Tra il 9 e l’11 febbraio 2023 in Ungheria sono avvenuti diversi scontri che hanno visto coinvolti gruppi antifascisti e vari gruppi neonazisti. L’11 febbraio, infatti, è conosciuto come il “Giorno dell’Onore”, celebrato dai nostalgici hitleriani per ricordare i combattimenti dei nazisti ungheresi e tedeschi contro l’Armata Rossa.
Queste organizzazioni (non solo ungheresi) appartenenti all’estrema destra operano tuttora indisturbate, con la complicità delle istituzioni che, tacendo, permettono una continua violenza nei confronti delle minoranze. Tra il 2008 e il 2009 è stata attaccata la comunità Rom; nell’aggressione sono state uccise sei persone, incluso un bambino di soli cinque anni. Nel 2019 è stato assalito un centro culturale ebraico. Ad oggi le organizzazioni di estrema destra collaborano con gruppi come gli Hammerskin e hanno anche tentato di ricreare un quartiere nazista nella città di Eisenach, in Germania.
Ilaria Salis, 39 anni, insegnante e attivista antifascista, è stata presa in custodia sabato 11 febbraio 2023 con l’accusa di associazione a delinquere e di lesioni potenzialmente mortali (in realtà la prognosi per la vittima è stata di 8 giorni). La procura ungherese ha proposto un patteggiamento con undici anni di reclusione se Salis avesse ammesso la sua colpevolezza, altrimenti la richiesta di condanna sarebbe salita a sedici anni. La donna si è dichiarata sempre innocente.
Ilaria Salis è indagata dalla procura ungherese non solo per le presunte aggressioni ai neonazisti, ma anche e soprattutto perché queste ultime sarebbero associabili alle azioni di un gruppo di estrema sinistra tedesco noto come Hammerbande, ovvero la “banda del martello”, molto conosciuto in Germania ma di cui Salis non fa parte.
Il processo a suo carico è iniziato lunedì 29 gennaio e riprenderà ufficialmente il 24 maggio.
In carcere Ilaria è stata costretta a indossare abiti sporchi e tacchi a spillo forniti dalla questura. Al suo arrivo in tribunale era completamente legata: vita, mani e piedi cinte da catene con una coercizione fisica in evidente violazione dei diritti umani. La cella in cui è detenuta è grande circa 3,5 metri quadrati e le condizioni igieniche sono disastrose, come la stessa Salis ha denunciato in una lettera scritta a ottobre per informare le autorità italiane. Durante l’interrogatorio, inoltre, non le è stato fornito un interprete ed è stata inoltre costretta a firmare un documento in ungherese di cui non era stata messa nelle condizioni di comprendere il contenuto.
Per sostenere la causa di Ilaria Salis su Gofundme, una piattaforma online di raccolta fondi, è nata una raccolta fondi con l’obiettivo di arrivare a una somma di 50.000 euro per sostenere le spese necessarie a garantire a Ilaria Salis un giusto processo.
Questa iniziativa, così come altre, testimonia la grande sensibilità mostrata dalle persone, più che dai governi, nella tutela dei diritti inviolabili della persona.
Come Collettivo la nostra posizione è forte: supporto a Ilaria Salis e agli antifascisti imprigionati solo per le loro idee, lotta per la difesa dei diritti inviolabili della persona e contro il neonazismo.
Il collettivo prende quindi posizione riguardo a una così ingiusta incarcerazione, poiché ritiene inaccettabile. Quello che ci lascia veramente spiazzatə è come molti politici mettano il focus solo sulle presunte azioni di Ilaria, da una parte minimizzando le sue indegne condizioni di detenzione, dall’altra tacendo su tutte le aggressioni compiute in questi anni dai neonazisti. Chi detiene il potere deve garantire a tutti la possibilità di manifestare pacificamente il proprio dissenso o il proprio pensiero.
“Meritano rispetto i dubbi e l’irrequietezza di tutti quelli che – di fronte all’ingiustizia – cercano il loro modo di stare dalla parte giusta della storia. Chi invece si sente tranquillo e pieno di certezze, mentre in fondo al pozzo stanno sepolte le persone che hanno provato ad assumersi quella responsabilità, da che parte della storia sta?” -Zerocalcare
Il Collettivo del Liceo Galilei

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