Come ogni anno, anche per il 2018, il Liceo classico Galilei di Pisa organizza per la cittadinanza e, in particolare, per i ragazzi delle scuole medie, l’iniziativa “I Giorni classici”, un percorso guidato all’interno dell’istituto durante il quale vengono presentati temi e argomenti oggetto di studio a scuola attraverso brevi rappresentazioni sceniche.
Il tema conduttore proposto quest’anno è “Gli uomini e gli dei”, un percorso sulla divinità e sul suo rapporto con l’umanità nel tempo. Le rappresentazioni approfondiscono campi di studio diversi: dalla cultura classica alla filosofia nietzschiana, all’arte, alla poesia e ancora fino alla scienza con il processo a Galileo Galilei.
I vari gruppi presenteranno i loro lavori venerdì 19 gennaio, dalle 15.00 alle 18.00, e sabato 20 gennaio, dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00.
In quest’occasione ho scelto di intervistare i ragazzi del gruppo su Galileo Galilei, a cui è dedicata la nostra scuola. Anche se ci troviamo in un liceo classico, penso che sia importante che a rappresentarci sia il padre fondatore del metodo sperimentale e a me, che ho scelto questo liceo con la consapevolezza che avrei poi frequentato una facoltà scientifica, preme più che mai far capire e sottolineare l’importanza del legame fra le scienze e la letteratura, fra il metodo, anche scientifico, e il nostro liceo.
Fra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600 molti filosofi, che erano al tempo stesso letterati e grandi matematici, sentirono l’esigenza di definire un nuovo metodo di conoscenza, che consentisse la nascita di un sapere cumulativo, collettivo e soprattutto orientato verso un fine pratico e un’applicabilità tecnica, un sapere attraverso cui poter “migliorare” la natura a nostro vantaggio.
Edoardo Vanni, uno degli organizzatori del gruppo, dice: «Proprio il mondo che studiamo noi, quello greco e romano, rappresenta la culla all’interno della quale l’umanità ha saputo sviluppare, parallelamente a una coscienza letteraria e storica, una passione forte nei confronti della ricerca scientifica e tecnologica, che per esempio ha consentito la definizione della teoria eliocentrica, un passo determinante per la cultura moderna».
Julia Favaro racconta di come la figura di Galilei l’abbia da sempre affascinata: «La sua curiosità, la sua ricerca e la sua immaginazione sono tra i pregi migliori che un uomo possa avere. In pochi sanno che il nostro celebre concittadino non è stato solo un uomo di scienza ma anche un appassionato di Dante e Torquato Tasso; la mia citazione preferita, che viene proprio dalla sua opera “Considerazioni al Tasso di Galileo Galilei e Discorso di Giuseppe Iseo sopra il poema di M. Torquato Tasso per dimostrazione di alcuni luoghi in diversi autori da lui felicemente emulati” è “Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi”. Quest’estate ho partecipato a un campus nazionale sull’astrofisica ed ero l’unica allieva di un liceo classico, nonostante spesso con i compagni si finisse a parlare di letteratura, del senso della vita e delle teorie sugli universi paralleli. Quindi, perché liceo classico e Galileo Galilei possono convivere nella stessa frase? Perché entrambi insegnano a “parlar chiaro”».
«Quando pensiamo al rapporto dell’uomo con la divinità, subito facciamo riferimento al mondo greco e latino, ma non riflettiamo sul fatto che nel corso della storia l’uomo ha parlato della divinità anche in altre occasioni, dalla filosofia fino alla poesia. Con questo gruppo noi ragazzi vogliamo mettere in evidenza questa relazione fra ambiti diversi e, in qualche modo, sponsorizzarla», aggiunge a questo proposito Sylvie Morel, altra co-organizzatrice del gruppo.
Se riflettiamo sul rapporto dell’uomo con la divinità e la religione nel corso della storia, è bene ricordare che Galileo Galilei, nel sostenere la rivoluzione scientifico-astronomica e la teoria eliocentrica, entrò in contrasto con la Chiesa Cattolica e, nel 1633, il Tribunale dell’Inquisizione lo convocò a Roma, sottoponendolo a processo. Dopo averlo costretto ad abiurare, lo condannò a domicilio coatto nella sua villa a Firenze, vietandogli di proseguire le sue ricerche e fare pubblicazioni. Nonostante il suo rapporto conflittuale con la Chiesa Cattolica, Galilei fu un uomo di fede, e nei suoi scritti ha in più occasioni sottolineato l’importanza dell’aiuto che la grazia divina gli ha fornito nel corso della sua ricerche e delle sue scoperte. Galilei rappresenta anche una chiave di svolta nel rapporto Dio-scienza, due piani che ha sempre saputo mantenere distinti. Nella lettera a Madama Cristina di Lorena Galilei tentò di spiegare che un’interpretazione letterale delle Sacre Scritture avrebbe portato a contraddizioni ed eresie vere e proprie, che avrebbero finito per rappresentare Dio né più né meno come un uomo con “e piedi e mani e occhi”, affetto da sentimenti “d’ira, di pentimento, d’odio”; la Sacra Scrittura e la natura vanno invece sapute mantenere distinte e solo la seconda deve occuparsi dei problemi fisici e naturali.
Il lavoro di questo gruppo ci conferma l’importanza di un’iniziativa come quella de “I Giorni classici” per la nostra scuola e, più in generale, per la formazione classica, che è oggi chiamata a confrontarsi con le sfide di un mondo che appare sempre più orientato verso un sapere scientifico e tecnico.
Vi aspettiamo per presentarvi gli altri gruppi.
GLI ARTICOLI DEDICATI ALL’EDIZIONE 1018 DEI GIORNI CLASSICI
>> La mia prima esperienza con i “Giorni Classici”
>>Giorni Classici 2018: i risultati del sondaggio
>>I Giorni Classici – il primo piano

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