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Le radici della crisi tra Est e Ovest: l’analisi del prof. Francesco Dall’Aglio

2 Giugno 2026 by admin_rapsodia Lascia un commento

Il blocco sovietico non è mai stato un insieme monolitico e le radici delle tensioni geopolitiche e sociali che attraversano l’Europa orientale oggi affondano nelle diverse ‘vie nazionali’ sviluppate a partire dagli anni ’60. Come evidenziato dal Prof. Francesco Dall’Aglio, l’area ex socialista ha vissuto traiettorie interne profondamente differenti. Se Paesi come Romania e Bulgaria erano saldamente integrati nel Patto di Varsavia, per Albania e Jugoslavia il discorso è completamente diverso, poiché nessuna delle due vi faceva parte. La Jugoslavia aveva sviluppato una forma mista caratterizzata da significative aperture al mercato libero, mentre l’Albania manteneva un controllo dello Stato ancora più rigido, quasi totalmente imperniato sulla figura del leader. Non era affatto la stessa cosa vivere in Polonia o in Romania: in alcuni Stati il controllo dei vertici era diventato un potere puramente personale.


Il vero punto di svolta risiede nelle modalità con cui è avvenuto il collasso dell’Unione Sovietica. Quando l’URSS si è dissolta, le élite precedenti non sono state affatto eliminate, ma si sono riciclate. Durante una transizione economica brusca e non pianificata, la cosiddetta ‘nomenclatura’ — ovvero i vertici del partito e i figli dei dirigenti — si è appropriata in modo poco trasparente delle grandi aziende di Stato. In Russia questo meccanismo ha dato vita alla nascita degli oligarchi, ma una chiara continuità di potere si riscontra in tutto lo spazio post-sovietico. Basti pensare all’Azerbaigian, dove il presidente attuale è il figlio del vecchio capo del Partito Comunista, o all’Estonia, con la figura di Kaja Kallas, figlia di un ex ministro della Repubblica Socialista Estone.

Questa transizione opaca ha lasciato profonde ferite sociali. Il giudizio sul passato dipende molto dalle esperienze personali: il sistema socialista non garantiva il pluralismo politico, ma offriva una rete di sicurezze fondamentali come istruzione, sanità e casa. Quando queste tutele sono venute meno negli anni ’90, per milioni di persone si è consumato un vero e proprio dramma. Molti rimpiangono oggi quella protezione sociale e, sebbene entri in gioco un fattore anagrafico legato alla giovinezza, resta il dato di fatto che per le fasce più deboli, specialmente fuori dalle grandi capitali, il passaggio al capitalismo è stato profondamente traumatico.

Sul piano internazionale, l’attuale conflitto in Ucraina trova la sua reale spiegazione nella sicurezza strategica piuttosto che in semplici rivendicazioni territoriali. Quando il Patto di Varsavia si è sciolto, la NATO è rimasta in vita e ha iniziato ad allargarsi verso Oriente. Nel 1990, durante i negoziati per l’unificazione tedesca, erano state fornite garanzie diplomatiche sulla non-espansione della NATO a Est. Al contrario, dal 1999 sono entrati nell’Alleanza Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia, seguiti nel 2004 dai Paesi Baltici. La rottura definitiva è giunta nel 2008, quando il presidente Bush ha offerto la prospettiva di ingresso a Ucraina e Georgia. Per la Russia, l’Ucraina rappresenta un vero e proprio ‘cuneo’ geografico: l’installazione di basi NATO in quel territorio genera una percezione di insicurezza militare e vulnerabilità insostenibile per Mosca.

L’espansione della NATO comporta inoltre un rilevante risvolto economico e commerciale. L’ingresso nell’Alleanza Atlantica impone la standardizzazione degli eserciti ai parametri tecnologici e militari statunitensi. Questo meccanismo favorisce direttamente gli Stati Uniti, in quanto i nuovi membri sono costretti ad acquistare armamenti spesso prodotti proprio dalle aziende americane. Il definitivo logoramento dei rapporti si è verificato con la questione dei missili installati in Polonia e Romania. Se gli USA giustificavano tali postazioni in chiave anti-iraniana, la Russia replicava che geograficamente una simile spiegazione non avesse senso. Questa specifica rottura sulla presenza militare a ridosso dei confini russi costituisce la base dell’attuale escalation.

Taccini Vittoria (classe 2A AFM – ITE)
Attività del Progetto Contemporanea..mente

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