Georges Bataille, filosofo francese, teorizzava che in ogni società ci fosse un eccesso di produzione, spesso risultato dell’eccessiva energia dal sole. Nel suo testo “La Parte Maledetta” spiegò che questo eccesso, se non usato, poteva diventare tossico, e che perciò ogni società ha disposto riti per liberarsi di questa parte. Il rito più importante è il sacrificio: ciò che appare come irrazionale, il privarsi di risorse reali in nome di una superstizione, per Bataille nasconde un ragionamento profondo al suo interno, la necessità di ridurre la parte maledetta. Ma il sacrificio non è un atto puramente razionale: rappresentando il rifiuto della logica dell’accumulo, il sacrificio è l’abbraccio di un’unità con la natura che abbiamo perso diventando uomini.
Ma per Bataille questo antico modo di tenere in equilibrio l’esistenza è stato spezzato. Il capitalismo, come società della razionalità e della massimizzazione degli utili, è incapace di lasciare andare il proprio eccesso. Ma davvero non sprechiamo più? Oggi il sacrificio è stato sostituito dall’aprire il telefono e scrollare. “Guardo un po’ di reel e poi studio”, “vedo cosa c’è su tik tok e poi dormo”, “10 shorts e poi vado”: tutte queste azioni sono i nuovi sacrifici, i momenti in cui ci astraiamo nello spreco. Certo, si potrebbe rispondere che in questo sacrificio post-moderno non c’è connessione con la natura, non siamo collegati a qualcosa di esterno a noi. Ma viviamo in un’epoca in cui ciò che vediamo nei nostri telefoni ci sembra alieno, e l’introduzione di video generati con l’IA non fa che peggiorare questa sensazione. Scrollare è un impiego delle nostre energie completamente irrazionale, che ci connette con qualcosa di più profondo, il nuovo sostrato digitale della modernità. La violenza del sacrificio di buoi è sostituita dall’assopimento dei reel.
Ma una differenza c’è: mentre Bataille celebra l’atto trasgressivo, che viola la norma senza superarla, oggi noi scrollando su piattaforme da 100 miliardi non trasgrediamo niente. Forse scrollare significa partecipare a un nuovo sacrificio. O forse dovremmo abbracciare la razionalità, smettere di perdere tempo e disinstallare queste app.
Valerio D’Amato (classe 4B – liceo classico)

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