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Adesso anche Al Sisi ha “Dio dalla sua parte”

24 Gennaio 2018 by admin_rapsodia Lascia un commento

Due anni fa il ventottenne Giulio Regeni scomparve al Cairo. Il 3 febbraio venne ritrovato in un fosso il suo corpo orrendamente mutilato. Giulio Regeni è scomparso il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di Piazza Tahrir nelle quali il popolo egiziano aveva marciato, protestato e infine era insorto, con inarrestabile forza, contro il trentennale governo del Presidente Mubarak. Curioso che sia stato scelto proprio quel giorno da parte della polizia del sesto governo dell’Egitto “cosiddetto democratico” per far scomparire nel nulla un giovane giornalista de Il Manifesto che stava lavorando con i sindacati egiziani, scomode organizzazioni per il governo militare di Al Sisi.

Un Egitto “cosiddetto democratico” principalmente per due motivi: il primo perché il presidente Al Sisi, dopo aver ufficialmente restituito il potere legislativo al parlamento, ha ottenuto il controllo di quest’ultimo che ha ora il più alto numero di membri della polizia e dell’esercito nella storia del paese; il secondo perché l’Egitto si trova all’ultimo posto per la libertà di stampa. Ma non solo.

Il fatto che il presidente in carica sia un generale lede il concetto stesso di democrazia, così come l’uso della tortura quale strumento prediletto della polizia egiziana è prova evidenza della violazione dei diritti umani, strettamente legati alla democrazia. Anche nel caso Regeni, ennesima prova della “cosiddetta democrazia” egiziana, abbiamo visto la distruzione di ogni valore democratico. Ogni elemento di questo caso non è compatibile con quello che può avvenire in un paese democratico: un libero cittadino sparisce nel nulla, una sera, prima di incontrarsi con un’amica con la quale avrebbe festeggiato il compleanno di un altro amico; viene trattenuto dalla polizia e, secondo un testimone di La Repubblica, interrogato e torturato. I poliziotti volevano “conoscere la rete dei suoi contatti con i leader dei lavoratori egiziani e quali iniziative stessero preparando” e così lo torturarono per interi giorni fino a quando Giulio non resse più tutta questa violenza. Dopo il ritrovamento del cadavere che mostrava evidenti segni di disumana tortura, il governo e la polizia egiziana hanno inizialmente sviato le indagini attribuendo il decesso a un incidente stradale o a un omicidio a sfondo omosessuale.

Ma la violenza riscontrata sul corpo dell’attivista testimonia altro rispetto a quello che i rappresentanti delle istituzioni egiziane volevano fare passare come un incidente o una violenza comune. Questo non è naturalmente il primo caso in cui la polizia di Al Sisi si è macchiata di violenze di tale genere; basti pensare ai diciannove ex detenuti che, intervistati da HRW, hanno confessato come gli agenti e gli ufficiali dell’Agenzia nazionale per la sicurezza abbiano utilizzato lo strumento della tortura durante le loro indagini per costringere i sospettati dissidenti a confessare, violando la stessa legge egiziana e internazionale. E anche questi episodi avvalorano le accuse mosse al governo egiziano in merito al casa Regeni.

Sono passati due anni dall’omicidio di Giulio Regeni; perché non è stata ancora fatta giustizia? Perché l’Italia dopo sedici mesi dall’omicidio ha riportato al Cairo il proprio ambasciatore? Perché l’Italia e l’Unione Europea non si sono mosse insieme sanzionando l’Egitto come hanno fatto con la Russia? La risposta è una sola: perché, come direbbe Bob Dylan, adesso anche Al Sisi ha “Dio dalla sua parte”. Il dio Denaro, una delle più potenti divinità della più grande religione occulta dei nostri tempi, vale a dire l’interesse economico delle varie nazioni.  Come in passato in nome di un dio sono stati giustificati massacri, guerre e colpi di stato, come le SS dicevano di avere Dio dalla loro parte mentre perpetravano uno dei più grandi crimini contro l’umanità nella storia del mondo (la Shoah), adesso è in nome di questo dio dei tempi moderni che si vuole trovare giustificazione alla mancata presa di posizione da parte del governo italiano e della Comunità europea. Il dio che protegge il governo egiziano sono gli interessi e gli accordi commerciali che legano Italia e Egitto.

“L’Egitto è un nostro partner strategico e ha un ruolo fondamentale per la stabilizzazione della regione”; l’affermazione del Presidente Paolo Gentiloni rivela quanto questi legami economici siano forti, tanto forti da far dimenticare le parole di un amico di Regeni pronunciate in una veglia davanti all’Ambasciata al Cairo: “I casi di arresti illegali sono innumerevoli, tortura e scomparse forzate, e molti detenuti morti in custodia. Purtroppo Giulio è morto nello stesso modo di molti egiziani”. Dal punto di vista strategico per la sua posizione geografica l’Egitto è infatti uno dei paesi più importanti: situato ai confini con Libia, Israele, penisola Arabica e Giordania, costituisce un punto di snodo tra Africa e Medio Oriente ed è, per questo, molto rilevante nel panorama geopolitico. L’Egitto è anche uno dei paesi alleati e finanziati dall’Arabia Saudita e, con la sua influenza politica, costituisce una delle principali pedine nella ricerca di nuovi equilibri in Libia. Grandi aziende italiane come l’ENI hanno forti interessi nei confronti dell’Egitto (proprio l’ENI ha annunciato nel 2015 la scoperta di un nuovo giacimento offshore, in una zona di sua concessione nelle acque egiziane del Mediterraneo con riserve stimate a 850 miliardi di metri cubi di gas, abbastanza da mutare in modo molto positivo lo scenario energetico della nostra penisola. Le perforazioni sono cominciate nel gennaio 2016 e queste operazioni daranno i loro frutti tra il 2018 e il 2019, mentre il picco della produzione è previsto per il 2024. Ma l’ENI non è l’unica società; anche la Edison ha investimenti nel paese per due miliardi, come anche Banca Intesa San Paolo che dodici anni fa ha acquistato la Bank of Alexandria per 1,6 miliardi di dollari. E queste non sono le sole organizzazioni italiane ad aver interessi finanziari in Egitto. Oltre agli interessi di queste nostre aziende c’è anche da considerare quelli delle società turistiche come Alpitour, la cui home è ricolma di promozioni per vacanze in Egitto. Dopo l’assassinio di Giulio Regeni il traffico di armi dall’Italia all’Egitto non è cessato, ma anzi è andato incrementandosi, sebbene alcune risoluzioni europee abbiano invitato a sospendere le forniture “di attrezzature che potrebbero essere usate a fini di repressione interna”.

Ma allora, cosa ha fatto l’Italia per Regeni? Niente! Si sono voltate le spalle a un ragazzo che potremmo dire appartenere a una nuova generazione di martiri, i “martiri per la libertà di stampa”. L’unica cosa che è stata fatta è stata l’iniziativa da parte di alcuni attivisti di SEL che hanno affisso sull’insegna davanti l’ambasciata d’Egitto un cartello con su scritto “Piazza Giulio Regeni”.  Nessuno sembra veramente volere verità e giustizia. Come ha pubblicamente affermato la madre di Giulio il 18 gennaio 2018, in occasione di quello che sarebbe stato il  trentesimo compleanno del figlio, la famiglia, che non ha mai smesso di fare appelli ai liberi e giusti, è rimasta “a mani vuote”, “con le anime a pezzi e i pensieri in tempesta”.

A due anni dalla sparizione di Giulio Regeni anche noi studenti del Liceo Classico Galilei di Pisa vogliamo unirci con forza a questa lotta per la verità, affinché questo crimine non resti nell’oscurità, affinché non ci si accontenti delle mezze-risposte date da un regime che di democratico ha forse solo il nome. Noi studenti abbiamo deciso di schierarci a fianco di un altro studente, uno studente che ha subito la violenza di una tirannia, quelle che noi studiamo sui libri di storia ma che si rivelano essere invece tragica attualità. Non è tollerabile che non si sappia, che si dimentichi; poiché, se dimenticheremo tutto quello che è successo, non verrà mai fatta giustizia e ciò non è una possibilità per noi accettabile. E il manifesto, realizzato da Amnesty International, resterà affisso sul portone della nostra scuola finché tutto il mondo non si alzerà gridando: “Verità per Giulio Regeni!“

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