È davvero il rosa il problema?
Nella vita di ogni bambina arriva prima o poi quella fase in cui si inizia a disprezzare il rosa e tutto ciò di questo colore, come vestiti e giochi.
Questo perchè dal secondo dopoguerra fino ad oggi, nonostante le recenti lotte, il rosa è stato sempre più associato al genere femminile nel bene e nel male: all’eleganza e alla presunta debolezza fisica, alla grazia e alla frivolezza, all’empatia e all’ipersensibilità emotiva.
Seppur inconsapevolmente le bambine di oggi, così come quelle di dieci e vent’anni fa, attraverso l’avversione per il colore rosa combattono fin da piccolissime gli stereotipi di genere rinnegando la propria appartenenza a dei canoni che le vorrebbero deboli, indifese, sempre pronte a vestire i panni delle principesse bisognose di un cavaliere. Nella società di oggi, alimentata dal maschilismo di ieri, è sempre più radicata nelle bambine la convinzione di dover rinunciare alla femminilità per essere considerate forti al pari dei loro amici.
Questa convinzione, ormai intrinseca nella mentalità contemporanea, è stata alimentata soprattutto dal fenomeno del pinkification, il processo con il quale le grandi aziende, così come i piccoli negozi locali, si sono sempre più concentrate nel proporre al compratore prodotti pensati per la popolazione femminile con un packaging rosa. Per capire a cosa si sta riferendo chi scrive, invito tutti voi a fermarvi un momento e a cercare di ricordare se, entrando in un qualche negozio di giocattoli, vi siate mai imbattuti in una scatola in cartone, di colore rosa shocking che facesse da confezione non ad una bambola bionda a sua volta vestita di rosa ma ad un’arma giocattolo, o a delle macchinine che non fossero pensate come veicoli per le Barbie.
Se è vero che ad alcune di noi tutt’oggi non piace questo colore, altre invece, con il passare degli anni, si sono rese conto che il problema non è mai stato il rosa ma tutto ciò che vi è dietro: la presunzione di chi, nonostante i tempi stiano cambiando, non accettano che non esistano né donne femminili fragili, né donne forti mascoline, ma semplicemente donne.
Nicole Schiavone (classe 5C – liceo classico)

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