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Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant

2 Aprile 2022 by Giulia De Ieso Lascia un commento

Non ho mai scritto un articolo del genere, né avrei mai pensato di doverne scrivere uno simile in futuro.

Di solito i miei articoli sono incentrati sulla cultura nerd, fumetti, serie televisive o sulle rappresentazioni che vengono messe in scena durante i Giorni Classici: argomenti leggeri e appassionanti.

Purtroppo la gravità di quanto sta accadendo in Ucraina mi fa comprendere quanto sia necessario che io vada contro le mie abitudini e in fondo, anche contro le mie iniziali reticenze, per poter salvare su questo sito la memoria di ciò che è accaduto giovedì 3 marzo 2022 nella nostra scuola.

Né io né i miei compagni avremmo mai pensato di  assistere allo scoppio di una guerra in Europa, né che ci sarebbe stato qualcuno pronto a farla iniziare, così come credevano gli stessi cittadini ucraini alla vigilia dello scoppio dell’ invasione. Infatti la possibilità di un’invasione, dopo i numerosi “al lupo, al lupo” da parte della Russia, sembrava loro irrealistica.  Purtroppo queste convinzioni, e in fondo speranze, sono state frantumate in un momento preciso, il 24 febbraio di quest’anno.

Tramite i social, i cittadini ucraini hanno trasmesso in diretta le immagini sconvolgenti della guerra, come l’ormai tristemente famoso video che mostra un’auto che viene schiacciata da un carro armato russo, il rumore dei proiettili durante le sparatorie, i fumi neri come la morte lasciati dai bombardamenti. 

Io personalmente seguo da tempo l’account Instagram della disegnatrice ucraina Dana (@danaowl42). La sua pagina è al momento in sospeso poiché ha dovuto abbandonare Kiev, la città dove viveva e frequentava l’università: ora non ha internet, né la serenità mentale per disegnare. Tramite le sue Stories tiene aggiornati noi followers sul suo stato d’animo e sulla sua nuova vita durante la guerra. 

Dana è una delle milioni di vittime di questa ennesima crudele guerra, decisa da persone altrettanto crudeli.

Grazie agli strumenti tecnologici, gli stessi che ci hanno aiutato durante la pandemia per continuare la nostra formazione scolastica, la mia classe, la III D, e altre classi del Liceo Classico di Pisa, siamo stati in grado di vivere un’ esperienza che non dimenticheremo mai. 

Giovedì  3 marzo 2022, alla terza ora, la nostra docente di inglese Maria Montanaro ci ha fatto collegare ad una call su Meet per poter parlare con una sua cara amica:  la professoressa Marina Antoniuk, insegnante di una scuola media di Kiev, ancora residente nella sua città nonostante lo stato di assedio da parte delle truppe russe. 

La call si svolge in lingua inglese. La professoressa Antoniuk è al computer nel salotto di casa sua.

Dopo averci salutato, inizia a parlarci subito dell’orribile situazione in cui si è trovato catapultato il suo paese: di come i suoi connazionali siano pronti a combattere, compresi i bambini , per non farsi conquistare dai Russi; di come ogni giorno debbano rifugiarsi nei i bunker per proteggersi dai bombardamenti russi; degli esempi di una triste solidarietà, come quando un commesso di un supermercato locale le ha dato del pane gratis, dicendole che le sarebbe servito; di come lei e le altre sue colleghe cerchino di far continuare le lezioni collegandosi con i loro studenti on-line; del litigio con suo figlio dopo averle proposto di fuggire dal paese e dalla guerra e di come lei abbia rifiutato questa offerta per rimanere in Ucraina e morirvi, se necessario.

Un attaccamento alla propria patria che potrebbe essere considerato anacronistico per la nostra mentalità, ma comprensibile visto l’atmosfera in cui gli Ucraini hanno vissuto per ben 8 anni, dopo l’inizio degli scontri del Donbass e l’invasione della Crimea nel 2014 da parte di Putin. 

La signora Marina ci ha spiegato che, prima dell’invasione della Crimea, gli Ucraini consideravano i Russi come loro fratelli e come la propaganda russa, invece, manipoli i suoi stessi cittadini costringendoli o portandoli ad odiare l’Ucraina, dipingendola come “una nazione di filo-nazisti” e facendo passare questa guerra per ”una missione di pace”, al  punto che molti cittadini russi credono sinceramente a ciò che è stato loro inculcato. Addirittura gli stessi soldati delle truppe russe sarebbero all’oscuro del vero scopo delle loro operazioni poiché camuffate da esercitazioni ordinarie. 

Mentre la professoressa parlava, io e i miei compagni siamo rimasti attoniti ad ascoltarla. La professoressa Montanaro ci incoraggiava ad intervenire, a porre domande, ma solo una mia compagna è riuscita a farne una. 

Normalmente sono tra quelli studenti che fanno più domande durante le lezioni, al punto che i miei compagni e i miei insegnanti di sostegno mi redarguiscono per le numerose interruzioni. Sono amato e temuto tra i professori proprio per questa mia caratteristica. In questo caso invece sono rimasto in silenzio, come inebetito. Sentivo solo il bisogno di ascoltare questa testimonianza, e temevo che le mie domande potessero insultare la tragedia di cui eravamo ascoltatori impotenti .

Potevo solo ascoltare. 

Non sono riuscito ad assistere alla fine della call per impegni personali presi in precedenza. So dai miei compagni che è stata interrotta perché Meet permette chiamate di soli 45 minuti, troppo pochi per raccontare una guerra in corso e le eterne ingiustizie che porta con sé. Rimpiango di non essere potuto rimanere fino alla fine.

Spero che ci sarà un’altra occasione per salutare la professoressa Marina Antoniuk e ringraziarla per ciò che ci ha detto.

Luigi Olivero (classe IIID – Liceo classico)

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