Ora che la curva epidemica inizia a scendere, si comincia anche a parlare di riapertura: riprenderanno le loro attività aziende ed industrie ma anche bar e ristoranti. È invece quasi certo che si tornerà sui banchi di scuola soltanto a settembre. I media non si sono molto occupati della scuola in questi mesi di emergenza sanitaria, ed il governo ha prestato molta poca attenzione alla situazione che stiamo vivendo noi studenti insieme agli insegnanti. Alcuni articoli di giornale sono stati dedicati alla organizzazione dell’esame di maturità, considerata l’unica priorità.
Non solo noi studenti, però, ci sentiamo un po’ dimenticati. In questi giorni è passata completamente in secondo piano anche un’altra questione molto importante: la situazione degli insegnanti e, in particolare, di quelli precari. In questi giorni di crisi, con la didattica a distanza, i docenti hanno continuato a lavorare ininterrottamente, modificando il loro metodo di insegnamento e di valutazione tenendo conto delle nuove dinamiche e delle nostre diverse esigenze: l’orario delle lezioni è stato ridefinito e anche le forme delle attività proposteci sono state riadattate. Studiare e insegnare non è semplice adesso. Ma per i circa 170mila precari, secondo le stime del quotidiano ilsole24ore.com, che vedranno il loro contratto scadere al termine di quest’anno scolastico, tutto è ancora più difficile.
Nel corso dell’anno precedente si era finalmente deciso di bandire due concorsi, uno ordinario e l’altro straordinario riservato a coloro che possiedono un’anzianità di servizio di almeno tre anni, per immettere in ruolo un gran numero di insegnanti. Per poter essere immessi in ruolo, decine di migliaia di lavoratori a tempo determinato avrebbero dovuto sostenere i concorsi a fine maggio ma purtroppo, a causa della pandemia tuttora in corso, è chiara l’impossibilità dello svolgimento regolare delle prove secondo i tempi previsti. La Ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, che ha in più occasioni affermato come ipotizzabile ritorno a scuola il mese di settembre per preservare la salute dei ragazzi, ha comunque intenzione di pubblicare in Gazzetta Ufficiale un bando che stabilirebbe l’indizione delle prove già per il luglio prossimo. Ma se noi studenti non possiamo di rientrare a scuola nemmeno per queste ultime settimane, perché è permesso ai docenti di sostenere a luglio prove che riunirebbero in piccoli spazi centinaia di persone?
Le contraddizioni nelle decisioni per la scuola sono davvero tante. Certamente è, però, necessaria un’immissione in ruolo dei docenti il prima possibile, poiché è ormai da troppo tempo che a migliaia di studenti non viene garantita la sicurezza sulla continuità del proprio percorso di studi. Cambiare insegnante ogni anno non permette allo studente di seguire con attenzione un determinato programma, il che crea, molto spesso, vuoti molto difficili da colmare. Come riportato da Tecnica della Scuola, un’alternativa, proposta dai sindacati, potrebbe essere la realizzazione di una graduatoria in base ai titoli e agli anni di servizio; questa scelta eviterebbe il crearsi di assembramenti e non esporrebbe al rischio del contagio migliaia di insegnanti e le loro famiglie. Si tratterebbe inoltre di una soluzione capace di far risparmiare risorse economiche, che sono, adesso, così necessarie per colmare la disparità sociale determinata dalla “scuola a distanza”. I docenti, che in queste ore stanno studiando per il concorso e allo stesso tempo lavorando per svolgere al meglio il loro lavoro, sono moltissimi, e sono gli stessi che da anni lavorano a scuola, con uno stipendio minimo ma un dispendio di energie massimo e con competenza e preparazione non solo per i numerosi titoli di studio in loro possesso ma anche e soprattutto per l’esperienza di insegnamento fatta nel corso di numerosi anni di scuola.
È urgente e necessario che i docenti precari abbiano certezza del loro futuro lavorativo e siano messi nelle condizioni di programmare il lavoro nelle loro classi. In tutti questi anni la loro condizione è stata a lungo trascurata; adesso è indispensabile che tutto questo cambi. Noi studenti siamo il futuro, ciò che verrà, e la nostra corretta formazione, che è danneggiata fortemente dalla condizione di precarietà dei nostri insegnanti, dovrebbe essere la priorità di tutti, poiché saremo noi giovani a costruire la società del domani.
Lucrezia Favilla (IB – liceo classico)

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