
Il 15 marzo è come molti sanno la giornata dedicata ai disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, ormai diffusissimi ai giorni nostri nei paesi più industrializzati.
Contrariamente a quanto si pensa, questa tipologia di disturbi non riguarda solo il corpo, anzi, è in comunione con la mente. Nella fattispecie, i disturbi alimentari sono le uniche patologie della psiche che
riguardano anche il corpo e perciò altamente mortali.
Ai giorni d’oggi, il rapporto con il proprio corpo non è per niente semplice, in una società che ci vuole prestanti, belli, in cui il famoso principio della “kalokagathia” sembra non essersi estinto, essere sé stessi nel proprio corpo è difficile e spesso l’unica cosa che vorremmo fare è sfuggirgli.
È difficile accettare un corpo che cambia in una società che ci vorrebbe sempre uguali come macchine, come se noi non fossimo fatti di sangue e carne ma di ingranaggi. Per questo motivo sempre più ragazzine e ragazzini, ma anche uomini e donne, si ammalano. Questo genere di patologia inoltre è molto
complesso, spesso in comorbilità con altre, perciò è necessario chiedere aiuto e farsi seguire da una équipe di professionisti con un approccio a 360 gradi.
Perché no, non basta mangiare o non mangiare per guarire da un disturbo alimentare, non basta prendere peso per guarire perché non si tratta di una malattia fisica. Il messaggio vuole essere chiaro:
chiedere aiuto è il primo passo perché se ne può uscire. Si, si può guarire, anche se all’inizio, sembra difficile crederlo.
Il fiore può fiorire e ritrovare, a suo tempo, la sua primavera.
Francesca Calò (classe 5A – liceo classico)

Poesia molto ben fatta, getta il lettore nella sensazione di disorientamento, di oppressione ma con una piccola luce subito al secondo verso (ma non appassito).
Trascina dentro una turbolenza difficile da spiegare.
La chiusa è un inno alla speranza e a non mollare, ma la poesia esprime già la sua potenza chiudendo qualche riga prima. Con “fiorire” che sa di alba e rinascita, che dona al lettore le gambe per andare oltre il dolore che lascia sulla pelle.
La poesia dedicata ad una tematica svolge il suo ruolo quando riesce a coinvolgere chi non è dentro quella problematica. Dopo aver letto questa poesia, devo dire che la sua costruzione ha funzionato, donando lacrime di dolore prima e di speranza poi. Quando i brividi sulla pelle corrono, allora il poeta ha raggiunto il suo scopo.