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LA NON-SCUOLA AI TEMPI DEL COVID19

26 Marzo 2020 by admin_rapsodia 5 commenti

Non più scherzi, non più risate fra i banchi di scuola. Non si sente più il suono liberatorio della campanella, che magari arrivava giusto in tempo per salvarti da quella domanda a cui non sapevi rispondere, o il vociare allegro dei ragazzi che uscivano dalle classi per fare ricreazione. Niente più sguardi interrogativi rivolti al professore durante la spiegazione, che riuscivano a dire “no prof per favore, lo rispieghi da capo che non ci ho capito niente”, senza bisogno di usare parole. Sei solo tu, davanti al computer.

L’emergenza che ci siamo trovati a fronteggiare ha stravolto le nostre vite da un giorno all’altro. Ci siamo trovati completamente soli, persi nel vuoto, nella confusione dei vari tipi di comunicazione in cui difficilmente ci raccapezzavamo. Guarda la bacheca per inglese, le mail per greco, whatsapp per latino, il registro per storia dell’arte, classroom per scienze. Col passare del tempo la situazione si sta sicuramente normalizzando, noi stiamo imparando a gestirla meglio, e questa forma di didattica, se così si può chiamare, da una parte ci aiuta anche a dare una parvenza di normalità nell’attuale condizione di vita, consentendoci di mantenere quel minimo contatto con le persone, compagni e professori, che costituivano la nostra quotidianità.

Sicuramente non si può fare altrimenti in questa situazione, e la didattica a distanza è uno strumento per noi prezioso. Stiamo attenti però, distinguiamo le cose. Questo non è fare scuola e non ci si avvicina minimamente, è solo uno strumento da utilizzare (e con più accorgimenti) durante questo stato di emergenza. Questo tipo di didattica rende la scuola sempre più simile al lavoro frammentato e continuo del mondo di oggi: non abbiamo divisioni né di tempo né di spazio nel nostro impegno scolastico. Non c’è un momento dedicato alla scuola, o quello dedicato a noi durante il pomeriggio. Ora la nostra vita è dietro una scrivania, e quasi non si percepisce differenza fra le spiegazioni la mattina e lo studio il pomeriggio, in cui per altro, in varie forme, continua sempre la comunicazione con gli insegnanti. È tutto un insieme indefinito che inizia la mattina e finisce la sera, in cui sei tu, da solo, a fare qualunque cosa. In classe ti senti più protetto, sei incalzato dal ritmo, anche troppo forzato, di compiti e interrogazioni e sai che se ti perdi i professori lo noteranno. La classe è un piccolo branco, c’è chi sta in cima, chi sta più ai margini, ma siamo sempre tutti vicini e nessuno resta mai completamente isolato, come ora invece può avvenire.

Questa ai tempi del Covid19 è una non-scuola, in cui i rapporti umani, su cui essa si dovrebbe basare, sono annientati, e le disuguaglianze sociali e gli squilibri del sistema scolastico, già presenti prima dell’emergenza, vengono ancora più accentuati. La scuola resta uno dei pochi ambienti di autentica aggregazione, a partire dallo stare in classe e dai momenti di ricreazione giornalieri, per arrivare alle assemblee di classe e d’istituto in cui gli studenti si possono confrontare e organizzare. Nella non-scuola del Covid, tutto è delegato ai singoli: se ce la fanno e hanno i mezzi necessari bene, altrimenti peggio per loro.

 C’è chi può seguire tutte le lezioni dal suo computer, chi lo può usare ogni tanto perché lo deve condividere con i familiari, chi non lo può usare proprio e deve fare tutto dal telefono. Chi vive in una casa grande e ha tutto lo spazio per sé; chi invece è costretto a dividere un piccolo spazio con altri due fratelli che fanno confusione. Chi riesce a organizzarsi da solo, tenendosi in pari; chi invece ha bisogno di più stimoli, che ora gli vengono meno, e si abbandona alla sua solitudine, tanto può benissimo non seguirle le lezioni. Chi vive in casa una situazione difficile, con cui ora deve fare i conti 24h su 24; chi invece sta in un ambiente sereno. L’elenco potrebbe andare avanti all’infinito, per quante situazioni più deboli questa didattica taglia inevitabilmente fuori, come per esempio i ragazzi con handicap, BES e DSA che si trovano in maggiore difficoltà e hanno bisogno di maggiori attenzioni, specialmente in questa nuova situazione.

A oggi la didattica a distanza è una necessità, ma non esitiamo a trovarne i limiti e i rischi. Facciamo in modo che sia chiaro a tutti che non potrà mai sostituire la scuola fisica, che va ben oltre le sue quattro mura, e che gli strumenti che ora usiamo ci illudono di poterci avvicinare, quando in realtà, sul lungo periodo, ci allontanano solamente, evidenziando le disuguaglianze fra di noi.

Nella non-scuola del Covid, proprio per tutto questo, l’importante è provare a rompere l’isolamento in cui siamo costretti, non perdere il senso critico in nome dell’emergenza che stiamo vivendo, continuare a confrontarci e riflettere su cosa sta accadendo, con tutti i mezzi possibili. E fra questi lo stesso giornalino scolastico può essere un utile strumento.

Carla Bilotti (2D – liceo classico)

Archiviato in:In primo piano, Progetto ContemporaneaMente

Commenti

  1. Monica dice

    27 Marzo 2020 alle 09:02

    Un’analisi lucida, una fotografia perfetta del momento. Carla ha scelto senz’altro l’indirizzo scolastico giusto. Scrive bene e argomenta senza tanti giri di parole, focalizzando il problema. Brava Carla, continua così!

    Rispondi
  2. Agostino Cerrai dice

    27 Marzo 2020 alle 10:36

    Condivido ogni parola che hai scritto. Auguriamoci di poter tornare presto a quelle emozioni che solo il senso della comunita’ scolastica puo’ dare. E speriamo almeno di aver imparato a vivere quella comunita’ con piu’ passione, piu’ coinvolgimento, piu’ relazioni umane e, perche’ no?, con piu’ amore. Agostino Cerrai

    Rispondi
  3. gigliola dice

    27 Marzo 2020 alle 19:45

    Cara Carla,
    Da genitore ti ringrazio per come ha saputo spiegare la situazione. Se possibile vorrei che questa lettera fosse inviata alla Ministra Azzolina . Forse se la legge capisce e anatre di fare interviste in tv dicendo che le cose stanno funzionando .
    Grazie

    Rispondi
  4. Elena Sbaraglia dice

    28 Marzo 2020 alle 07:08

    Il mio pensiero costante in questo periodo e il fatto che le parole giuste le abbia scritte una ragazza di seconda liceo non mi stupisce affatto perché chi come me ha la fortuna di crescere insieme ai ragazzi, sa quanto loro abbiano da dire, sono gli adulti che non sempre si pongono in ascolto.

    Rispondi
  5. Giuliana dice

    5 Aprile 2020 alle 19:47

    Grazie per aver condiviso il tuo punto di vista e mettere in luce l’importanza della scuola come spazio di aggregazione. Purtroppo, però, anche la scuola vera, quella di mattoni e campanelle, crea disuguaglianze dal momento stesso in cui a 14 anni si sceglie tra una scuola e l’altra e spesso non in base ai propri veri meriti.
    Speriamo che il rientro alla “normalità” ci veda tutti più sensibili anche a questo tipo di disparità e che si smetta di credere che esistono scuole di serie A e di serie B e di conseguenza alunni di serie A e di serie B.

    Che ti sia lieve la quarantena e ricca di stimoli e di riflessioni. Buon proseguimento Carla!

    Rispondi

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