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Le parole alle quali dobbiamo dare un peso: il body shaming.

8 Dicembre 2020 by admin_rapsodia Lascia un commento

Sbirciando tra i commenti di un post Instagram, tra le risposte di un Tweet, tra gli articoli di un giornale o anche solo facendo attenzione ad alcuni luoghi comuni che sentiamo ripetere tutti i giorni, possiamo renderci conto della presenza di un “fenomeno” (purtroppo) sempre più diffuso: il body shaming.

Cosa significa body shaming? Il significato di tale espressione si può comprendere a partire dallo stesso neologismo inglese che indica il “far provare vergogna a qualcuno per via del suo aspetto fisico o di alcune sue caratteristiche.”

A finire nel mirino può essere una qualsiasi caratteristica fisica considerata non in linea con i rigidissimi canoni estetici odierni come ad esempio il peso (spesso è questo l’aspetto per la quale si viene più scherniti), l’altezza, l’acne (che effettivamente è scomparsa completamente sia dai volti dei grandi personaggi del web sia dalle copertine delle riviste).

“Stuzzicadenti” “cicciona” “brufolosa” “nano”  “spilungone” e così via … questo è il doloroso linguaggio del body shaming.

Questa orrenda pratica è dunque a tutti gli effetti una forma di bullismo che ha grandissime ripercussioni su chi si sente dire queste cose: la paura di non essere accettati, il forte desiderio di modificare il proprio corpo, un perenne sentimento di vergogna legato alla propria immagine (l’individuo può addirittura arrivare a pensare di non essere degno di essere guardato, toccato, amato), un’autocritica costante che può portare al body monitoring o body checking (ovvero un monitoraggio ossessivo di quelle parti corporee che si teme possano generare commenti negativi), il body bashing (il guardarsi allo specchio ed avviare una conversazione distruttiva con la propria immagine ripetendo frasi come “fai schifo” “sei orribile” “hai una pancia che sembri una balena”), la tendenza all’ isolamento fino ad arrivare ad ansia, depressione, autolesionismo, disturbi alimentari come anoressia, bulimia …

A volte il body shaming può essere non solo relativo alle esperienze personali o interpersonali: anche i giornali che sottolineano quelli che loro definiscono “difetti” o “parti peggiori” o addirittura “sbagliate” dei corpi delle grandi dive da passerella fanno body shaming. Questi articoli vengono spesso scritti per rassicurare in qualche modo, mostrando che alla fine nessuno è perfetto e che la “suprema” bellezza che vediamo sul web è inesistente, ma dall’altra parte confermano e rendono ancor più chiaro il problema di questa società che ci spinge ad un continuo confronto, ad inutili paragoni ed ad una insensata competizione estetica.

Altre volte però non è neppure questione di criticare e basta: spesso anche commenti che ci sembrano innocui come un “ti vedo dimagrita, mangia mi raccomando” o un “vedo che hai preso qualche chilo, bene” possono fare tanto male e diventare una vera e propria sentenza giudicante, specialmente se tali affermazioni non sono richieste e sono fuori luogo.

Da un’ indagine fatta da Nutrimente Onlus, un’associazione per la Prevenzione e la conoscenza dei disturbi del comportamento alimentare emerge che:

  • una donna su due soffre di body shaming
  • il 94% delle adolescenti è stato vittima di body shaming
  • il 65% dei ragazzi adolescenti ha riferito essere stato oggetto di critiche e commenti umilianti sul proprio aspetto fisico (quindi è un problema che riguarda assolutamente tutti, sia maschi che femmine)
  • le parti del corpo più “prese di mira” sono: gambe, pancia, fondoschiena, fianchi.

Quello che al giorno d’oggi ci sfugge sempre di più è che siamo tutti “pezzi” unici, diversi, speciali, meravigliosi anche in quelle che la società odierna etichetta come inutili imperfezioni. La realtà, in fondo, è totalmente diversa: non sono le taglie dei vestiti che indossiamo, i centimetri, i chili che pesiamo a definirci e classificarci in qualche modo, ma le nostre qualità e le nostre virtù a fare la differenza a contare davanti agli occhi di chi ci vuole bene. Siamo tutti “belli così”!

Stai soffrendo di body shaming al momento, ricordati che non sei solo, parlane! L’ unico modo per spezzare questo brutto giro è proprio questo! Nella nostra scuola è sempre attivo lo Sportello d’ Ascolto e, adesso che le scuole sono chiuse a causa dell’emergenza sanitaria, noi studenti (così come i genitori, i docenti e il personale A.T.A.) abbiamo a disposizione il servizio di Consulenza Scolastica (tutte le informazioni si possono trovare facilmente sul sito della scuola).

Giulia De Ieso – classe VB (liceo classico)

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