Divisi tra due mondi, sempre in corsa contro il tempo: questa è la situazione di noi studenti-atleti in Italia, che cerchiamo giornalmente di conciliare sport agonistico e scuola, spesso pagando un prezzo altissimo in termini di stress e salute mentale. In Italia allenamenti quotidiani, trasferte nel fine settimana, competizioni nazionali e internazionali si scontrano con un sistema scolastico fatto su misura per chi è “solo” studente. Le assenze vengono tollerate a fatica, le verifiche non aspettano, le interrogazioni si accumulano. Esistono programmi come il “Percorso studente- atleta” che però non viene accettato e riconosciuto da tutte le scuole. In molte realtà il supporto si riduce a qualche giustificazione o a un calendario leggermente più flessibile e a qualche parolina di incoraggiamento.
Troppo poco per chi vive giornate che iniziano all’alba per lo studio e finiscono a notte fonda in piscina, in pista o in campo per gli allenamenti. Il confronto con altri paesi è impietoso: negli Stati Uniti il sistema scolastico integra lo sport riconoscendolo come parte fondamentale del percorso formativo degli studenti, offrendo molte possibilità tra cui orari personalizzabili, borse di studio e strutture che permettono di allenarsi all’interno del campus. L’America è infatti la meta preferita per tutti quegli italiani che vogliono continuare il loro percorso sportivo anche all’università. Nel nord Europa, paesi come Francia, Germania e Regno Unito offrono programmi scolastici che permettono di non dover scegliere tra svolgere attività sportiva e studiare. In Spagna i centri di alto rendimento collaborano con le scuole per costruire percorsi su misura.
Mentre in altri paesi l’atleta non è visto come un problema da gestire, ma come una risorsa da valorizzare, in Italia noi ragazzi veniamo lasciati a noi stessi. L’unica cosa che chiediamo noi studenti-atleti è il riconoscimento che lo sport ad alto livello sia un impegno dal valore formativo tanto quanto lo studio. Da anni invece l’unica cosa che abbiamo è un Paese che celebra i suoi campioni sul podio, ma dimentica il percorso faticoso che li ha portati fin lì. A noi studenti-atleti resta solo la speranza di un futuro in cui potremo correre con il tempo, invece che contro il tempo, e in cui i professori non ci compatiranno ma ci aiuteranno veramente in questo percorso difficile già di per sé.
Ludovica Tavani (classe 3C – liceo classico)

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