settembre 2017 alle 13:39

    Interessanti riflessioni. Vero è che al tempo di Evans l’archeologia era molto meno scientifica di adesso… L’articolo mi è comunque piaciuto molto, complimenti.

    Rispondi

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