Durante l’estate abbiamo avuto la possibilità di tradurre insieme al dottor Camillo Pellizzari di San Girolamo la Declamazione 2 di Libanio. Questa è stata occasione non solo di ripasso ed esercizio, ma anche di approfondimento su uno degli eventi più celebri dell’Atene del V-IV sec: il processo di Socrate.
Nella declamazione tradotta, la figura di Socrate viene esaltata ed elogiata: non è solo un filosofo sapiente “il più benefico fra tutti per i giovani”, ma anche un uomo dall’incrollabile fede negli dei e nella polis: “né ha pianto né ha supplicato e nemmeno ha trovato una salvezza vergognosa o indegna della filosofia, ma obbedisce al dio che lo conduce verso questa morte e ha seguito gli Undici felicemente”.
Stride la terribile pena imposta con la descrizione di un uomo tanto retto e conforme, anche nella sua distinta saggezza, alla vita dell’Atene del V a.C.. A Socrate non è concesso dire neanche una parola in propria difesa; eppure il filosofo viene condannato a morte e sarà troppo tardi quando gli Ateniesi si accorgeranno dell’enorme errore commesso. La figura di Socrate diventerà quella non solo di un sapiente filosofo, ma anche quella di un eroe, che coraggiosamente ha accettato la propria sorte e non è fuggito di fronte alla morte.
Traduzione e commento Libanio Declamazione 2
Alice Varuzza (classe 5B – Liceo classico)

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