“Allora squalificatemi. Ne sono ben felice, è vero. Ho tenuto la maglietta mentre c’era l’inno in sostegno di quelle persone che soffrono in questa nazione.”, ruggisce Sebastian Vettel ai microfoni di Sky Sport. Il perché di questo sfogo? Il pilota tedesco ha appena saputo di essere sotto investigazione dalla FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) per “non aver rispettato le procedure pre-gara”. La colpa di Vettel? Aver indossato una T-shirt arcobaleno con la scritta “Same Love” durante l’inno ungherese. L’ Ungheria, quella di Orban, che ha da poco approvato una legge che vieta la diffusione di “materiale che promuove l’omosessualità o il cambio di sesso” agli occhi dei minori di 18 anni.

A fine giornata Sebastian Vettel verrà comunque squalificato perché nella sua macchina vi era meno di un litro di benzina, quantità non sufficiente per le abituali analisi FIA post-gara. Ma non è questo il punto.
Agli uffici FIA i commissari hanno ricordato a Vettel la retorica “No politica nello sport”; la faccenda dunque si fa ancor più assurda, considerando il movimento-partner della Formula Uno “We Race As One”, contro ogni tipo di discriminazione e violenza.
Il caso si è “risolto” con una reprimenda, provvedimento disciplinare che, se ripetuto più volte, può portare alla retrocessione di dieci posti nella griglia di partenza in uno dei Gran Premi futuri. Incredibile. Per una maglietta.
Caso analogo a quanto avvenuto lo scorso settembre, con protagonista differente, durante il gp del Mugello: Lewis Hamilton indossò nel pre-gara una maglietta con un messaggio riguardante l’omicidio di Breonna Taylor, “Arrestate i poliziotti che hanno ucciso Breonna Taylor”. La 26enne afroamericana è stata uccisa a marzo 2020 a colpi di pistola da alcuni poliziotti che, senza identificarsi, fecero irruzione in casa sua per eseguire una perquisizione.
Anche per Hamilton investigazione dalla FIA, conclusasi però senza alcun provvedimento preso nei confronti del 7 volte campione britannico. Forse, allora, quella non era solo una T-shirt. Non in quella nazione, nell’Ungheria di Orban.
Questa è la politica (o meglio, le prese di posizioni) di cui lo sport e il mondo hanno bisogno: azioni che creano un cortocircuito, che provocano e fanno scalpore, ma che specialmente ci ricordano quanto ancora ci sia da lottare per la libertà e l’uguaglianza di tutti. Perché in alcune nazioni, quelle in cui l’odio retrogrado e ignorante viene mascherato con la parola “politica”, l’amore, un arcobaleno fa ancora paura. Ci sono magliette che si possono mettere e magliette che non si possono mettere. E domenica una “determinata” maglietta, indossata da un pilota, ha fatto tremare un governo e una federazione.

Danke, Seb! Con le tue scarpe, la tua mascherina, il tuo casco e (specialmente) la tua T-shirt arcobaleno domenica hai portato a casa la vittoria più bella, anche se non sei salito sul gradino più alto del podio.
Giula De Ieso – IB Liceo classico

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