Il 25 marzo 2020, alle 12:00, le scuole di tutta Italia hanno preso parte alla lettura della Divina Commedia, in concomitanza con l’inizio del viaggio del Sommo Poeta alla ricerca della “diritta via che era smarrita” (Inf. I, 3). L’iniziativa, che prende il nome di Dantedì, è frutto di un’idea del giornalista Paolo di Stefano ed è stata annunciata il 17 gennaio, in vista della celebrazione dei settecento anni dalla morte di Dante nel 2021.
Anche la mia classe, la IA, insieme alla VA del Liceo Classico Galileo Galilei di Pisa, ha partecipato a questa iniziativa, leggendo e commentando il canto XXVI dell’Inferno per i nostri compagni più piccoli del ginnasio. Il viaggio di Ulisse ha coinvolto noi ragazzi nella lettura dei versi che raccontano dell’eroe greco in viaggio verso le colonne d’Ercole, della sua sfida al volere divino e della sua lotta per affermare la propria autonomia e soddisfare il proprio desiderio di conoscenza.
La lettura del canto ha chiamato al confronto dei versi della Divina Commedia con il capitolo intitolato Il viaggio di Ulisse dell’opera di Primo Levi Se questo è un uomo. Nell’inferno di Auschwitz l’autore, proprio attraverso il canto XXVI di Dante, cerca di insegnare l’italiano a un altro prigioniero, restituendo a quest’ultimo e a sé stesso, tramite la condivisione della cultura, la dignità di essere umani in un luogo dove era negato perfino il diritto di avere un nome.
Come ha dichiarato Dario Franceschini, Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, nonostante la prima edizione del Dantedì abbia avuto luogo in una situazione decisamente precaria, a causa della quarantena dovuta al Covid-19, studenti, docenti e cittadini sono riusciti a unirsi e commuoversi insieme grazie ai versi danteschi che, pur essendo stati scritti 700 anni fa, conservano un’attualità che fa riflettere ed emozionare, come se Dante, con il celebre “e uscimmo a riveder le stelle” (Inf. XXXIV, 139) volesse, dal passato, incoraggiarci a essere forti e a rimanere uniti attraverso la lettura e la condivisione.
Dante rappresenta passato e futuro e conoscerlo significa trovarsi di fronte a tutta quella gamma di sentimenti, pensieri, emozioni che caratterizzano l’essere umano. “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Inf. XXVI, 119-120), ammonisce Ulisse nel suo discorso ai compagni; e in questo momento la conoscenza deve essere usata per salvare vite e superare le difficoltà: così adesso i nostri eroi sono i medici, gli infermieri, i ricercatori che stanno mettendo a rischio le loro vite e impegnando tutte le loro forze per aiutare gli altri, tutti noi.
Livia Giorni (IA – Liceo classico)
Articolo – A lezione con Dante di Annarita Megliola

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