Giovedì 20 febbraio si è concluso il Progetto Memoria, attività con iscrizione facoltativa organizzata dal liceo classico Galilei e dall’istituto tecnico Pacinotti in occasione della giornata della memoria del 27 gennaio; si è trattato di un ciclo di quattro incontri che ha previsto discussioni elaboratori inerenti al tema della Shoah e la visione del film candidato agli Oscar 2024, “La zona di interesse”.
Il progetto si è concluso con una uscita di una mattina al Museo storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema e una visita al Parco Nazionale della Pace, dove è collocato il monumento ossario per la commemorazione delle centinaia di innocenti uccisi nella tragica vicenda del 12 agosto 1944. Il progetto ha offerto agli studenti e ai professori un’occasione di riflessione sul tema della Shoah e delle violenze ingiustificate delle autorità nazi-fasciste. Occasione che può essere significativa per educare studenti e insegnanti, come è stato nel caso del Progetto Memoria, se le tematiche vengono trattate in modo adeguato.
Tuttavia questo articolo muove una critica verso alcune dinamiche che si presentano in molte scuole per affrontare gli approfondimenti relativi alle tragedie della seconda guerra mondiale: spesso a partire dai primi di gennaio si si sente già parlare dell’Olocausto, come se la singola giornata della memoria, senza togliere niente alla sua importanza, si estendesse per trenta giorni consecutivi. Durante l’anno scolastico, inoltre, viene ripresala questione della Shoah in ogni occasione ritenuta opportuna con l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi sull’argomento.
La giornata della memoria è una ricorrenza che non si può trascurare perché è necessario ricordare le ingiustizie subite dalla popolazione ebraica, per ricordare e onorare le vittime e affinché le generazioni successive imparino a convivere nonostante o grazie alle proprie diversità. Però è vero anche che trattando troppo spesso gli stessi argomenti i ragazzi vivono le attività come un mero obbligo scolastico, perciò non riescono ad attribuire ai drammatici avvenimenti degli anni ‘40 la dovuta importanza. Al contrario, invece, talvolta le stesse tematiche, specialmente nelle scuole superiori di secondo grado, sono trattate in modo superficiale assegnando all’argomento poche righe di un libro di testo da studiare come compito di educazione civica. In entrambi i casi l’argomento non viene affrontato con la dovuta attenzione e perciò non viene raggiunto l’effetto educativo sperato.
Maria Virginia Lanatà (classe 3E – liceo classico)

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