1962
Regia di David Lean
Sceneggiatura di Michael Wilson e Robert Bolt
INTRODUZIONE
Molti mesi fa, durante lo studio e l’approfondimento del colonialismo europeo in Medio Oriente, il professore di Geografia, Andrea Vento, consigliò alla classe la visione della pellicola “Lawrence D’Arabia” o “Lawrence of Arabia”, in lingua originale.
Il film ci venne presentato come una rivisitazione estremamente accurata delle imprese che portarono gli arabi e gli inglesi a sconfiggere l’impero ottomano.
Per mesi ho ignorato il consiglio, ma dall’inizio del 2026 sono diventato un grande appassionato di cinema quando scoprii che questo film era considerato uno dei più grandi capolavori portanti della storia della settima arte e mi decisi a guardarlo, anche con l’obiettivo di trarne riflessioni da scrivere in questo testo.
Parlerò di come questo capolavoro sia riuscito a farmi riflettere maggiormente sull’origine storica dei conflitti che si verificano in Medio Oriente ma che ormai hanno riflessi sul mondo intero.
TRAMA
Thomas Edward Lawrence, interpretato da Peter O’Toole, è un tenente-colonnello britannico con una personalità scherzosa, determinata e curiosa.
Egli è profondamente innamorato del deserto poiché, a sua detta, è estremamente “pulito”.
Lawrence è dotato di un’impressionante intelligenza, conoscenza e sensibilità, anche verso individui che non ha mai incontrato.
Considerato dall’Intelligence inglese, situata al Cairo, un uomo estremamente capace, riceve l’incarico di assistere le tribù arabe nella guerra contro l’impero ottomano, guidato dai turchi, che da secoli sottomettono grandissima parte del Medio Oriente.
Presto Lawrence si affezionerà alle popolazioni che abitano il vasto deserto arabo, riuscendo ad ambientarsi perfettamente abbracciando le tradizioni delle tribù che lo affiancheranno e mostrandosi come ponte di dialogo tra tribù avverse fra loro, grazie alla sua neutralità religiosa e alla sua grande capacità di convinzione.
Il film mostrerà un susseguirsi di imprese eroiche e leggendarie da parte del protagonista, fondamentali per la caduta dell’impero ottomano.
GLI INTERESSI EUROPEI IN MEDIO ORIENTE
Il lungometraggio è fortemente accurato rispetto ai reali accadimenti, con lo scopo di accentuare la bramosia di soldi e di successo che hanno contrassegnato il secondo decennio del 20esimo secolo.
Nel 1915, in piena Prima Guerra Mondiale, gli inglesi decidono di collaborare con gli arabi, convincendo al sostegno al-Husayn ibn Ali, lo Sceriffo della Mecca, di stirpe Hashemita.
Egli accetta a seguito dell’offerta da parte degli inglesi riguardante la fondazione di uno stato arabo unitario, guidato dalla famiglia Hashemita, in caso di vittoria contro i turco-ottomani.
Nel film, però, lo sceriffo della Mecca viene solamente nominato, mentre il leader che rappresenta il popolo arabo è suo figlio, Fayṣal ibn al-Ḥusayn, detto il principe Faysal, interpretato da Alec Guinness.
Come citato nel paragrafo dedicato alla trama, nel 1916 Lawrence arriva nella penisola arabica e affiancherà Faysal per lunghi mesi affinché si ottenga il risultato desiderato e gli arabi si liberino dal controllo ottomano.
L’ACCORDO SYKES-PICOT
Come raccontato nel film, per tre lunghi mesi Lawrence D’Arabia, anche nominato Aurens dai suoi ormai amici arabi, riesce a conquistare la città costiera di Aqaba sul mar Rosso, essa era ritenuta inarrivabile poiché provvista di cannoni puntati sul mare, ma che Lawrence decide di eludere intraprendendo un arduo e lungo percorso via terra.
Dopo aver condotto le forze militari di Faysal ad Aqaba, con il supporto della tribù beduina con a capo Awda Abu Tayi, Lawrence torna al Cairo, città sede dell’Intelligence Inglese per il Medio Oriente.
Ad attenderlo però vi è una terribile notizia.
Nel corso del 1916 il funzionario inglese Sykes stipulò un accordo con l’omologo francese Picot, il loro accordo prevedeva la spartizione del Medio Oriente fra le due potenze coloniali dopo la vittoria della Prima Guerra Mondiale e lo smembramento dell’impero Ottomano (carta 1).
Lawrence si sente tradito da chi lo aveva scelto per intraprendere questa impresa, ma presto capirà che l’unico ad averlo tradito è sé stesso, diventato talmente ingenuo da non aspettarsi secondi fini dalle potenze che muovevano i fili del conflitto.
Il protagonista si sente in grande conflitto tra la sua metà araba e quella britannica, ma decide comunque di condurre le truppe arabe a Damasco per conto degli inglesi.
Un ultimo atto di speranza porta Lawrence a occupare la città di Damasco con gli alleati arabi per preservare il sogno di rendere l’Arabia libera e indipendente. L’occupazione verrà sventata velocemente a causa della scarsa intesa e organizzazione delle tribù arabe.
Al termine della guerra mondiale il Medioriente verrà spartito dal Trattato di Sevres del 1920 tra le potenze coloniali come previsto dall’accordo.

Carta 1: l’assetto del Medio Oriente delineato dall’accordo Syks-Picot del 1916

Carta 2: la spartizione effettiva del Medio Oriente in base al Trattato di Sèvres (1920)
LAWRENCE: UNA FIGURA CONFLITTUALE
Il racconto riesce a raffigurare alla perfezione l’intera situazione Mediorientale dell’epoca facendo ruotare l’intera storia attorno al personaggio di Lawrence, riempiendolo di caratteristiche che riassumono tutte le potenze e fazioni coinvolte nel conflitto.
Il personaggio di Lawrence è considerato da molti un eroe completamente rispettabile, da altri un buffone, e da altri ancora un individuo che ha perso tutta la sua utilità ed eroismo riducendosi a un “cane” del governo inglese.
La verità è che il motivo per il quale il personaggio incita un così vario numero di opinioni contrastanti è che lui per primo si trovava in profondo conflitto con sé stesso
Egli era un sognatore, con principi eroici e con nessun desiderio di uccidere, ma molto presto si troverà a contraddire le sue scelte.
Lawrence era enormemente sicuro di sé, e questo lo portò a prendere varie situazioni sottogamba, portando anche a una dolorosa umiliazione da parte di alcuni soldati turchi.
Lawrence voleva il meglio per le popolazioni che aiutò, diventò una sorta di Messia di un popolo che lo venerava come unico punto di riferimento, ma non era dotato di abilità divine, e fu costretto a soccombere alle decisioni inglesi e francesi, che resero la sua ambizione un misero e subdolo pretesto di conquista.
IL CONFLITTO PERSISTE E L’ARTE È IL MIGLIOR MEZZO PER DIMOSTRARLO
Durante la visione del film non ho potuto far altro che notare come potesse sembrare attuale sotto ogni punto di vista, non solo a livello registico, sonoro e musicale, ma soprattutto a livello tematico.
Tutte le vicende di cui il film narra non sono altro che le radici degli immondi conflitti che ancora oggi affliggono il Medio Oriente.
Per quanto la sconfitta dell’impero ottomano abbia portato alla formazione di molti stati in Medio Oriente, è innegabile che l’avidità delle potenze europee abbia danneggiato irreparabilmente le popolazioni interessate perché non hanno raggiunto l’indipendenza che era stata loro promessa.
Ho trovato molto commovente una scena in particolare che riflette in maniera accurata, anche se involontaria ai tempi, la situazione palestinese.
In questa scena un accampamento del principe Faysal viene assaltato da un aereo che vola all’impazzata, pilotato dai turchi, chiaramente non abituati a simile tecnologia, l’aereo agisce completamente privo di ragione mentre al centro dell’accampamento svetta una bandiera palestinese, simbolo di una causa che sta molto a cuore al Principe Faysal.
Questa scena mostra la freddezza e la completa mancanza di sensibilità da parte degli oppressori nei confronti dell’oppresso, un’abitudine primitiva e malata che ancora oggi non ha trovato fine.
CONCLUSIONE
Prendo quest’ultimo spazio per elogiare il fantastico capolavoro che ho visionato probabilmente uno dei miei titoli cinematografici preferiti di sempre.
Un lungometraggio di 4 ore che, grazie alle sublimi capacità attoriali dei protagonisti del film, insieme a una fotografia superlativa e una colonna sonora che era in grado di riassumere interamente la grandezza emotiva del film, è riuscito a tenermi attaccato al televisore e farmi percepire la durata come se fosse di sole due ore.
Non oso immaginare quanto sforzo tutta la troupe abbia dedicato alla produzione del film, a partire dall’eccezionale gestione delle ambientazioni.
Infine, ringrazio il professor Vento per avermi consigliato questo film e spingo chiunque abbia 4 ore libere di assistere a un capolavoro che vi farà riflettere su delle situazioni che dovrebbero starci a cuore.
La pellicola è attualmente disponibile a noleggio o acquistabile su Prime Video.
Tommaso Dovico (classe 2A AFM – ITE)
Attività del progetto Contemporanea..mente

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