“L’Ardea roteò nel cielo di Cristo, sul prato dei Miracoli…”
“Forse che sì forse che no” v. 1
È così che Gabriele D’Annunzio esalta la longeva fama di una città che ha regalato ed è ancora oggi una meta del turismo mondiale, un quadro reale, una poesia tangibile: Pisa.
Questa città impegnò e ispirò i più grandi artisti della storia in ogni campo possibile, dall’architettura alla musica alla poesia, diventando il traguardo di un viaggio che ti cambiava nel profondo.
Di tutto il “prato”, tutti i “Miracoli” sono celebri, ma mai quanto il Campo Santo di Pisa: il solo camposanto che ci sia al mondo, tutti gli altri son cimiteri” (Curzio Malaparte), che come un parallelepipedo, semplice e monotono all’esterno, si apre in chiostri gotici all’interno, mostrando sulle pareti e soffitti una ricchezza e una storia che dimostra la volontà e la tenacia della comunità di artisti, pisani e non, ad elevare una città, inizialmente portuale e palustre, a una delle 7 meraviglie del mondo.
Dante Alighieri e Renato Fucini, per citarne due, sono alcuni dei celebri poeti che cantarono la fama di questo luogo, chi in chiave negativa e chi in tono scherzoso.
“Ahi Pisa, vituperio de le genti
del bel paese là dove ‘l sì suona,
muovasi la Capraia e la Gorgona ,
e faccian siepe ad Arno in su la foce,
sì ch’elli annieghi in te ogne persona!”
Inferno, canto XXXIII, vv. 79 – 84
Si vede pènde’ da tutte le palte.
poi che i vicini a te punir son lenti, ‘ All’ Ondra nun ce l’hanno, e ci scommetto,
R. Fucini, LXXVIII Er Cicerone e l’Inglese, vv. 9 – 11
Mentre Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi, vennero ospitati (il primo per un breve soggiorno, il secondo per vari mesi) all’interno delle mura pisane, e specialmente Leopardi, commemorato su di una placca in marmo che si trova tutt’oggi incastonata nella parete del “Relais dell’orologio” in via Faggiola nº 19, che fu sua dimora.
Durante il soggiorno tra il 1927 e il ’28, dopo un lungo periodo di “blocco poetico”, Leopardi trovò a Pisa l’ispirazione che lo aiutò nella stesura della celebre “A Silvia” e di un’ode, “Lungarno”, per apprezzare l’incomparabile bellezza tra Pisa e Firenze.
Continuando via Faggiola, entriamo nel centro topografico di Pisa, Piazza delle sette vie, conosciuta anche con il più celebre nome di “Piazza de Cavalieri” per via della successiva nomina da parte di Cosimo I de’ Medici nella seconda metà del ‘500 dei “Cavalieri di S. Stefano”.
Naturalmente, di questa piazza sono celeberrimi il Palazzo dell’orologio o “Torre dell’Ugolino”, personaggio protagonista della disfatta di Pisa durante la battaglia delle Meloria famoso grazie a Dante, e il Palazzo della Carovana, sede della “Scuola Normale Superiore”, illustre collegio dal quale sono usciti molti premi Nobel, come, per citare un letterato, Giosuè Carducci, primo Nobel per la letteratura, che scrisse la ballata “Faida di comune” che racconta del conflitto del 1314 tra Pisa e Lucca.
Sicuramente un altro vanto della storia di Pisa è Galileo Galilei, di fama indiscussa per i contributi che ci ha dato in campo fisico e scientifico che coinvolsero, tra le sue ricerche, la Torre di Pisa nell’esperimento dei due gravi.
Oltre a prestare il nome all’aeroporto e all’istituto superiore classico, è commemorato anche in una statua sul lungarno alla Cittadella.
Pisa è quindi una città dalle mille sfaccettature e sfumature di tradizioni, affascinante dai tempi più remoti fino ad oggi, con dettagli capaci di stupire sempre dietro l’angolo, aspettando un futuro Leopardi che chissà quanti altri “Miracoli” non ha elogiato.
Benedetto Berni (classe 4A – liceo classico)

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