La giornata è splendida e quando nel primo pomeriggio arriviamo alla Stazione Leopolda ci sono ancora poche persone che si aggirano tra gli stand. Ci capita tra le mani la brochure del Festival e si capisce immediatamente che l’evento è importante: sono 63 pagine che citano un centinaio tra sponsor, partner, promotori e sostenitori, l’intero programma, articolato su 6 giorni e 8 diverse sedi e una presentazione che dice così:
“Pisa diventa “Robo Town”, la città dei robot, grazie alla seconda edizione del Festival Internazionale della Robotica, ospitato dal 27 settembre al 3 ottobre 2018 nella città toscana che vanta una delle più alte concentrazioni al mondo di addetti e di attività per la ricerca, lo sviluppo, l’applicazione di sistemi robotici verso settori sempre più ampi, che ormai arrivano a coinvolgere (e migliorare) ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Dopo l’esordio del 2017, caratterizzato da un successo record con oltre 10 mila presenze, si conferma estesa e rilevante la rete delle istituzioni di Pisa che hanno confermato il valore e la rilevanza della Festival come elemento chiave per pianificare l’ulteriore sviluppo territoriale, per aumentarne la notorietà a livello mondiale e, soprattutto, per dimostrare come la robotica, in tutte le sue declinazioni, sia una tecnologia amichevole per l’uomo. I sistemi robotici, infatti, sono a servizio dell’uomo per aiutarlo e per agevolarlo, mai per sostituirlo, a meno che non si tratti di compiere incarichi pesanti e pericolosi.”
Cominciamo la visita, curiosi di vedere da vicino cosa bolle in pentola.

La foto qui a destra rappresenta un robot realizzato nell’ambito del progetto finanziato da Human Brain Project, come racconta una studentessa di neurorobotica, finalizzato per creare il passaggio delle informazioni attraverso il sistema nervoso centrale per poi controllare i robot. Il robot nella foto è Icab, un esempio di una piattaforma robotica che dà la possibilità di testare dei modelli di parti del sistema nervoso centrale, spesso rappresentate con reti neurali, che tramite alcune telecamere e sensori registrano dati reali presi sulla scena, i quali successivamente possono essere rielaborati. Questo è un grosso vantaggio, essendo impossibile fare un modello di tutto il sistema nervoso del cervello, perché permette di fare un modello semplificato dell’azione data da svolgere e in seguito osservare le reazioni.
Un altro stand interessante è allestito da un gruppo di ricerca specializzato in ambito neuroprotetico. L’intenzione di questi ricercatori è quella, tramite un sensore di una mano robotica collegato al nervo del paziente attraverso degli elettrodi, di far provare al paziente le stesse sensazioni captate dal robot in maniera abbastanza naturalistico. Tutto ciò è possibile grazie ad un modello che converte la sensazione tattile percepita dal robot in un segnale uguale a quello che percepirebbe il paziente. Questo permette di trasmettere una grande quantità di dati a distanza e in tempo reale.
Durante il festival si svolg
ono anche gare aeree tra droni, comandati da ragazzi che sono muniti di visore, e tra robot che devono affrontare diverse sfide. Ci sembra quasi strano che le più affascinanti siano i labirinti e il sumo tra robot, due discipline antichissime che vengono praticate oggi cambiando i protagonisti.
Eliseo Piccinonno – Francesco Marino

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