Nella festiva notte tra il 31 dicembre 2025 e Capodanno, la strage di 40 giovani presso il locale “Constellation” ha colpito la cittadina svizzera di Crans-Montana nel cantone Vallese. La causa è stata l’incendio del soffitto causato da alcune candele scintillanti poste sul collo di alcune bottiglie di champagne, che sarebbe sfociato in un flashover, ovvero l’investimento rapido e violento di tutto l’edificio dalle fiamme. Ma l’evento, apparentemente sfortunato, trova parte della sua causa nell’assenza di estintori, nella presenza del doppio del massimo numero di clienti, della porta di sicurezza serrata e di un soffitto rivestito in schiuma infiammabile.
E l’indignazione si accresce ulteriormente quando a questi fattori aggiungiamo il comportamento decisamente discutibile di adulti come il DJ, ostinato nel continuare a riprodurre la musica nonostante l’incendio in corso, e la proprietaria del locale, ripresa mentre fugge con la cassa fra le braccia. Tuttavia si è rivolta ai giovani l’accusa di filmare la situazione invece di fuggire da essa, motivando questa reazione con l’eccessivo interesse per la popolarità che i giovani antepongono alla propria sicurezza.
A chiarire questo fatto sono stati gli psicologi Bruzzone e Lavenia, i quali hanno dichiarato che i giovani, non avendo la corteccia prefrontale sviluppata, non riescono ad avere una pronta reazione a situazioni complesse e pertanto restano in uno stato di paralisi emotiva detto freezing, poiché cercano di controllare le loro emozioni prendendo distanza della situazione attraverso lo schermo del cellulare, che al tempo stessi illude di star agendo per salvarsi.
Filmare non è dovuto a una dipendenza generazionale, quanto invece al tentativo immaturo e disperato degli adolescenti di sfuggire a un pericolo divenuto tragedia.
Ci troviamo dinanzi ad adulti che al posto di munire il locale delle necessarie disposizioni di sicurezza e aiutare i giovani in pericolo, si focalizzano sul profitto senza assumersi la responsabilità di chi usufruisce del loro servizio.
Questo comportamento immorale riflette una mentalità consumistica che affligge la nostra epoca e pone come unico suo scopo il massimo ricavo con la minore spesa possibile. E se gli adulti sono tanto irresponsabili da anteporre il guadagno alla sicurezza dei loro giovani clienti risulta impensabile perdonarli, come ha disperatamente richiesto tra le lacrime la proprietaria del locale, Jessica Maric.
Riccardo Nicoletti (classe 3D – liceo classico)

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