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La comunicazione studentesca in crisi: l’assemblea e le sue incertezze

1 Febbraio 2025 by admin_rapsodia Lascia un commento

Martedì 10 dicembre 2024, gli studenti e le studentesse del liceo classico di Pisa non entrano a scuola al suono della campanella. Il motivo? I rappresentanti degli studenti dell’Istituto esortano i compagni ad aspettare a entrare poiché stanno tentando di ottenere il permesso dalla Preside per un’assemblea straordinaria. Fin da subito qualcosa non torna: il gruppo whatsapp “comunicazioni del classico” diventa un mezzo per indirizzare la folla di studenti che fuori dai cancelli staziona sulla strada, ma stranamente non viene considerato utile al fine di informarli sulle motivazioni alla base di questa richiesta. Soltanto alle ore 7:56 arriva la comunicazione da parte dei rappresentanti di Istituto: “facciamo assemblea straordinaria, siete pregati di entrare dal cancello di via San Casciani”.

Potrebbe sembrare la fine di un episodio spiacevole, invece è solo l’inizio; appena il tempo di arrivare in cortile, sul retro della scuola, e cominciano a illuminarsi le schermate dei cellulari con un’imprevista comunicazione dal registro elettronico: molti alunni risultano indicati assenti alle lezioni. Come è possibile se l’assemblea è autorizzata? I promotori dell’assemblea dichiarano che si tratti dell’espressione di un’obiezione da parte di alcuni professori, contrari alla concessione della preside, e questo da una parte basta per acquietare i dubbi, ma dall’altra suscita lamentele contro il corpo docente.

La verità comincia a circolare soltanto in un secondo momento a partire dalle parole dette in via confidenziale da uno studente, figlio di un rappresentante dei genitori: l’assemblea autorizzata comincerà ufficialmente alle ore 11, quella di adesso è forzata e gli studenti stanno prendendo parte inconsapevolmente a un evento non autorizzato.

Molti alunni non ci stanno, c’è un clima di tensione, molti si sentono manipolati e lasciati all’oscuro, altri non sapendo le intenzioni di chi gestisce l’assemblea, che sembra starsi convertendo in occupazione, non sanno come organizzarsi per l’eventuale rientro a casa. Molti, fra cui chi scrive, decidono di abbandonare l’assemblea e si recano al cancello da cui sono entrati, non sapendo di trovarvi un’ulteriore piacevole sorpresa. Infatti i cancelli sono chiusi con tanto di catenaccio e lucchetto sprovvisto di chiavi, che a quanto pare sono nelle mani di un qualcuno di cui è impossibile conoscere l’identità.

Quando abbiamo lamentato la mancata possibilità di abbandonare il cortile, gli occupanti del liceo Dini ci rispondono che dobbiamo come minimo attendere una votazione, di cui nessuno ha ancora fatto parola e le cui modalità non sono affatto chiare, e inoltre che non si sa chi abbia le chiavi per aprire i lucchetti. In questo modo cercano di confonderci e di mascherare l’accusa di palese prevaricazione e limitazione della libertà altrui. È ancor più triste pensare che questi attivisti di alcuni movimenti studenteschi, che si riempiono la bocca con affermazioni sulla difesa di tutti diritti civili e individuali, inclusa la parità di genere, hanno impedito a due ragazze di uscire (attraverso i cancelli sbarrati con catenacci), per poi cambiare idea quando sono arrivati in soccorso alcuni studenti maschi, su richiesta delle due: evidentemente i toni molto più decisi dei ragazzi risultano più persuasivi dei discorsi portati avanti da due ragazze. 

Chi scrive crede certamente nel dovere di ribellarsi quando si ritengono sbagliate le decisioni calate dall’alto dal “sistema”; tuttavia ritiene anche che sia moralmente discutibile che chi ha un ruolo così importante come quello di rappresentante degli studenti di Istituto, all’interno della comunità scolastica, abusi del proprio ruolo per portare avanti le proprie convinzioni personali o di un gruppo ristretto, quale il collettivo, mancando nel compito di rappresentare i propri elettori e anzi, manovrando il corpo studentesco, inconsapevole di commettere atti non autorizzati, se non negati, per portare avanti le battaglie di alcuni, senza alcuna informazione e dibattito preventivo sui veri scopi dell’azione intrapresa. 

Le autrici dell’articolo condannano non solo l’operato in questa specifica iniziativa dei propri rappresentati e di coloro che sono a loro vicini, gli unici che evidentemente hanno il diritto di venire a conoscenza delle loro intenzioni, ma anche quello di chiunque abbia agito alla maniera descritta e sia stato complice di quanto accaduto, inclusi individui non appartenenti alla nostra scuola.

Marianna Ferri – Nicole Schiavone (classe 5C – liceo classico)

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