Negli ultimi giorni è scoppiato il caso degli adesivi con l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma affissi dai tifosi della Lazio nella curva avversaria. A tale proposito, è bene ricordare anche un noto precedente che riguarda la curva della Lazio e in particolare gli Irriducibili tifosi della squadra biancoceleste.
Paolo Di Canio, ex attaccante cresciuto nelle giovanili della Lazio e in gioventù anche membro di questo gruppo ultras, è al suo primo derby contro la Roma dopo essere tornato nella società che lo aveva cresciuto, il 6 gennaio 2005. Dopo la vittoria per 3-1 sugli avversari storici, esulta sotto la propria curva facendo il saluto romano, una forma di saluto nota per essere stata utilizzata dal regime fascista italiano e dal regime nazista tedesco nella prima metà del Novecento. Il gesto di Di Canio provoca enormi contestazioni: la più evidente fu quella dei tifosi della Fiorentina che, nella partita successiva al derby, diedero del “fascista” al presidente della Lazio, Claudio Lotito; dopo questo fatto anche la FIFA si interessa alla vicenda, tentando di placare la polemica. E, sempre per abbassare i toni, nei giorni successivi Di Canio tenta di sminuire il suo gesto, dicendo che era “solo un’esultanza, senza significati politici”.

Dopo aver anche rimediato una multa di 10mila euro, il 4 dicembre 2005 Di Canio ripete lo stesso gesto contro il Siena, e subito la settimana dopo, contro il Livorno a casa degli amaranto: in questo caso si tratta di una vera e propria sfida diretta alla tifoseria avversaria, che è storicamente di sinistra. Anche alla partita successiva, contro la Juventus, Di Canio fa il saluto. Il caso riesplode: come anche la società, il giocatore è multato di nuovo e in più, in questo caso, viene squalificato per una giornata. La reiterazione del gesto porta Blatter, il presidente FIFA, a minacciare sanzioni durissime se Di Canio avesse continuato anche dopo la squalifica. Il giocatore, anche per le pressioni della società, precisa di nuovo che il suo gesto non ha un significato politico. Dopo la squalifica l’attaccante laziale non ripete il gesto, anche – se non soprattutto – per la minaccia degli sponsor di rescindere i propri contratti con la Lazio in caso contrario. Al termine di quella stagione Di Canio è ceduto a una squadra di Serie C, con la conseguente fine alla sua carriera.

Il caso Di Canio torna alle luci della ribalta lo scorso agosto: in un video promo per Sky Sport, l’ex laziale indossa una polo che mostrava il tatuaggio “Dux” sul braccio destro. Questa volta non sono stati gli sponsor, ma la potenza dei social (che nel 2005 non esistevano) a far prendere provvedimenti contro di lui: Sky lo sospende all’inizio dell’anno calcistico, poche ore prima della presentazione dei palinsesti, a cui naturalmente doveva partecipare anche Di Canio. Dopo una lettera di scuse alla comunità ebraica e una lunga intervista al Corriere, la tv a pagamento lo reintegra nel suo organico. Di quei tatuaggi il giocatore dice: “Non ho mai pensato di toglierli, sarebbe ipocrita, perché quei tatuaggi rappresentano il mio passato, compresi gli errori”.

Lascia un commento