Dalla ristrutturazione dei centri storici degli anni ’80 all’odierno turismo di massa, le città italiane stanno subendo una profonda trasformazione urbanistica e funzionale a discapito delle classi inferiori, del tessuto sociale e della qualità della vita dei residenti. Occorre riportare la pianificazione urbana in mano pubblica.
La Gentrificazione è un processo di espulsione degli abitanti originari dei quartieri del centro storico con sostituzione della funzione abitativa a vantaggio di altre attività più redditizie quali: attività commerciali, ristorazione, attività turistiche, diventando le cosiddette “città vetrina”. Un esempio dei primi processi di gentrificazione è quella avvenuta negli anni ‘80 a Milano nel quartiere di Porta Genova dove le vecchie case di ringhiera sono state comprate da società immobiliari, restaurate, riqualificate e vendute come abitazioni di lusso a persone di ceto elevato.
In questo processo ha poi giocato un ruolo importante la piattaforma Airbnb, nata allo scopo di poter affittare per brevi periodi delle stanze del proprio appartamento per integrare il reddito familiare. Questo ha comportato però l’aumento del costo degli immobili e il cambiamento del fine originario della stessa piattaforma da forma d’integrazione del reddito familiare ad attività economica vera e propria gestita da società importanti, spesso in nero.
Sulla piattaforma Airbnb ci sono oltre 20.000 annunci per pernottare a Roma, ma al Comune risultano solo 8.600 attività ricettive extra-alberghiere. Questo significa che ci sono almeno 13.400 attività illecite che si collocano nel vuoto normativo e un’evasione fiscale superiore ai 110 milioni. A Torino, a fronte di 2.446 sistemazioni pubblicate sul portale, appena 341 strutture, cioè il 13%, hanno presentato la documentazione di inizio attività. Anche a Firenze, dove Airbnb ha appena firmato un accordo con il Comune impegnandosi a versare la tassa di soggiorno, gli annunci sono 7.497, ma i bed and breakfast e gli affittacamere registrati non raggiungono i mille. Un ulteriore esempio è Napoli con 2.432 offerte ma solo 630 attività censite dal Comune, e addirittura Milano con 12.841 inserzioni e solo 515 negli elenchi del Comune, quindi il 4%, nell’anno di Expo. Tra le principali destinazioni turistiche si salvano solo Venezia e Verona, dove il divario tra attività a nero e quelle dichiarate è minimo.
Se ne volessimo analizzare gli aspetti negativi, come primo elemento potremmo indicare il già citato aumento degli affitti, che spesso non è sostenibile dagli abitanti storici, i quali perciò sono costretti ad andarsene o vengono addirittura sfrattati.
Un altro punto importante riguarda anche la trasformazione dell’identità del quartiere, a partire da quella urbanistica e sociale, con abitazioni che si fanno più piccole, pensate per coppie invece che per famiglie, o costruzioni di appartamenti di lusso prima estranei al quartiere.
L’attività di questa piattaforma ha aumentato la presenza di turisti e della movida notturna, creando così disagi ai residenti che hanno cominciato a protestare come per esempio è successo a Barcellona. Tante città hanno iniziato a porre regolamentazioni: la prima è stata Palma di Maiorca, ma ormai era troppo tardi. Le città hanno modificato la loro morfologia per adattarsi progressivamente alle esigenze dei loro “benefattori”: interi quartieri si sono trasformati in hotel e affittacamere, i caffè locali sono stati sostituiti da grandi catene in stile Starbucks. Inoltre, si possono trovare fast food e negozi in franchising in ogni angolo del centro e le piccole attività commerciali e di artigianato locale sono ormai molto rare.
Viene chiamato fenomeno della turistificazione tale che rende l’offerta locale costretta ad adattarsi ai diktat della domanda turistica, offrendo servizi che risultano spesso inaccessibili ai residenti, con prezzi che risultano spesso fuori budget perché a misura di turista.
Per impedire che ciò avvenga è nata una rete del Sud Europa contro la turistificazione, chiamata SET. Da quando è stata istituita, anche in Italia abbiamo riscontrato una maggiore attenzione al fenomeno. Il Manifesto fondativo della rete SET, reso pubblico il 24 aprile 2018, ha riaperto e alimentato una discussione sul fenomeno, dopo anni di silenzio a riguardo. Tra i temi del Manifesto, al primo punto, c’è l’aumento della precarizzazione del diritto all’alloggio, principalmente provocato dall’acquisto massivo di immobili da parte di fondi di investimento e fondi immobiliari da destinare in buona parte al mercato turistico. In questo modo si favorisce inoltre nel tessuto sociale la privazione della funzione naturale delle abitazioni, e quindi si generano gentrificazione e sfratti e si assiste allo svuotamento di alcuni quartieri, in una evidente violazione dei diritti sociali della popolazione.
È auspicabile dunque trovare rapidamente un equilibrio e sviluppare il settore turistico attraverso la piattaforma Airbnb con attività esclusivamente dichiarate cercando di porre un limite al dilagare degli affitti in nero, cosicché i quartieri storici possano rimanere abitati da persone del luogo e gli sfratti vengano eliminati.
Martina Felloni – 4B AFM ITE Pacinotti

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