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“Lui è tornato”: un monito per l’Europa e per il mondo

30 Aprile 2018 by admin_rapsodia Lascia un commento

Siamo nel 2015: l’attentato alla sede di Charlie Hebdo scuote la Francia e il mondo intero, il Front National di Marine Le Pen è il vincitore indiscusso del I turno di elezioni regionali in Francia, Salvini continua a conquistare consenso in Italia, in Polonia i nazionalisti anti Ue ottengono la maggioranza dei seggi e in Germania iniziano a espandersi partiti neonazisti come NPD. Di fronte a questa situazione il protagonista del fim “Lui è tornato” (non un protagonista qualsiasi, bensì Adolf Hitler) fa una riflessione che conclude, soddisfatto, con “È un buon punto di partenza”. Frase che chiude lapidariamente il film insieme all’immagine di un Hitler compiaciuto.

Il film si apre in chiave quasi comica, con un Hitler che si aggira disorientato per le strade della Berlino dei nostri giorni e un giornalista, Fabian Sawatzki,  che, dopo aver appena perso il proprio lavoro in un’emittente televisiva, spera di sfondare come regista servendosi di questo personaggio che crede sia un attore. Ma ben presto si rivela tutta la tragicità della realtà politica del nostro tempo. Hitler e Sawatzki, girando per la Germania, riescono a intervistare molte differenti tipologie di Tedeschi, che però paiono avere tutti in comune un particolare inquietante: non sembrano essere scandalizzati dalla figura del führer. Nel corso del film assisteremo, anzi, a come molti degli intervistati siano ben contenti della presenza di colui che si è macchiato del genocidio di sei milioni di ebrei (tanto per fare un solo esempio), spingendosi perfino a rivolgergli calorosi elogi e a promettergli fedeltà; cosa ancora più sconcertante è che alcuni degli intervistati non siano attori, ma persone incontrate per strada che sono arrivate a dire “ma sì, un po’ di pulizia andrebbe fatta, come si fece allora”. Fortunatamente fra queste scene improvvisate non sono mancati episodi di cittadini disgustati dalla presenza di un personaggio spacciato come Hitler nelle piazze della Germania; “Io trovo assurdo che nel 2014 un uomo possa presentarsi in Piazza a Bayreuth e fingersi Hitler tranquillamente, è inconcepibile che la nostra società tolleri una cosa simile. Devo dirglielo: non fa onore alla Germania e se io potessi farlo l’avrei già cacciata via di qui”, afferma un incredulo cittadino.

Malgrado queste forti parole, man mano che il film prosegue, la popolarità e il consenso che ottiene la figura del führer aumenta sempre di più diventando una vera e propria celebrità del piccolo schermo tedesco, una celebrità che si muove proprio come un politico (anche se dovremmo dire “un populista”) parlando di problemi sociali, ascoltando bisogni e problemi di quella che è la fascia media della popolazione. Fino a quando un giornalista scopre un filmato in cui “l’amato” Hitler spara a un cane uccidendolo: paradossalmente, solo a questo punto, il führer viene allontanato dalla televisione poiché, come spiega il direttore dell’emittente televisiva, “poche cose il pubblico non perdona, ma uccidere un cucciolo… no, il popolo tedesco non può perdonarlo“. Si rivela così tutta la superficialità del nostro tempo. Il mondo non si scandalizza se colui che si è reso responsabile di alcuni fra i peggiori crimini contro la dignità umana appare in televisione dando lezioni di politica, ottenendo addirittura un vastissimo consenso; deve essere l’uccisione di un cane a far sollevare contro di lui il popolo.

Dopo questo inconveniente Hitler, come riuscì a risollevarsi nella realtà storica e anzi a incrementare il proprio consenso dopo il fallito Putsch di Monaco per il quale fu anche incarcerato, scrive un nuovo libro “Er ist wieder da” (“Lui è tornato” appunto) che riscuote immediatamente un clamoroso successo tanto da trarci una sceneggiatura. Anche questo film sembra destinato a essere un successo  con la popolazione totalmente annebbiata da questa nube di populismo gratuito, fino a quando un’anziana (la nonna della compagna di Sawatzki) riconosce gli occhi di Hitler ed è qui che il film assume il tono tragico. Come se attraverso la sua bocca scaturisse con tutta la forza di un fiume quando inarrestabile squarcia gli argini, l’anziana ha come prima reazione quella che il mondo avrebbe dovuto avere fin dalla prima volta che un personaggio vestito da Hitler è apparso sul piccolo schermo pretendendo di dare insegnamenti, ossia “Non è vero! che cosa ci fa qui Hitler? perché non fate niente?”. L’anziana pronuncia una sorta di ammonizione al mondo: “è tale e quale ad allora e dice le stesse cose di allora, anche all’epoca all’inizio ridevano di lui”; poi si rivolge a Hitler, lo guarda con un incontenibile ardire e dice “Io so bene chi sei, non l’ho dimenticato“. È l’unica tra tutti quelli che nel film hanno interagito con Adolf Hitler ad averlo riconosciuto e ad aver fatto sentire la voce di milioni di ebrei (e non solo) discriminati, uccisi, sterminati. E qui viene concesso allo spettatore più emotivo un momento per piangere insieme alle vittime dell’odio nazista, momento che però viene subito spezzato dall’anziana che urla “Fuori! Fuori! Sei solo un assassino!”, quasi come a simboleggiare che il lutto deve essere accompagnato dalla forza, la forza di dire “Ora e sempre resistenza! resistenza all’odio, resistenza al populismo, resistenza al sonno della ragione, resistere affinché il mondo non dimentichi mai cosa è successo”. Allora anche Sawatzki comprende la verità, cerca di avvertire la produzione del terribile errore che stanno commettendo, ma nessuno gli crede e anzi, ritenuto pazzo, viene rinchiuso in una clinica psichiatrica.

Così si concludono le riprese del film di “Er ist wieder da“, con il personaggio di Sawatzki che, riconosciuto Hitler, lo porta sul tetto di un palazzo per sparargli; qui Hitler ha con il vecchio amico un dialogo in cui spiega la sua visione di come sono andate le cose: “Sawatzki lei non capisce, nel 1933 nessun popolo è stato ingannato da nessuna propaganda, mi hanno scelto come führer e avevo espresso le mie idee con molta chiarezza”, come per richiamare la responsabilità di un popolo e non solo del singolo individuo, e poi “una sola domanda: lei si è mai chiesto perché il popolo mi segua? Perché in fondo siete tutti come me.” A queste parole Sawatzki spara, ma il “führer”, un attimo dopo essere caduto con una pallottola nello zigomo, ricompare dietro Sawatzki dicendo “Non si può liberare di me, sono una parte di lei, di tutti voi. Lo riconosca: non sono poi così male”. Perché questa frase? Si riconosce in sostanza una sorta di piccolo demone che sta dentro ogni europeo, quel piccolo demone – qui rappresentato dallo spettro di Hitler – che spinge l’uomo del Vecchio Continente a dire “che se ne tornino da dove son venuti” o “gli ebrei dovrebbero essere controllati” o “gli immigrati ci rubano il lavoro”.

Concluse le riprese, Hitler e la produttrice salgono su una decappottabile, dove un giornalista chiede a quest’ultima cosa succederebbe se dovesse tornare il vero Hitler e lei, scocciata, risponde “è da più di settant’anni che rielaboriamo quanto è accaduto, i ragazzi a scuola non ne possono più di studiare il Terzo Reich. Credo che dovremmo avere più fiducia nell’umanità”. Si dimostra, di nuovo, come si stia calpestando la memoria e come tutto quello che è accaduto possa essere sottovalutato e guardato con un distacco addirittura ironico che diventa offensivo. Il film si conclude con un Hitler che gira trionfante salutando per le strade di Berlino con in sottofondo una canzone che dice “Lui è tornato, è tornato davvero”. La cosa veramente spaventosa è che quelle riprese non sono state fatte in studio, ma nelle vere strade di Berlino e che sono vere le persone che si vedono fare il saluto nazista al passaggio di un Hitler in macchina. È realtà, non recitazione! Hitler così riflette e afferma che le condizioni gli sono favorevoli, non solo in Germania ma nel mondo (cosa che viene dimostrata da vari filmati di manifestazioni violente di movimenti di estrema destra) e chiude il film con “È un buon punto di partenza“.

“Lui è tornato, è tornato per davvero” come dice la canzone e non è solo una canzone o una sorta di commedia satirica; tutto lo dimostra. Lo dimostra il fatto che oggi il presidente degli Stati Uniti d’America è Donald Trump e non Hillary Clinton; che in Austria, dopo tutto quello che c’è stato negli anni ’30, l’ultra destra è una delle maggiori forze di governo; che qui in Italia (dopo le fosse Ardeatine, Cefalonia, la Repubblica Sociale) ci siano di frequente manifestazioni di Casapound, Forza Nuova, Fdi-AN. Perché è vero: si sta dimenticando tutto; e questo film vuole mettere in guardia su questa angosciante perdita occidentale della memoria. Non esiste solo l’olocausto per eliminare una minoranza e questo alcuni lo hanno capito e lo stanno già mettendo in atto.

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