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Il caso dei suprematisti: la condanna di Trump tarda ad arrivare

6 Settembre 2017 by admin_rapsodia Lascia un commento

Sabato 12 Agosto si è tenuta a Charottesville, piccola città universitaria della Virginia, un corteo di suprematisti bianchi e neonazisti americani che protestavano contro la rimozione dalla piazza principale della città della statua raffigurane Robert Lee, eroe confederato della Guerra di Secessione.

Un gruppo minore di antifascisti, studenti e persone comuni ha organizzato invece un contro-corteo per promuovere ideali come pace, uguaglianza e giustizia sociale. I suprematisti al grido di “white lives matter” (le vite dei bianchi contano), impugnando fiaccole, bandiere confederate e con la croce uncinata, sono entrati in contatto con  la folla dei contro-manifestanti dando vita a degli scontri; fortunatamente l’intervento dei numerosi agenti di polizia presenti sul territorio è stato tempestivo ed ha impedito che lo scontro degenerasse, ma nessuno avrebbe potuto prevedere quello che sarebbe successo pochi minuti più tardi quando un’auto lanciata alla massima velocità ha letteralmente travolto la folla, causando diversi feriti e uccidendo una giovane donna, Heather Heyer.

Alla guida dell’auto c’era  Alex Fields, ventenne residente nell’Ohio e militante nel gruppo filo-nazista Vanguard America, uno dei numerosi gruppi e associazioni in cui sono suddivisi i suprematisti bianchi, che possono “vantare” tra le loro fila anche il responsabile della strage di Oklahoma city del 19 Aprile 1995, nel quale persero la vita 168 persone.

Dopo i fatti di Charlottesville ogni personalità di spicco della scena politica americana ha condannato lo scontro e ha accusato i suprematisti di terrorismo e di minacciare la stabilità politica e sociale degli Usa, tranne il presidente D. Trump, che con un tweet ha accusato di “odio e fanatismo” entrambe le parti senza condannare esplicitamente la violenza commessa dai suprematisti. Ciò ha ovviamente scatenato una bufera di polemiche; i più stretti collaboratori di Trump hanno preso le distanze dal Presidente per questa sua discutibile presa di posizione e persino le più grandi aziende americane, che lo hanno aiutato a costruire il suo impero commerciale, si sono dissociati da Trump. Non tutti però gli hanno voltato le spalle: David Duke, ex capo della setta razzista del Ku Klux Klan, nonché personalità di spicco del suprematismo bianco, si è infatti congratulato con Trump per la sua presa di posizione. Ovviamente quest’ultimo fatto ha catapultato nell’occhio del ciclone il presidente degli Stati Uniti, che a questo punto si è visto costretto a rivedere le sue posizioni e in un discorso  alla Casa Bianca, giunto però con qualche giorno di ritardo, ha finalmente affermato che “il razzismo è male” .

I terribili fatti di Charlottesville non sono il primo caso di violenza e omicidio a sfondo razziale negli Stati Uniti e di certo non saranno nemmeno gli ultimi. Da sempre esistono piccoli gruppi che promuovono l’odio e la superiorità della razza bianca in tutti i paesi del mondo dove esistono problemi di integrazione razziale. Le persone dovrebbero imparare a vivere in armonia e in pace con gli altri perché, come disse Nelson Mandela “nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe sociale alla quale appartengono….. e se gli uomini possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare”.

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