L’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane esiste fino dalla legislazione postunitaria, quando era facoltativo e previsto solo all’interno delle scuole elementari. Nel 1923, con la riforma della scuola, il primo governo fascista lo rese obbligatorio e, con il concordato del 1929, venne introdotta l’ora di religione cattolica anche nelle scuole medie e superiori.
Nelle modifiche concordatarie del 1984, quando la religione cattolica non fu più considerata religione di stato, la formula venne trasformata: la Repubblica Italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo avevano sempre fatto parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuò ad assicurare l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado, lasciando però la facoltà agli studenti di astenersi da tale insegnamento. La scelta di seguire o non seguire tali lezioni deve, anche oggi, essere comunicata all’inizio del ciclo di studi, ma può essere modificata prima dell’inizio dell’anno scolastico nei successivi al primo.
Come stabilito dalla riforma, in tutte le scuole italiane sono riservate lezioni settimanali facoltative per l’insegnamento della religione cattolica: un’ora e mezza per la materna; due ore per la primaria; un’ora per la secondaria di primo grado e di secondo grado.
L’attuale insegnamento della religione non si ferma però alla sola riflessione sulla religione cattolica. Mentre prima del 1984, nell’ora di religione, si insegnava soltanto il cattolicesimo, l’attenzione è stata successivamente rivolta anche a molte altre forme di religione, tra le quali l’ebraismo, il buddismo e l’islamismo. L’insegnamento della religione non deve essere sottovalutato proprio perché apre la mente alla conoscenza di culti diversi e, a volte, molto lontani dal mondo cattolico; spesso gli studenti decidono di non avvalersi dell’insegnamento della religione all’interno della scuola perché si considerano atei o non interessati a seguire le lezioni, ma non prendono in considerazione il fatto in tal modo si privano dell’opportunità di conoscere diverse culture religiose e che tale insegnamento non intenda affatto indurre i ragazzi a seguire soltanto il cattolicesimo.
Nella nostra scuola, per esempio, gli studenti trascorrono le ore di religione a discutere di argomenti di attualità assieme al professore Agostino Cerrai, il quale mostra spesso alla classe documenti, slide e file relativi all’argomento da trattare per poi lasciare che ogni studente esprima la propria opinione, confrontandola con quella degli altri.
La religione, quindi, è una materia che “non rispecchia il nome che porta”. In alcune scuole è, purtroppo, sottovalutata e gli stessi professori non mettono molto impegno nell’organizzare il programma ma non sempre è così! Nel nostro liceo, grazie al lavoro di insegnanti come il professor Cerrai e della partecipazione degli alunni, questa materia è interessante e affascinante, amata da qualunque ragazzo a prescindere dalla propria cultura religiosa e seguita anche da chi si professa ateo. Insomma, una materia che, se fatta bene, tutti dovrebbero seguire.
Anna Ghignola

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