Si è da poco conclusa la 96ª edizione dei premi Oscar, tra i film candidati c’erano titoli importanti: American Fiction, Anatomia di una caduta, Barbie, The Holdovers – lezioni di vita, Killers of the Flower Moon, Maestro, Oppenheimer, Past lives, Povere creature!, The Zone of Interest.
Ed è proprio quest’ultimo, The Zone of Interest per la regia di Jonathan Glazer, a vincere, dopo essere stato candidato a 5 premi Oscar, il premio come miglior film in lingua straniera.
Ma di cosa parla The Zone of Interest?
Il film, tratto da libro omonimo di Martin Amis, racconta delle vicende della famiglia del generale Rudolf Hoss il giardino della cui casa è adiacente al muro del campo di concentramento di Auschwitz. Tutto ciò che avviene al di là del muro non viene volutamente mostrato; è il suono a rivelare i terribili eventi che avvengono all’interno del campo di concentramento.
Il suono è il vero narratore di questa storia.
L’obbiettivo del film è di far provare allo spettatore la stessa apatia proprio che prova la famiglia del generale: durante l’intero film i bambini giocano nella propria casa e la madre cura il giardino. Apparentemente l’unica persona non indifferente alla dolorosa realtà a loro così vicina è la nonna che, venuta in visita ai propri nipoti, scappa inorridita dalle fiamme del crematorio che si possono scorgere dalla camera delle nipotine. Il regista del film sceglie appositamente di fare pochi primi piani per creare proprio un senso di distacco totale dalle immagini. Per realizzare questo effetto, il regista ha fatto ricorso a dei metodi inusuali ricorrendo all’uso di 10 macchine da presa sparse per il set al posto del numero che in genere si usa (da una a tre macchine), e scegliendo di nascondersi insieme alla troupe dagli attori per poter osservare a distanza ciò che accadeva sul set.
Un’altra decisione di regia alquanto insolita è quella di non utilizzare luci artificiali ma solo la luce naturale per lasciare i colori spenti, pallidi e grigi.
Si può dunque dire che The Zone of Interest sia un film innovativo sotto molti aspetti, non solo per le scelte dei colori e delle tecniche di ripresa ma anche e soprattutto per la scelta del soggetto del film: i veri protagonisti sono i prigionieri che si trovano all’interno del campo di concentramento.
Marta Fabozzi (classe 2C – Liceo classico) – Ludovica Tavani (classe 2C – Liceo classico)

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