“Pacinotti occupato”, è questo quello che si legge sullo striscione che pende dal balcone della presidenza la mattina di mercoledì 18 dicembre 2024 con un gruppo di ragazzi vestiti di nero e incappucciati che fa da cornice. Ma in poco tempo le cose cambiano e l’edificio dell’ITE è nella confusione: i ragazzi in nero escono in fretta mentre professori e Preside cercano un modo per entrare. Nel corso della giornata il corpo docenti e alcuni studenti divengono per noi testimonianza diretta del disastro avvenuto la notte precedente e iniziano anche a circolare foto: macchinette delle merendine distrutte e svuotate, muri imbrattati con insulti sessisti e di vario genere. Il corrimano della scala principale divelto, gli estintori svuotati: l’edificio inaccessibile per motivi di sicurezza, anche a causa delle polveri tossiche fuoriuscite dai dispositivi antincendio svuotati nei corridoi.
Viene spontaneo chiedersi cosa spinga a tali azioni: si tratta forse di dimostrazione di forza? Quello che è chiaro agli occhi di tutti è quanto quest’azione sia profondamente illogica e controproducente: l’agire di un gruppo violento danneggia non solo l’intera comunità scolastica del Pacinotti, mettendo quest’ultima in una luce negativa che non è giusto abbia e danneggiando ulteriormente una struttura che, proprio a detta degli studenti dell’indirizzo, è di per sé problematica, ma rischia anche di compromettere le lotte e la fatica di tutte le proteste e occupazioni promosse dal movimento studentesco, il quale si batte esclusivamente per un miglioramento delle istituzioni scolastiche. Quanto successo al Pacinotti e in altre scuole ha il potenziale di divenire, per il Ministero e tutti i detrattori dei vari movimenti, il capro espiatorio con cui accusare e condannare qualsiasi proposta di cambiamento o forma di dissenso. È già notizia del 19 dicembre che il Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara “richiederà di potersi costituire parte civile nei processi penali”. È fondamentale rimarcare l’abissale differenza fra questi atti vandalici e quanto invece avvenuto in altre realtà scolastiche: evidente è come un gruppo abbia cercato di mimetizzare la propria volontà di perdere tempo all’interno del contesto di protesta sociale che nulla ha portato se non momenti formativi e occasioni di socialità. Non vogliamo distruzione ma miglioramento.
Emma G. Pardini (classe 5D – liceo classico) -Valerio D’Amato (classe 3B – liceo classico)
Di seguito il comunicato scritto dagli studenti del liceo Galilei a conclusione dell’autogestione
Come studenti del liceo classico Galileo Galilei siamo felici di poter dire di aver intrapreso un percorso di mobilitazioni che ha sfidato l’apatia e l’indifferenza della nostra scuola, ottenendo finalmente l’autogestione, assente al classico da tredici anni. Come parte del movimento di protesta che ha coinvolto la nostra città e il nostro paese in questo periodo, abbiamo scelto di schierarci contro le riforme del governo che danneggiano la libertà e l’istruzione. Per fare ciò abbiamo bloccato la scuola in maniera pacifica e non violenta, senza però impedire lo svolgimento delle lezioni, protestando con un’assemblea straordinaria non autorizzata e sit-in. Con queste azioni, dopo lunghe ore di attesa, abbiamo finalmente ottenuto un dialogo con la preside, la quale ha convocato un collegio docenti straordinario per mettere al voto docenti straordinario per mettere al voto la nostra richiesta di autogestione, approvata da 55 professori che hanno scelto di appoggiarci. Il nostro obiettivo è sempre stato il dialogo con l’istituzione scolastica per combattere un nemico comune. La nostra forza è stata anche quella di riuscire ad andare avanti senza fare nessun passo indietro, superando la paura di ripercussioni sul voto, generalizzata tra gli studenti della nostra scuola. Di fronte ai tagli dell’istruzione e alla repressione noi studenti non siamo impassibili ma lottiamo attivamente per avere una scuola e una società libere e che promuovano la coscienza critica. Grazie alla nostra protesta abbiamo compreso la forza che abbiamo, imparando una lezione che continueremo ad usare nella lotta per le nostre idee.

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