Negli ultimi giorni di gennaio 2026 è iniziato a circolare un sondaggio anonimo in cui veniva richiesto di “denunciare” i professori di sinistra e la loro eventuale “propaganda politica” durante le lezioni. L’indagine portata avanti da Azione Studentesca, associazione giovanile di destra affiliata a Fratelli D’Italia, che ricorda in modo inquietante le liste di proscrizione del Fascismo, non ha tanto come fine la caccia alla propaganda, finalizzata a influenzare l’opinione altrui verso un obiettivo ben preciso e che va criticata indipendentemente dal colore, quanto a individuare chiunque la pensi diversamente.
L’evento, a dir poco inappropriato, non è passato inosservato: i docenti di tutta Italia, infatti, l’hanno presto denunciato pubblicamente. Qui a Pisa il 5 febbraio è avvenuta in via Benedetto Croce una rimostranza organizzata da alcuni professori del Liceo Dini a cui hanno aderito anche colleghi dell’ITE: ciascuno con il proprio cartello, gli insegnanti si sono pubblicamente autodenunciati come di sinistra, dando voce alla loro disapprovazione.
La nostra Costituzione prevede per ciascun docente imparzialità (art. 97). Il docente “imparziale”, però, non è quello che non parla di politica, perché la scuola è anche questo. All’interno di una classe è impossibile e forse inutile essere costantemente apolitici, il confronto e lo scambio di idee tra insegnanti e alunni è fondamentale, a patto che nessuna delle due parti tenti di imporsi sull’altra.
La scuola, luogo di formazione e istruzione dei giovani, ha l’obbligo di tenere questi ultimi al corrente di ciò che accade nel mondo oggi come di ciò che è accaduto ieri: gli studenti devono poter entrare in contatto con realtà, opinioni e verità diverse in modo da poter sviluppare una propria idea e un pensiero critico. I professori non hanno solamente il compito di impartire nozioni, ma anche e soprattutto quello di guidare i loro studenti attraverso il mondo reale, senza silenzi volontari o imposti. Come può avvenire ciò se viene cancellata un’intera fazione politica? Non è attraverso la denuncia pubblica che si garantisce la pluralità di ideali, bensì attraverso il riconoscimento di essi.
Inoltre, da parte degli studenti è solitamente apprezzato che un professore palesi la propria opinione: ai nostri occhi, questo rende l’adulto più vicino a noi, qualcuno con cui imparare ma anche eventualmente discutere e confrontarsi senza timore.
Il nostro Paese garantisce la libertà di insegnamento ai docenti (art. 33 della Costituzione), che hanno il diritto di avvalersene senza temere alcuna ripercussione.
Margherita Minelli (classe 4C – liceo classico)

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