Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 hanno fatto molto discutere a causa delle posizioni prese dal C.I.O (organizzazione non governativa creata da Pierre di Coubertin nel 1894 per l’organizzazione dei giochi olimpici moderni) riguardo ad alcuni comitati nazionali: la questione in particolare ha riguardato Russia e Bielorussia, che avendo violato la carta olimpica per via dell’annessione illegale di alcuni C.N.O. ucraini, sono state espulse dall’evento (secondo la decisione presa nell’ottobre 2023 e confermata nel 2025).
Analizzando la questione in un quadro più ampio, ci chiediamo come possa essere stato permesso di partecipare ad Israele, che sta perpetrando una guerra ai danni di innumerevoli civili. La questione può facilmente essere giustificata dal fatto che il paese non ha formalmente commesso nessuna violazione della carta olimpica, a differenza della Russia, e mantiene quindi i suoi diritti di partecipazione.
Ma come ci si può fermare alla forma davanti ad una situazione non solo geopolitica ma anche civile così critica?
Nella preservazione dello spirito sportivo dell’evento questo si dichiara totalmente apolitico, bandendo ogni forma di contenuto fazioso o razziale. Eppure nel corso della storia delle Olimpiadi molte decisioni del C.I.O. riguardo ad espulsioni sono state prese secondo motivi geopolitici e non solo, incongrue rispetto alle norme regolamentate della Carta: esclusione dei paesi responsabili della prima e della seconda guerra mondiale nei rispettivi periodi, esclusione del Sudafrica (1964–1992) a causa della politica dell’apartheid, esclusione dell’Afganistan per la presenza del regine talebano (1999–2003). Considerando che la carta si basa sui principi del “ valore educativo del buon esempio e sul rispetto dei principi etici fondamentali universali” per “mettere ovunque lo sport al servizio dello sviluppo armonico dell’uomo, per favorire l’avvento di una società pacifica, impegnata a difendere la dignità umana”, il Comitato Olimpico Internazionale non avrebbe dovuto fermarsi alla forma per quanto riguarda Israele. Anzi, proprio nel portare avanti i principi stessi su cui si basano gli eventi olimpici, avrebbe dovuto essere condannato qualsiasi paese contraddica tali norme sociali e morali nella sua politica interna. D’altronde, in che modo ci si può stringere la mano negli stadi come se nulla fosse, mentre innumerevoli civili vengono vessati in nome delle stesse bandiere che magari sventolano tra i tifosi spensierati? E’ inutile spiegare come purtroppo fin quasi dalla loro fondazione le olimpiadi moderne siano state viste dalle potenze nazionali come un teatro per rafforzare il mito della loro potenza, e tutto ciò è sempre stato ed è ancora inaccettabile: per evitare questo il C.I.O. non deve prendere le decisioni con il paraocchi, bensì ragionare in modo consapevole sul fatto che le stragi e le morti, le vite portate via non sono una questione politica, ma morale e sociale. Ed è in nome delle vittime civili causate da paesi allo sbando che gli stessi dovrebbero essere espulsi dai giochi olimpici, dove il “ rispetto dei principi etici fondamentali universali” non dovrebbe essere messo in discussione.
Sveva Fascetti (classe 4A – liceo classico)

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