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La biomassa è davvero un energia rinnovabile?

12 Gennaio 2018 by admin_rapsodia Lascia un commento

Quando sentiamo la parola energia rinnovabile, la nostra mente corre a immaginare impianti fotovoltaici, pale eoliche, centrali idroelettriche e tutto ciò che, senza inquinare, può salvaguardare il pianeta Terra dai devastanti petrolio e carbone; insomma immaginiamo i nostri figli giocare all’aperto respirando aria pulita e non corrotta e avvelenata.

La speranza di vedere l’energia rinnovabile crescere e soppiantare le tradizionali fonti fossili sta crescendo, seppur lentamente, sempre di più; basti pensare che il sostegno normativo continuato alle energie rinnovabili nei mercati chiave ha portato gli investimenti nell’energia elettrica a livello globale fino a quota 443,5 miliardi di dollari nel 2017. Tuttavia in Italia, dopo una crescita repentina delle energie rinnovabili che l’aveva portata ad occupare la quinta posizione tra le nazioni più virtuose dal punto di vista delle energie pulite nel 2012, gli investimenti in questo settore hanno avuto un progressivo calo fino ad arrivare a occupare, nel 2015, la ventiseiesima posizione. C’è però una particolare energia rinnovabile in Italia che continua a crescere: l’energia a biomassa; con un tasso di crescita media (sempre fino al 2015) del 17% l’anno e ancora oggi in forte sviluppo rispetto alle altre energie rinnovabili.

L’ energia a biomassa è un’energia prodotta dalla combustione della biomassa che è appunto “la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l’acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani” [daAgenzia provinciale per le risorse idriche e l’energia – osservatorio]. Le biomasse possono essere una fonte energetica rinnovabile purché, nel territorio di origine e nel tempo di utilizzo, quanto consumato si ripristini. In pratica la centrale a biomassa funziona come un grande camino ma uno dei problemi di questo camino è che, oltre a bruciare legna, brucia la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu) che è equiparata alle biomasse con decreto ministeriale. Facile prevedere che, una volta costruite, queste centrali potranno essere alimentate anche con Forsu, il cui costo di smaltimento è già una prima fonte di redditività. Il conferimento della Forsu vale da 80 a 110 €/t, il verde circa 60 €/t e i fanghi da depurazione circa 90 €/t.

Come se non bastasse l’enorme inquinamento derivante dalla combustione di una così elevata quantità di materiale non è limitato soltanto all’entità dei fumi, delle ceneri e delle microparticelle emesse nell’aria, ma deve tener conto anche del traffico di camion necessario per il continuo rifornimento della biomassa da bruciare. Secondo il professore Bonari, in un recente articolo su Lega Ambiente Pisa Energia Legambiente a Coltano solo se…, “Un impianto da 1MW ha bisogno di circa 10mila tonnellate di sostanza secca, che si traducono in circa 12mila tonnellate di sostanza umida. Un camion senza rimorchio a due assi può trasportare fino a 12 tonnellate, ipotizziamo per difetto che in media si trasportino 8 tonnellate di sostanza umida per viaggio, significa un totale di 1.500 camion all’anno, cioè 4 al giorno se distribuiti durante tutto l’anno”.

Nel caso specifico della costruzione della centrale che la società Byomass vorrebbe costruire a Ospedaletto, tale proposta ha visto nascere pareri contrastanti, e non solo per ragioni politiche. Proprio in questi giorni la Giunta comunale ha dato la sua approvazione al progetto, dopo quello della Regione, dell’Asl e dei Vigili del fuoco ma rimangono alcune riserve. Oltre le criticità della costruzione di un impianto a biomasse già elencate in precedenza, nel caso di Ospedaletto la centrale a biomasse non verrebbe costruita in una zona qualunque e tale da garantire l’assoluta tutela della salute pubblica poiché a circa 1 km di distanza si trova la scuola elementare primaria F. Baracca e, come dimostrato da un importante studio condotto in merito, molto probabilmente l’attività della centrale porterebbe le micro particelle a gravitare sopra la scuola stessa. Il sito scelto non è nemmeno favorevole a un effettivo risparmio energetico. Nelle centrali a biomasse infatti si produce principalmente calore, circa il 75 per cento (aspetto che non è però ciò che interessa agli investitori, perché è tramite la produzione di energia elettrica che si ha il profitto); tuttavia questo calore non potrebbe essere utilizzato a causa della bassa densità di abitazioni nella stessa zona dell’impianto. Vero è che questa misura permetterebbe di “spegnere” altre fonti energetiche, come caldaie per il riscaldamento domestico, con un possibile vantaggio ambientale. Tuttavia nel progetto che la società aveva già presentato per la costruzione di un altro impianto a Coltano, non c’ è assolutamente traccia di un riutilizzo dell’energia termica per il teleriscaldamento.

Ferma restando l’importanza di trovare nuove fonti di energia in grado di non danneggiare l’ambiente. è opportuno che i rappresentanti delle nostre Istituzioni e tutti noi cittadini insieme a loro vigiliamo affinché interessi economici di pochi non prevalgano sulle garanzie di tutela della salute di tutti.

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