Martedì 9 novembre, alle 17, presso la Domus Mazziniana di Pisa si è tenuta la presentazione del libro di Stefano Bucciarelli “Maestri e allievi contro il fascismo”. L’incontro, promosso dall’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Lucca, ha visto la partecipazione di Luciana Bellatalla, docente ordinaria di Storia della Pedagogia e di Storia della scuola e dell’educazione all’Università di Ferrara ed è stato moderato dal professor Pietro Finelli, direttore della Domus mazziniana.
Il libro tratta della riforma scolastica fascista, meglio conosciuta come riforma Gentile nei licei classici, ritenuti da Mussolini stesso “i più fascisti”, e di come questa riforma sia stata da molti contestata in alcuni casi anche apertamente.
La maggioranza degli insegnanti che aderirono al fascismo lo fecero più per paura delle conseguenze e per continuare a portare uno stipendio a casa che per convinzione nella causa fascista. Certo c’erano anche insegnanti fermamente convinti, ma erano tanti quanti quelli contrari. Alcune scuole elementari dovettero saltare l’anno scolastico per mancanza di maestri disposti a insegnare con il nuovo libro omologato: questi maestri infatti, preferirono fare scuola a casa loro usando vecchi libri di testo, piuttosto che acconsentire all’indottrinamento fascista dei propri studenti.
Ma anche nelle scuole superiori si verificarono episodi di aperta contrarietà alla riforma.
Un esempio è quello di Carlo Del Bianco, prima studente e poi insegnante al liceo classico, che durante le gite scolastiche cercò di insegnare ai propri studenti le verità scientifiche e non quelle che il fascio voleva vendere allo scopo di indottrinare le giovani menti. Carlo Del Bianco morirà a fianco dei partigiani
Il preside Ernesto Guidi, di formazione crociana, nonostante a casa avesse mogli e figli, era talmente convinto dei suoi ideali che fu l’unico in tutta Lucca a non giurare fedeltà al fascismo. Subito dopo il suo rifiuto fu costretto a firmare le dimissioni e venne deportato in un campo di concentramento dove tenne un diario in cui scrisse che i docenti del liceo dove insegnava gli avevano detto che, se avessero avuto il suo coraggio, nemmeno loro avrebbero giurato fedeltà.
Giuseppe Del Freo, ufficialmente fascista ma ufficiosamente convinto antifascista, fu per questo sorvegliato costantemente durante le lezioni, ma grazie all’aiuto del preside della scuola e di altri suoi colleghi, alcune delle sue lezioni sfuggirono alla censura fascista.
E questi sono soltanto tre esempi tra tanti professori che misero a rischio la loro carriera per difendere la libertà di pensiero degli studenti. Grazie al loro operato moltissimi alunni, dopo pochi anni dalla fine del percorso di studi, andarono ad aiutare i partigiani.
Il regime fascista, accortosi dell’evidente fallimento della riforma Gentile, istituì come strumento di “lavaggio delle menti” l’opera Balilla, un extra scuola dedicata all’indottrinamento fascista. Nelle scuole c’erano inoltre ore dedicate alla propaganda tenute da persone verificate come fasciste convinte. Tuttavia avvennero episodi come quello di Orazio Camaiori, un ex militare che si era distinto nella prima guerra mondiale, al quale venne dato l’incarico di andare nelle classi e fare propaganda al fascio. Camaiori invece usò queste ore per parlare dell’insensatezza della guerra e dei suoi orrori. Non appena il fascio se ne accorse, lo depose dal suo incarico e lo sostituì con un giornalista fascista. Ma gli studenti, che avevano appreso gli insegnamenti di Camaiori, non subirono passivamente tale cambiamento e, seguendo le orme di molti altri giovani, si unirono ai partigiani.
È quindi evidente che la “bonifica” delle menti pianificata dal fascismo non ebbe successo o comunque non quello sperato; a riprova di ciò gli insegnanti delle materie su cui il fascio aveva imposto le sue modifiche ovvero storia, filosofia e letteratura trovarono escamotage per insegnare la propria materia come dovevano e gli insegnanti di materie più pratiche come matematica, fisica e scienze trasformarono le loro materie in un semplice dare nozioni agli studenti.
A conclusione del libro il professor Bucciarelli si è posto la seguente domanda: “Va bene, questo è valido per i licei, che del resto erano l’obiettivo principale della riforma, ma sarebbe curioso sapere come la riforma Gentile abbia cambiato gli istituti professionali e tecnici e come essi siano riusciti a sopravvivere all’indottrinamento”.
Chissà se a questo tema il professor Bucciarelli dedicherà il prossimo lavoro!
Alessandro Ghelardi – IB (Liceo classico)

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