Il 3 novembre del 2020 il popolo americano è stato chiamato a eleggere il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, il personaggio politico più importante e potente del pianeta. La lotta alla presidenza tra i rappresentanti dei due partiti principali ha visto contrapposti il democratico Joe Biden e il repubblicano Donald Trump, presidente uscente.
Prima di analizzare le elezioni del 2020 è necessaria una presentazione dei due partiti principali degli Stati Uniti e del sistema elettorale attraverso il quale viene eletto il presidente. Il partito democratico, il più antico del mondo fra quelli attivi, venne fondato nel 1792 da Thomas Jefferson. Originariamente il partito proponeva una democrazia di piccoli proprietari terrieri indipendenti, in pieno contrasto con il potere centrale. Uno dei più importanti presidenti democratici è stato sicuramente Barack Obama, primo afroamericano a ricoprire una carica politica di tale importanza. Il partito repubblicano, invece, venne fondato nel 1854 da ex esponenti del Whing e del Free Soil (Suolo Libero), partiti contemporanei a quello democratico alla fine degli anni 30 dell’Ottocento, unitisi per creare un’alternativa più solida al partito democratico. Tra i più importanti presidenti repubblicani è necessario ricordare Abraham Lincoln, colui che abolì la schiavitù.
Gli Stati Uniti d’America sono una repubblica presidenziale federale composta da 5 Stati e il suo sistema elettorale è considerato molto complesso. Nell’ “Election Day” (Giorno delle elezioni) cittadini si recano alle urne per votare il futuro presidente. Successivamente ogni Stato conta i voti popolari e li converte in elettori del Collegio elettorale, i cosiddetti “Grandi Elettori”.
Ogni Stato ha un proprio numero di Grandi Elettori, assegnato dalla Costituzione e proporzionale al numero di abitanti dello Stato stesso. Per cui i grandi elettori sono costretti a votare il candidato che ha vinto nello Stato secondo il voto popolare e il futuro presidente, per essere eletto, deve avere l’appoggio di almeno 270 grandi elettori su 538. In alcuni casi il voto popolare non elegge il futuro Presidente; l’esempio più recente è quello delle elezioni del 2016, in cui il voto popolare (48,2%) ha proclamato vincitrice la democratica Hillary Clinton ma il numero dei grandi elettori che l’appoggiavano era inferiore ai 270 necessari per essere eletti e, di conseguenza, anche ai 304 del repubblicano Donal Trump che, pur se privo del consenso popolare (46,1%), è diventato Presidente.

Carta Stati Uniti in seguito alle elezioni 2016
Da alcuni importanti storici contemporanei le elezioni del 2020 sono state considerate le più importanti del XXI secolo, e non solo perché hanno registrato un’affluenza mai vista nella storia americana. Le donne, che sono la maggioranza della popolazione, hanno avuto un peso enorme all’interno delle elezioni contribuendo ad assegnare la vittoria a Joe Biden. Secondo i dati del The Guardian (Il Guardiano), noto giornale britannico, il 56% delle donne ha votato il candidato democratico chiedendo così un cambiamento radicale. Ma ce ne sono altrettante che sono state e sono in prima linea per rendere possibile la realizzazione di tale cambiamento. Il movimento per il cambiamento è formato da donne appartenenti al partito democratico, in particolare da un gruppo di quattro donne chiamato “The Squad” e da altre due donne di successo, che non appartengono a nessun gruppo.
Una di queste è la neo vicepresidente Kamala Harris, entrata nella storia come la prima donna e prima afroamericana a ricoprire la carica di vicepresidente. Kamala Harris è stata senatrice degli Stati Uniti per lo Stato della California e durante la sua carriera si è distinta per il suo carattere molto forte. Ciò si è potuto constatare durante il dibattito con l’ex vicepresidente Mike Pence. In più, si pensa che il democratico Biden abbia vinto soprattutto grazie alla scelta di nominare lei come futura vicepresidente.
L’altra figura femminile di rilievo è Stacey Abrams, la quale dopo 24 anni è riuscita a far ritornare lo Stato della Georgia, ex stato degli Stati Confederati d’America, uno Stato democratico. Stacey Abrams rappresenta la parte del partito democratico che ha un’ideologia più vicina al socialismo, il cui pioniere è Bernie Sanders. Stacey nel 2018 si è candidata come governatrice della Georgia perdendo contro il repubblicano Nathan Deal ma, durante questi due anni di opposizione, si è mostrata estremamente severa nei confronti del governo repubblicano ottenendo l’ammirazione della popolazione e rendendo così la Georgia uno stato democratico.
Poi c’è il famoso gruppo chiamato “The Squad” (La Squadra), conosciuto da molti giovani a livello mondiale per i discorsi molto duri contro la politica di Trump. Il gruppo, presente al Congresso statunitense, è molto legato al socialdemocratico Sanders ed è composto da quattro donne di etnie diverse sotto i cinquant’anni d’età:
– Alexandria Ocasio-Cortez, conosciuta come AOC, eletta nel quattordicesimo distretto di New York ed è la donna più giovane ad essere eletta al congresso degli Sati Uniti. AOC è nota per il suo discorso in risposta a quello del repubblicano Ted Yoho nel quale il repubblicano si difendeva per aver chiamato la giovane donna “fucking bitch” (fottuta puttana);
– Ilhan Omar eletta nel quinto distretto del Minnesota;
– Ayanna Pressley eletta nel settimo distretto del Massachusetts;
– Rashida Tlaib eletta nel tredicesimo distretto del Michigan, prima donna che soffre di DSA (disturbo dell’attenzione) ad essere stata eletta nel Congresso, insieme alla giovane AOC.
Il congresso degli Stati Uniti in seduta congiunta
Sul fronte repubblicano non ci sono figure femminili di spicco e forse anche per questo Trump non è riuscito a ottenere il consenso della maggioranza femminile dell’elettorato. Le donne americane, durante queste elezioni, hanno dimostrato di avere coraggio e di volere un cambiamento tutto al femminile quale è stato realizzato il 7 novembre con l’elezione del democratico Joe Biden.
Francesco Angelo Tropiano – IIB

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