
Il 15 marzo è come molti sanno la giornata dedicata ai disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, ormai diffusissimi ai giorni nostri nei paesi più industrializzati.
Contrariamente a quanto si pensa, questa tipologia di disturbi non riguarda solo il corpo, anzi, è in comunione con la mente. Nella fattispecie, i disturbi alimentari sono le uniche patologie della psiche che
riguardano anche il corpo e perciò altamente mortali.
Ai giorni d’oggi, il rapporto con il proprio corpo non è per niente semplice, in una società che ci vuole prestanti, belli, in cui il famoso principio della “kalokagathia” sembra non essersi estinto, essere sé stessi nel proprio corpo è difficile e spesso l’unica cosa che vorremmo fare è sfuggirgli.
È difficile accettare un corpo che cambia in una società che ci vorrebbe sempre uguali come macchine, come se noi non fossimo fatti di sangue e carne ma di ingranaggi. Per questo motivo sempre più ragazzine e ragazzini, ma anche uomini e donne, si ammalano. Questo genere di patologia inoltre è molto
complesso, spesso in comorbilità con altre, perciò è necessario chiedere aiuto e farsi seguire da una équipe di professionisti con un approccio a 360 gradi.
Perché no, non basta mangiare o non mangiare per guarire da un disturbo alimentare, non basta prendere peso per guarire perché non si tratta di una malattia fisica. Il messaggio vuole essere chiaro:
chiedere aiuto è il primo passo perché se ne può uscire. Si, si può guarire, anche se all’inizio, sembra difficile crederlo.
Il fiore può fiorire e ritrovare, a suo tempo, la sua primavera.
Francesca Calò (classe 5A – liceo classico)

Lascia un commento