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La bellezza della stranezza, o il caso Gravity Falls

29 Gennaio 2022 by admin_rapsodia Lascia un commento

Il 2021 non è stato un anno facile da giudicare: se da un lato sono avvenuti tanti spiacevoli eventi, dall’altro è stato un anno di grande ripartenza per la società globale. La copertura vaccinale di molti paesi dell’UE e molti stati Americani è infatti tale da permettere la ripresa degli spostamenti sia commerciali che turistici. Hanno riaperto la maggior parte dei locali con attività al chiuso, come sale cinematografiche, centri commerciali e musei, e da molti mesi non si parla più di zone gialle, arancioni o rosse.

L’industria dell’intrattenimento e dello streaming ha dato alla luce numerose serie tv e film diventati famosi in tutto il mondo come Bridgerton o Squid Game, o di film come Suicide Squad, Black Widow e Free Guy.

Il 24 marzo di quest’anno ha segnato l’arrivo di Disney+, ormai membro di spicco tra i grandi servizi di streaming del mondo occidentale. Con un abbonamento di circa 9 euro al mese i suoi utenti possono usufruire dello sterminato catalogo delle serie e film Disney, anche quelli considerati di nicchia.

Prima dell’avvento di questo canale streaming vi erano 5 opzioni per vedere i film e le serie tv:

  1. acquistare in formato dvd nei negozi di elettronica, tramite Amazon, o altri siti specializzati;
  2. pagare l’abbonamento a servizi di tv a pagamento come Sky, o ai canali tematici sul digitale terrestre;
  3. prendere i film a noleggio tramite Play Store o altre piattaforme di streaming;
  4. rivolgersi a forum specializzati;
  5. scaricare i film da siti di streaming… non propriamente legali.

Prima di iscrivermi a Disney+ ero tra i tanti che facevano o fanno ancora parte di quest’ultima categoria.

Mi sono abbonato a Disney+ dividendo le mie spese con alcuni dei miei compagni di classe, e così mi sono goduto tanti film e tante serie a cui non sarebbe stato facile accedere, soprattutto dopo la chiusura dei canali illegali che sfruttavano i titoli della Disney e il ritiro dei suoi titoli dati in concessione a servizi di streaming concorrenti.

La prima serie animata che ho seguito su Disney+ è stata Gravity Falls, per me la serie più divertente e commovente su cui la Disney abbia finora apposto il suo marchio che ha ispirato molte altre serie di successo.

Sintetizzando ciò che non è e ciò che non sembra


Gravity Falls è una serie nata dalla mente di Alex Hirsch, uno degli autori più significativi nell’ambito dell’animazione televisiva statunitense.

Il primo episodio della durata di venti minuti è stato trasmesso per la prima volta il 15 giugno 2012, su Disney Channel, per poi finire il 15 febbraio 2016 con uno speciale di un’ora.

La serie racconta le vicende di due fratelli gemelli dodicenni, Mason “Dipper” e Mabel Pines, originari di Piedmont in California, che vengono mandati dai loro genitori a trascorrere l’estate a Gravity Falls, piccola cittadina fittizia dell’Oregon. Vengono ospitati dal loro prozio, Stanley Pines, eclettico imbroglione locale e gestore di un’attrazione nonché clamorosa trappola per turisti chiamata “Baracchino del Mistero”.

L’estate che si preannunciava banale e noiosa viene però stravolta da due eventi inattesi e sorprendenti:

  1. Dipper scopre un diario misterioso, che gli rivela che Gravity Falls è il luogo dove convergono la maggior parte degli eventi paranormali di questo mondo e che è la casa di criptidi, cioè animali la cui esistenza non è provata – come il chupacapra messicano – e di numerosi esseri magici;
  2. Mabel prende una cotta per un ragazzo che in realtà non esiste, perché il suo corpo è un insieme di gnomi: lo gnomo che costituiva la testa dell’umano è il re di tutti gli gnomi di Gravity Falls, che vuole rendere Mabel sua sposa sempiterna.

 

Questi eventi porteranno i gemelli a cercare di scoprire i segreti di questa piccola cittadina e l’identità dell’autore del diario misterioso.

Di più non vi svelerò, rovinerei la vostra esperienza con questa serie.

 “Sarà soltanto un altro episodio buffo con buffe battute per bambini!”


Gravity Falls è un’opera fortemente autobiografica. Gran parte dei personaggi sono stati creati ispirandosi alla vita personale e familiare di Alex Hirsch, come i gemelli Dipper e Mabel, modellati sullo stesso Hirsch e sulla sua gemella Ariel.  Il soggiorno a Gravity Falls prende spunto proprio dalle vacanze estive che i due fratelli trascorrevano dai nonni quando erano adolescenti. Anche il personaggio del prozio Stan, uno dei personaggi simbolo della serie, ricorda nel nome e nella personalità il nonno dell’autore, “un uomo che raccontava storie pazzesche e che ci prendeva spesso per i fondelli per provocare una risata”, così come il nipote lo ha ricordato in una delle sue interviste.

Credo che la serie abbia riscosso successo anche grazie alla componente realistica alla base delle relazioni tra i personaggi e le premesse della serie, nelle quali è facile rispecchiarsi.

Ma questo non è il solo elemento su cui si basa il successo di Gravity Falls.

Gravity Falls si discosta dalle altre serie all’epoca della sua uscita sul palinsesto Disney grazie al suo coeso e ben strutturato arco narrativo: in ogni episodio viene introdotto un elemento essenziale che sarà ricorrente in quelli successivi e quindi necessario ad uno sviluppo coerente ed articolato della trama. Gli autori hanno così creato un mondo privo di buchi nella sceneggiatura, contraddizioni interne o elementi narrativi fini a sé stessi e mai più citati, a differenza di quanto accadeva nei serial di quel periodo.

La storia è stata scritta per coinvolgere ed emozionare sia un pubblico infantile che uno più maturo: molte scene nella serie strizzano l’occhio a quest’ultimo, con citazioni celebri nel mondo nerd e nella cultura generale e popolare, e battute più mature e intelligentemente satiriche. In molti episodi sono addirittura presenti molti evidenti riferimenti a fenomeni culturali giapponesi come gli anime e i videogiochi, di cui Hirsch ed i suoi collaboratori erano appassionati.

Gli scrittori hanno spesso inserito negli episodi elementi per suscitare negli spettatori spavento, inquietudine e anche meraviglia allo scopo di far intuire dettagli più oscuri e disturbanti della storia da loro raccontata. Il merito va alla cura con cui Alex Hirsch ha aggirato la censura di tipo protettivo tipica dei film e dei cartoni animati destinati ad un pubblico infantile: per esempio la Disney non permette che i personaggi dei suoi cartoni animati vengano mostrati sanguinare, ma il sangue viene mostrato solo in maniera indiretta, sgorgante da oggetti inanimati; se pensiamo a tutte le morti più celebri dei cattivi Disney, non abbiamo mai visto una ferita da cui esca del sangue. Quando la madre di Bambi muore, noi udiamo solo lo sparo che la uccide, non vediamo il suo cadavere insanguinato. Oppure un personaggio non può ordinare di uccidere una persona, come la crudele matrigna di Biancaneve, ma può dirlo in modo indiretto. Hirsch ha addirittura ridicolizzato la moralistica censura Disney facendo dire a un suo personaggio “Vado a rendere cadaveri dei bambini” invece di “Vado ad uccidere dei bambini”, per mostrare come alla censura americana importi più la forma che la sostanza.

Ritengo che il successo riscosso da Gravity Falls sia riconducibile ad una serie di fattori tra di loro concatenati come:

  1. la capacità degli autori dei vari episodi della serie di andare contro le aspettative e consueti temi ricorrenti a favore di un inedito sviluppo;
  2. la capacità di intrecciare magistralmente gli elementi paranormali della serie con il conflitto interiore del protagonista dell’episodio e le dinamiche tra i vari personaggi;
  3. la capacità di creare scene commoventi e strazianti, senza cadere in sdolcinature e patetismi;
  4. la capacità di tessere un naturale sviluppo dei rapporti tra i personaggi che rimane fedele alla loro personalità, senza scadere in scontate banalità;
  5. la volontà degli autori di veicolare messaggi e insegnamenti per i loro spettatori tramite le vicende dei personaggi, senza ridurre tutto a un susseguirsi di eventi strampalati.

 

Non c’è da sorprendersi che questa serie abbia vinto ben due Annie Award come miglior serie rivolta ad un pubblico per bambini, e che abbia ottenuto  addirittura un sorprendente 100% di approvazione del pubblico su Rotten Tomatoes, per entrambe le sue due stagioni.

‘Questi personaggi sono realizzati da reclusi antisociali che li disegnano un disegno alla volta “Quei tizi vengono chiamati Animatori”
(Battuta tratta dall’episodio ‘Tre storie Inquietanti’, sesto episodio della 2° stagione di Gravity Falls”)

 

Gravity Falls ha avuto la fortuna di essere scolpito e rifinito da tante giovani promesse talentuose e veterani eccellenti dell’animazione statunitense.

In una serie animata è importante che trama ed animazioni vengano realizzate con la stessa cura e passione in modo che possano esaltarsi a vicenda, essendo complementari quanto il rosso e il verde; se uno dei due è poco curato, l’altro ne risentirà. In Gravity Falls all’animazione e alla direzione artistica sono state dedicate la medesima cura, rendendo la serie una lettera d’amore all’arte e al medium del cartone animato. 

La direzione artistica della serie, supervisionata da Ian Worrel, attuale direttore artistico di Amphibia, una delle attuali serie di punta animate Disney, ha rappresentato alla perfezione lo spirito dissacrante, commovente, spaventoso, misterioso e disturbante della serie. Lo stile di disegno generale, per quanto cartoonesco, non smorza questi aspetti ma li rispetta, addirittura esaltandoli, permettendo alla serie di accattivarsi le simpatie dei fan fin dal primo momento. Alcune scene di Gravity Falls risultano assolutamente sbalorditive per la loro innegabile bellezza, sia nella scelta di colori, ombre e luci e sia nella ricchezza e cura estetica di dettagli originali e inaspettati.

Il character design, curato da Robert Ryan Cory, che ha lavorato alla realizzazione di Spongebob tra il 2005 e il 2010, presenta i propri personaggi nelle loro qualità e stranezze oggettive permettendoci di capire parte della vera natura di quel personaggio tramite le impressioni che l’artista ha loro intessuto nelle linee, curve e colori che li determinano.

L’animazione si rivela all’altezza delle illustrazioni, regalandoci animazioni fluide e ben rifinite: grazie al pathos evocato lo spettatore partecipa alla scena animata come se stesse veramente accadendo nella realtà, avvertendo le emozioni che gli autori volevano trasmettere, sia eccitazione per una grande battaglia o per una vittoria per i protagonisti che per un avvenimento strappalacrime e triste.

La principale azienda che si occupa delle animazioni della serie è la Rought Draft Korea, branca coreana della casa d’animazione Rought Draft, nonché storica animatrice di grandi serie animate d’occidente per conto di grandi network americani, come Kim Possible, Samurai Jack, Scooby Doo Mystery Incorporated, e tuttora animano i Simpson e Spongebob. In pratica, l’utero che ha dato vita a metà delle numerose serie d’infanzia della mia generazione.

Per le scene cruciali della serie, l’animazione veniva lasciata in mano a Dana Terrace, artista e supervisore dedita alle storyboard. Ad ogni episodio era stato dedicato un periodo di gestazione di sei mesi, necessari per curare nei minimi dettagli disegni e  animazione.

 

VHVLSDUODGLVHJUHWL, QHGHYRDYHUHXQRJ, LXVWR?

 

Per tradurre il titolo: chiave 3, codice cesariano

Uno delle ragioni dello strepitoso successo di Gravity Falls è la capacità di stimolare i suoi fan alla speculazione intorno ai possibili sviluppi della serie grazie ai numerosi indizi e messaggi cifrati di cui è disseminata. Sul web sono nati numerosissimi forum di discussione, dove i fan più accaniti si scambiavano pareri sulle teorie più disparate circa il futuro della serie: erano così attivi e svegli che molti di loro avevano previsto il principale colpo di scena della serie, e lo stesso creatore fu costretto a forgiare una falsa scena “leakata” pur di mantenere l’effetto sorpresa.

 In ogni episodio gli spettatori potevano notare la presenza di anomalie e incongruenze apparenti come serie di parole, numeri o simboli presenti nei titoli di coda o negli sfondi, parole invertite dette da vari personaggi o udibili alla fine della sigla iniziale, scene che avevano dettagli che potevano essere notati solo in un secondo tempo. Tutto ciò serviva come mezzo per approfondire i vari elementi della trama, risolvendo varie sue vicende rimaste in sospeso, o semplicemente per fare un commento ironico sugli eventi e temi trattati nell’episodio.

In questo modo Alex Hirsch poteva raccontare dettagli che non voleva rendere evidenti nell’episodio per interagire con i propri fan; i fan potevano invece interagire con i segreti della serie, e sfamare la loro sete di conoscenza in cambio del loro lavoro di decodifica e di analisi maniacale. Un rapporto in cui le due parti avevano un mutuo vantaggio.

Non ho vissuto questo periodo purtroppo, perché ero troppo piccolo per rendermi conto dell’esistenza di qualcos’altro all’infuori dell’internet italiano, e non avevo nemmeno un computer per accedere a questo mondo. Comunque sono felice di essere venuto a conoscenza di questo periodo grazie al web, archivio della nostra cultura contemporanea.

 

“Una piccola pietra può generare una grande onda”

 

Per quanto mantenga uno zoccolo duro di fedelissimi, la fama di Gravity Falls è stata oscurata negli anni seguenti da nuove serie animate. Tuttavia la sua formula narrativa era stata così innovativa da influenzare la maggior parte delle attuali serie o film animati statunitensi. Moltissime non temono di uscire dagli schemi convenzionali del passato, per così creare opere che rispecchiano lo spirito delle attuali generazioni e che possano avere un valore didascalico, così come Gravity Falls ha cercato, ed è riuscita a fare.

Serie come Steven Universe, Star e Marco contro le Forze del Male, il reboot di Ducktales, Amphibia e The Owl House non sarebbero venute alla luce senza Alex Hirsch e Gravity Falls e non avrebbero colorato la mia adolescenza, così come quella di molti altri.

Gravity falls è stata anche pioniera della rappresentazione LGBT nell’animazione Disney, mostrando una coppia gay che dichiarava il proprio amore nel finale della serie. Questa piccola scena, lunga non più di 5 secondi, ha rotto un tabù nell’animazione per i giovani e incoraggiato molti altri autori a rappresentare una realtà mai mostrata prima.

Gravity Falls ha inoltre ispirato in parte serie animate per adulti come il celeberrimo Rick e Morty e il recente Inside Job, serie uscita ad ottobre su Netflix.

Anche Adventure Time, serie storica nata nel 2010, nella sua fase finale, ha iniziato a seguire l’esempio di Gravity Falls, adottando un arco narrativo più coeso, creando una sceneggiatura più libera e rapporti tra personaggi meno stereotipati.

La diffusione di questo modello è da attribuirsi anche al fatto che molti dei creatori di queste serie hanno fatto parte dello staff di Gravity Falls o sono amici di Alex Hirsch,

 

Siamo arrivati alla fine dell’articolo.

Spero che questa recensione abbia allietato i vostri pensieri e predisposti a una futura visione di questa serie.  E nel caso contrario, sarò felice lo stesso, poiché ho soddisfatto il mio desiderio di mettere su carta, anzi su pixel, i miei pensieri e giudizi su questa serie.  Questo articolo è importante a livello personale, essendo rimasto “Disperso in azione” per quanto riguarda la mia partecipazione al Rapsodiaonline, perché mi permette di riprendere la mano con la scrittura di questi articoli e prepararmi a quelli futuri. Ho scelto di parlare di questa serie perché mi ha stupito enormemente e sapevo che mi avrebbe portato a scrivere tanto e a informarmi accuratamente sulla materia trattata. Insomma c’era “Bisogno di iniziare con il botto” come ci ha detto martedì 16 dicembre il professor Cerrai, insegnante di religione e direttore del gruppo teatrale del Classico.

E a tutti coloro che hanno bisogno di una perla di saggezza per vivere meglio questo periodo di confusione e assestamento, ve ne dirò una che gira tra i fans di Gravity Falls riguardo il già citato prozio Stan “Se la vita ti dà dei limoni, chiamale “arance gialle” e vendile al doppio del prezzo!”.

 

Luigi Olivero (classe IIID liceo classico)

 

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