Ne vale la pena?
È ormai sempre più forte, tra i ragazzi delle scuole superiori, l’interesse a partecipare a programmi di scambio per passare all’estero periodi di tempo dai tre ai dieci mesi. Tale esperienza comprende l’essere accolti in una famiglia e una scuola locali e l’adottare lo stile di vita non di un turista, bensì di una persona del luogo.
Negli scorsi due anni sono stati molti gli studenti del nostro istituto a scegliere di partire, sia per destinazioni europee che extraeuropee ma, nonostante l’esperienza si sia stata molto positiva per gli studenti, soprattutto tra i professori i pareri riguardo a esperienze di questo tipo rimangono discordanti.
Se una buona parte del Collegio dei docenti si schiera a favore di una scuola aperta alla novità, dall’altra c’è anche chi rimane più “conservatore”, ritenendo che interrompere un percorso di studi per intraprenderne uno diverso per qualche mese costituisca non altro che una distrazione e che, dunque, non sia una scelta fruttuosa. All’estero i ragazzi solitamente non seguono infatti il piano di studi del liceo classico secondo programma scolastico italiano, perdendo così la continuità con quanto fino a quel momento studiato. Di qui l’opinione che un anno all’estero sia un periodo dedicato al solo apprendimento di una lingua straniera, senza nessuna considerazione per i tanti altri insegnamenti che questa esperienza può dare.
Un anno all’estero può formare un ragazzo a livello di adattamento e scoperta, insegnando a conoscere ciò che ci sta intorno, al di fuori della nostra quotidianità, e a vedere poi il mondo con occhi diversi. Un’esperienza tale, unica nel suo genere, può aiutare gli studenti a comprendere meglio gli altri e loro stessi. Questo è ciò che sostengono coloro che si schierano a favore.
È ormai risaputo che il sistema scolastico italiano tenda a essere chiuso e conservatore, anche se continui sono i tentativi di rinnovo. Potrà mai quindi diventare una consuetudine che i ragazzi partano alla scoperta del diverso, che vadano oltre, già in giovane età, o tale decisione rimarrà per sempre soggetta a continuo dibattito?
Daria Vicini – classe IID Liceo Classico

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