Un manuale da tenere sempre a portata di mano, agile e pratico, pieno di informazioni e spunti utili per scrivere bene in italiano. Perché chiunque può trovarsi in difficoltà nel redigere un testo, sia esso un semplice tema che la tesina per la maturità (o addirittura la laurea). La paura di essere banali, poco efficaci o, ancor peggio, di infilare tra le righe un clamoroso errore grammaticale può infatti coglierci in qualsiasi momento.
Basta infatti rispondere alle domande del velocissimo test che si trova all’inizio del libro Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi) per rendersi conto che l’italiano è una lingua complessa e difficile, spesso addirittura insidiosa. Per fortuna – si legge nel manuale – “non sapere tutto è naturale; la differenza tra la persona che tiene alla propria cultura e chi non se ne cura sta nel fatto che la prima, in caso di dubbio, andrà a verificare se le sue conoscenze sono corrette o errate”.
Ecco allora cosa troveremo in questa guida pratica alla scrittura. Si parte dai “ferri del mestiere”, una lista di fonti, cartacee e digitali, a cui ricorrere in caso di necessità; in seguito, si analizza la struttura del lessico italiano, per imparare a usarlo con maggiore consapevolezza. Si discute del concetto di norma in ambito linguistico per passare poi, attraverso un capitolo sull’ortografia, uno sulla punteggiatura e uno sulla costruzione del testo, alla pratica: dalla lettura consapevole alle tecniche per prendere appunti alla parafrasi e sintesi di più testi, per finire con la stesura del testo e la sua revisione.
L’autrice di questo manuale, la professoressa Vera Gheno è una sociolinguista, insegna presso l’università di Firenze (Laboratorio di italiano scritto) e l’università per stranieri di Siena (Laboratorio di informatica) e collabora da molti anni con l’Accademia della Crusca. Per saperne di più sul libro e sulla sua professione le abbiamo rivolto alcune domande. Ecco le sue risposte:
Innanzitutto, chi sono i grammarnazi?
Un grammarnazi è una persona che è troppo rigida nei confronti delle regole linguistiche; soprattutto, ama fare sfoggio di tale rigidità rimbrottando sempre e comunque, preferibilmente pubblicamente, tutto e tutti, spesso anche a sproposito. L’aggravante è che è una persona vittima di un tale pregiudizio cognitivo (“Me l’ha detto la mia maestra XX anni fa”) che non accetta nemmeno l’idea che la norma, per esempio, possa essere cambiata da quando frequentava le elementari, o che esistano ambiti linguistici diversi, per cui potrebbe pure essere che in alcuni di questi ciò che lui giudica un errore non lo sia. Esempio: “se lo sapevo non venivo” è sicuramente uno sbaglio in un tema (invece di “se lo avessi saputo non sarei venuto”), ma va benissimo in una conversazione informale o su Whatsapp.
Una notazione storica: il termine nasce in inglese (per cui è grammar-nazi, non *nazi-grammar), e forse per un inglese il richiamo al nazismo è meno evidente. So che alcuni ritengono il termine offensivo nei confronti del nazismo, ma a oggi non ne ho trovato un altro similmente espressivo. Secondo me è importante ricordarsi che “grammarnazi” non è un complimento, ma un’offesa. Una persona attenta all’uso della propria lingua non dovrebbe mai autodefinirsi così.
Scrivere bene e in maniera grammaticalmente corretta è importante: quali sono i “ferri del mestiere” ai quali ricorrere in caso di necessità?
Beh, la mia cassetta degli attrezzi include il dizionario (es. www.dizionario.internazionale.it), il Dizionario di Ortografia e Pronunzia (www.dizionario.rai.it), una grammatica cartacea, come quella del Serianni, e un po’ di risorse online per risolvere dubbi linguistici (dubbi che tutti hanno, nessuno escluso! Io ovviamente consulto il sito web della Crusca, in particolare la sezione di Consulenza, http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte, ma poi controllo anche Treccani, http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/domande_e_risposte/grammatica/lista.jsp, per fare solo due esempi. L’importante è ricordare che è normale avere dubbi (è strano non averli), che nessuno può sapere tutto; sarebbe da sciocchi andare su Yahoo Answers o simili per chiedere lumi su una questione linguistica, quando esistono tante fonti valide, serie e affidabili.
Lo scorso febbraio 600 professori universitari hanno scritto al ministro dell’Istruzione e al Parlamento per denunciare il fatto che molti studenti universitari hanno “lacune grammaticali da bambini di terza elementare”. Quali sono i motivi alla base di questo fenomeno?
Credo che se avessimo la certezza sulle cause di queste lacune, sarebbe facile intervenire. Alcuni motivi potrebbero essere: un generale allontanamento dalla lettura “distesa”, riflessiva, ben diversa dal consumo di “ipotesti” (come li chiama la linguista Elena Pistolesi) che avviene in rete. La lettura di libri è una delle poche cose che aiuta, secondo me, a capire davvero i testi e anche a scrivere meglio. Poi altre cose: l’aumento di contesti di scrittura informali, in cui in fondo è abbastanza indifferente come una persona scriva (Naomi Baron, linguista americana, lo chiama whateverismo linguistico, ossia una sorta di menefreghismo per la forma, come se valesse solo la sostanza del messaggio), mentre raramente dobbiamo scrivere testi formali e complessi; una vita sempre più frenetica, nella quale l’ortografia finisce per essere quasi un’irrilevante scocciatura (opinione che, ovviamente, non condivido). Molti parlano di lacune già alla scuola dell’obbligo, ma francamente io non sono molto d’accordo. La scrittura va esercitata costantemente. La scuola dà le basi, ma il prosieguo è anche responsabilità dell’individuo. Insomma, forse dobbiamo tutti fare qualcosa, invece di lamentarsi! 🙂
Lei si occupa della pagina Twitter dell’Accademia della Crusca: in che modo i social media (e più in generale internet) hanno modificato la lingua italiana?
Ogni mezzo di comunicazione di massa ha modificato e modifica la lingua: è naturale che una lingua si adatti ai nuovi contesti nei quali viene impiegata. L’italiano dei social ha delle caratteristiche comuni, come una generale tendenza alla brevità e frammentarietà e anche a usare certe caratteristiche comunicative che siamo abituati a sentire nel parlato, ma che nello scritto sembrano strane (tipo la semplificazione del sistema verbale e pronominale, il presente pro futuro, l’indicativo invece del congiuntivo, la frasce scissa ecc.), e questo crea sompensi a molte persone. Poi, chiaramente, ci sono tutti i vezzi tipici dei contesti social, come le k o le scritture veloci, ecc. Ma la cosa forse più importante è ricordare che non sono i social a “creare problemi” all’italiano, e non sono loro a “corromperlo”, come alcuni amano dire; semplicemente, i social fanno vedere delle tendenze e delle criticità linguistiche che sono diffuse in generale, nella società, ben prima e al di fuori dei social network. Mai prima d’ora erano state così evidenti, sotto gli occhi di tutti, nero su bianco. Tanto per parafrasare Eco, gli “imbecilli” (in questo caso potremmo dire “incolti”) non li crea la rete: la rete li ha solo resi più visiblili. Tullio De Mauro diceva: il problema non è l’italiano, ma gli italiani…
Oggigiorno sempre più laureati in materie letterarie si rivolgono a professioni legate alla scrittura online. Anche noi studenti del liceo classico di Pisa abbiamo deciso di cimentarci in un laboratorio di giornalismo online: potrebbe offrirci qualche consiglio?
– Imparare a cercare fonti primarie di qualità e non accontentarsi di fonti secondarie
– Resistere alla tentazione di “fare lo scoop”: a tale proposito vi consiglio di guardare la serie TV di qualche anno fa “The Newsroom”
– Dividere sempre fatti e opinioni
– Non scimmiottare lo stile giornalistico ma tendere a uno stile linguisticamente corretto, asciutto, privo di barocchismi e libero da modi di dire abusati (es. “il muro di gomma dell’omertà” o “strage del sabato sera”)
– Curare il contenuto e la forma, in maniera armonica
– Rileggere sempre, sempre, quanto si è scritto, e pubblicare solo cose della cui qualità e veridicità si è certi
– In generale, alla base di una buona scrittura, di qualsiasi genere, ci sono salde competenze linguistiche. Quindi… studiare e porsi tanti, tanti dubbi.
– Infine mai perdere la pazienza con chi manifesta dissenso, anche in maniera scomposta. Imparare a disputare “felicemente”, come suggerisce questo libro che consiglio di leggere (con un goccio di autopromozione: ne ho scritto l’introduzione 😉 https://www.amazon.it/dp/8876676414
LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO SU YOUTUBE
VERA GHENO: SCRIVERE BENE AI TEMPI DEL WEB
https://www.youtube.com/watch?v=UoAscVLaNtI
TEST ITALIANO
Chi abbia voglia di cimentarsi nel test di italiano proposto dalla Dott.ssa Gheno nel suo libro, può farlo al seguente indirizzo: https://itascritto2016.files.wordpress.com/2016/09/esercitazione-firenze-2016-0.pdf
LA SCHEDA DEL LIBRO
Autore: Vera Gheno
Titolo: Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi)
Editore: Cesati
Collana: Pillole. Linguistica
Anno edizione: 2016
Pagine: 146 p., Brossura
ISBN-10: 8876676007
ISBN-13: 978-8876676000

Lascia un commento