Come diceva Cicerone, “Coloro che eliminano dalla vita l’amicizia, eliminano il sole dal mondo”.
L’amicizia è talmente essenziale nella vita di un essere umano, che senza di essa ci ritroveremmo a essere privati di qualcosa di troppo importante. Come la luna senza le stelle; chi le fa compagnia in mezzo alla notte scura?
E proprio sull’amicizia è incentrata la serie di romanzi de “L’amica geniale”, composta da quattro libri, l’uno il continuo dell’altro, con il racconto dell’amicizia tra Elena (Lenù) e Raffaella (Lila). Queste due bambine nascono negli anni Quaranta in una Napoli deturpata dalla guerra, abbandonata a se stessa, in un rione in cui regnano la povertà e la ricchezza acquisita ingiustamente, tra chi fa la fame e chi si abbuffa smoderatamente. Lenù è la primogenita di altri tre figli: due maschi e una femmina; Lila abita nel rione con suo padre calzolaio, la madre Nunzia casalinga e il fratello più grande Rino, che aiuta il padre nel negozio.

L’Amica Geniale – Volume primo 
L’Amica Geniale – Volume secondo
L’amicizia tra le due, nonostante abitino a pochi passi, nasce a scuola, tra gessetti e inchiostro, ma Lenù e Lila sono molto diverse tra loro.
Elena è bionda, occhi azzurri, un po’ robusta; Lila minuta, capelli nerissimi, occhi castani. Elena timida, riservata, testarda; Lila coraggiosa, estroversa, spregiudicata, forte, ma con un cuore che nasconde una profonda fragilità. Elena diligente negli studi, fin da piccola, seppur tutt’altro che incoraggiata se non dalla propria maestra; Lila intelligente, brillante, con una mente capace di creare, sfare e disfare a proprio piacimento, di modellare i propri pensieri, i propri turbamenti. La loro attrazione magnetica cambia con il tempo, con le vicende che la scalfiscono e che poi la ricuciono.

L’ Amica Geniale – Volume terzo 
L’ Amica Geniale – Volume quarto
Ma il romanzo non tratta solo dell’amicizia di due bambine che diventano donne. Il romanzo ritrae una società in movimento: i volti, le strade, la gente, un rione attorno al quale tutto cambia, ma che rimane solo spettatore di questo stravolgimento. Il rione è una gabbia, una prigione. E se Napoli è mille colori, chi vive al rione vede solo il grigio.
I palazzi alti, scrostati, la polvere che annebbia i vicoli, le facce vuote e smunte dalla fatica conoscono solo il nome di quel mare che bagna la propria città.
Tant’è che Lila e Lenù per vederlo un giorno cercano di uscire di nascosto dal rione, quando una pioggia improvvisa, ma non inaspettata, sbarra loro la strada.
Tutte e due tornano di nuovo a casa e così la loro speranza di libertà precipita per terra, intrisa, ammollata, impregnata da un prepotente temporale. Sarà Lenù a vedere veramente con i propri occhi il mare blu quando uscirà dal rione per andare al liceo e proseguire gli studi, unico foro da cui una sardina può scappare in una fitta rete immersa nel mare.
La scrittura della Ferrante è semplice ma efficace, travolgente, emozionante e con una tale abilità da parte della scrittrice nell’intonare ogni singola parola, da far cantare a menadito ogni pagina nuova. L’autrice racconta il dopoguerra, il boom degli anni Sessanta, le rivolte degli anni Settanta, il terremoto dell’Irpinia degli anni Ottanta, l’abbandono dello Stato a un Sud Italia disastrato, gli imbrogli e il malaffare, miseria e nobiltà, fascismo e comunismo, famiglia patriarcale e femminismo, classe operaia e borghesia “sempe assettata” (“sempre accomodata”), la necessità che la gente aveva di partire, andare (“se venneva l’anema a duje passe pè fa sunnà tutta n’ata storia”, “si vendeva l’anima a due passi per sognare una nuova vita” da Tutta n’ata storia di Pino Daniele) e quella invece di rimanere, di restare.
E riesci a entrare talmente tanto nella vita delle due protagoniste, che è poi difficile doverle abbandonare dietro a un punto che ne sigilla la fine.
Alice Varuzza (classe IB – Liceo Classico)

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