L’Occupazione per la Palestina
Galilei occupato, Pacinotti occupato: queste scritte hanno avuto e continueranno ad avere un grande impatto nella nostra scuola, perciò è essenziale analizzare cosa è successo e quali saranno le conseguenze.
Per inquadrare l’occupazione bisogna tenere presente che è stata solo una parte di un movimento più ampio, che ha portato all’occupazione delle principali scuole di Pisa e di molti istituti in tutta Italia, come il Socrate di Roma, e molte università . Tra fine settembre e inizio ottobre sono avvenute le più grandi manifestazioni filo palestinesi nella storia del nostro paese, dove la parola d’ordine era di bloccare tutto per la Palestina. Gli studenti delle superiori hanno reso propria questa promessa, e così hanno usato lo strumento di lotta più forte a loro disposizione: l’occupazione. Per una settimana dalle scuole sono sventolate bandiere palestinesi e si sono tenute conferenze sul tema (la più approfondita è stata certamente quella di Lotta comunista), con la partecipazione di centinaia di studenti.
Nel nostro Istituto non si vedeva un’occupazione di successo da anni, ma ci sono precedenti. L’anno scorso il tentativo di occupazione del classico, motivato dai tagli ai fondi per l’istruzione, aveva generato un forte movimento per ottenere l’autogestione (vedi “Autogestione”, 1 febbraio 2025) , che alla fine raggiunse il suo obiettivo. Il tentativo di occupazione del Pacinotti invece aveva lasciato molti danni e tanta frustrazione tra gli studenti dell’ITE (Vedi “Occupazione o distruzione?”, 20 dicembre 2024). Se gli studenti non hanno perso questo appuntamento con la storia e hanno occupato in un momento così importante è a causa delle esperienze degli anni passati e delle loro lezioni; ma rimane molto da imparare. Al Pacinotti l’occupazione è stata fatta per ragioni politiche contestualizzate nel movimento filo-palestinese, ma la mancanza di un’organizzazione precedente all’occupazione ha portato problemi: innanzitutto la mancanza di attività informative, ma anche la circolazione di esterni e malintenzionati, che hanno provocato gravi danni. C’è stato certamente un cambiamento rispetto all’anno scorso, e forse questa presa di consapevolezza politica si manifesterà anche in forme diverse dall’occupazione.
L’occupazione ha sicuramente creato contrasti fra gli studenti e i professori. È stata presa la decisione di annullare ogni gita, motivata con una perdita di fiducia da parte dei professori verso gli studenti. La misura è stata duramente criticata dal collettivo del Galilei, che ha definito le critiche dei professori esagerate di fronte a un genocidio, (vedi il post del 29 ottobre sul profilo Instagram del collettivo) e dai Giovani Democratici di Pisa. Quel che è certo è che la frattura tra studenti e professori andrà in qualche modo risanata, visto che entrambi si trovano di fronte a nemici comuni come i tagli all’istruzione. L’occupazione è stato un momento forte per Galilei e Pacinotti, per studenti e professori. Ciò che sapremo imparare da questi eventi avrà impatto sul nostro modo di schierarci e di fare politica d’ora in poi.
Valerio D’Amato (classe 4B – liceo classico)
____________________________________________________________________
Occupazione: parla la Preside
Un membro della redazione del nostro giornale ha avuto un colloquio con la preside, che ha espresso la sua opinione sull’occupazione scolastica che ha interessato diversi istituti cittadini. Fin dall’inizio la preside ha ricordato come a Pisa le occupazioni siano una consuetudine radicata: “Sono una pratica collettiva che esiste da decenni, ma oggi non possono più essere considerate un metodo accettabile di protesta”. Pur riconoscendone il valore storico, la dirigente sottolinea che i tempi sono cambiati: “Negli anni ’70 e ’80 era tollerata come gesto politico, ma è sempre rimasta un atto illegale. Oggi non è più accettabile, perché provoca danni e limita la libertà di chi non vuole partecipare. Per me, e per la legge, resta una violazione del diritto altrui”. Sul tema delle votazioni tra studenti, la preside è chiara: “Negli anni ’70 si pensava che una votazione rendesse l’occupazione legittima, ma non si può votare qualcosa che la legge vieta. L’occupazione è un’interruzione di pubblico servizio e una negazione della libertà altrui”. Durante l’incontro la dirigente ha affrontato anche il tema dei danni materiali subiti dagli istituti: “Sono stati causati in parte da persone esterne – spiega –. Al liceo classico abbiamo avuto vetri rotti per circa 500-600 euro, mentre all’ITE Pacinotti i danni sono stati più gravi: furti di computer, un mixer nuovo, arredi e porte distrutti per un totale di circa 20.000 euro”. A seguito di questi episodi, il corpo docente si è mostrato compatto. “Il danno ha unito tutti gli insegnanti: nessuno può giustificare una protesta che provoca distruzione. Quello che divide, invece, è il metodo. Alcuni pensano che un’occupazione senza danni possa avere un valore simbolico, ma non è così: toglie la libertà a chi vuole semplicemente entrare a scuola per lavorare o studiare”. La preside conclude con una riflessione: “Il danno economico si ripara, ma ciò che si perde davvero è la libertà di vivere la scuola come luogo aperto, di tutti. E quella libertà non ha prezzo”.
Alberto Froli (classe 4E – liceo classico) – Beatrice Di Stefano (classe 4C – liceo classico)

Lascia un commento