7 Giugno, ore 16 e 50 circa: i manifestanti per Black Lives Matter riescono, con corde e tanta forza bruta, a rimuovere la statua di Edward Colston dalle sue fondamenta per poi gettarla nelle acque del porto sul fiume Avon. Tre giorni prima, il governatore della Virginia aveva annunciato la rimozione della statua di Robert E. Lee, il generale confederato che ha firmato, nel 1865, l’armistizio che ha posto fine alla Guerra di Secessione.
Robert E. Lee era a capo di un esercito che ha combattuto contro gli Stati Uniti e, aldilà del motivo per cui l’ha fatto – la difesa della schiavitù -, l’ultima cosa che ci si aspetterebbe è che Wikipedia abbia una pagina dedicata ai memoriali a lui dedicati sul terreno della nazione avversaria.
Si tratta di una profonda contraddizione americana, che si trova ovunque negli stati del Sud. Alla base della mentalità conservatrice c’è il rispettare e onorare le tradizioni, ed è molto difficile ammettere con sé stessi che tra queste c’è anche il possedere degli schiavi, e lottare per continuare a farlo. Del resto, anche noi italiani non possiamo crederci migliori: la maggioranza dei bisnonni di chi leggerà quest’articolo ha posseduto la tessera del Partito Nazionale Fascista, eppure in Italia non viene messo in atto lo stesso percorso educativo attuato in Germania per illustrare ai bambini, sin da piccoli, le nefandezze compiute dai propri antenati. Le conseguenze, le stiamo vedendo ogni 25 Aprile.
Ma le statue confederate non sono ancora in piedi solo perché esiste, da qualche parte, un contadino della Georgia che difende il proprio trisavolo. La maggior parte delle statue è stata eretta nei primi vent’anni del secolo scorso, periodo in cui la segregazione razziale si stava inasprendo; un altro picco c’è stato durante gli anni ’60, quando il Civil Rights Movement minava la segregazione razziale stessa. Le statue e i memoriali sono stati usati, dagli stati del Sud, come un allegro reminder ai cittadini di colore di ciò di cui i propri antenati erano stati capaci.
Perché allora dovremmo stupirci se chiunque sostenga Black Lives Matter vorrebbe vederle tutte abbattute? Non si tratta di cancellare la Storia, dal momento che nessuno vorrebbe vedere una statua di Bin Laden a New York, benché lui abbia fatto la Storia in quel luogo; si tratta piuttosto di smettere di celebrare coloro che hanno combattuto per la superiorità dell’uomo bianco.
Quest’articolo però non si è aperto col nome di un generale confederato, ma con quello di un cittadino britannico del ‘700. Colston, a differenza dei southerners, ha fatto solo che bene alla sua nazione: è stato un grandissimo filantropo, che ha finanziato scuole e ospedali sul territorio inglese. Il problema è che per essere filantropi bisogna essere almeno un po’ ricchi, e Colston ha ottenuto la sua fortuna col commercio di circa ottantamila schiavi, di cui, pare, un quarto morti nella traversata atlantica.
Questo è il peccato originale delle grandi potenze coloniali: la loro ricchezza attuale è stata costruita sulle spalle della schiavitù e viene mantenuta e accresciuta tramite i legami economici e politici con le ex colonie. Ma se qualunque grande del passato ha beneficiato di questo sistema, perché non abbattere tutte statue?
Perché nessuno è un santo, ma alcuni sono più diavoli di altri. Kennedy è uno dei personaggi più amati del secolo scorso, ma era anche un fedifrago incallito; i padri fondatori statunitensi, benché spesso critici della schiavitù, possedevano loro stessi degli schiavi. Ma nel loro caso, gli aspetti immorali del carattere sono stati più che pareggiati – anzi, di molto superati – dalle loro azioni positive, da ciò che rappresentavano di bello. Non è detto che in futuro la popolazione la pensi diversamente – in America qualcuno si è già scagliato contro Washington – e sarebbe del tutto legittimo. A quel punto, la scelta sul tirare giù la statua di JFK, Jefferson e Adams dal piedistallo sarà dei posteri – ma dipenderà da un altro ingrediente.

E’ giusto giudicare i personaggi di altre epoche in base agli standard moderni?
Nessuno, nel nostro Liceo, protesterebbe per un’aula assegnata a Platone ma, se fosse assegnata a un moderno maestro pederasta, ci troveremmo una fila di studenti fuori a protestare – almeno spero. Allora in cosa ha sbagliato Colston? D’altronde, ha agito secondo la legge e l’uso del suo tempo.
L’aver seguito la moralità di un tempo diverso può essere perdonato solo se non ha conseguenze negative ancora oggi.

La ferita dello schiavismo è ancora aperta in USA, Regno Unito, Belgio e altri ex-imperi coloniali, e specialmente in America il razzismo è ancora presente e, in un certo senso, fomentato da quelle statue: proprio per questo bisogna toglierle dalle piazze e metterle nei musei.




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