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“Malaspina”, il romanzo dei detenuti

17 Novembre 2018 by admin_rapsodia 1 commento

«Tutti i criminali dovranno essere trattati come pazienti, e le prigioni diventare degli ospedali riservati al trattamento e alla cura di questo particolare tipo di ammalati »
Ghandi

La copertina del libro “Malaspina” di A. Casini e M. Bulzomì.

 

Vi siete mai chiesti come sia la vita di un carcerato? Sappiate che non sempre è come ce la immaginiamo. A volte anche l’impensabile può accadere. E la presentazione che si è svolta venerdì 7 novembre, alle 15, lo ha dimostrato.

Direttamente dalla casa circondariale “Don Bosco” di Pisa, otto detenuti nelle loro celle hanno scritto un vero e proprio romanzo giallo, intitolato “Malaspina”. Questa originale “avventura” è stata resa possibile dalla casa editrice pisana MdS , che per il terzo anno consecutivo ha portato oltre i dieci cancelli del Don Bosco un corso di scrittura. Grazie all’aiuto e alla dedizione della giornalista Antonia Casini e del dottor Michele Bulzomì, i detenuti hanno potuto prendere parte a questa iniziativa e scoprire la bellezza della scrittura.

Le voci degli ideatori di questo progetto, insieme a quelle dell’attuale direttore del carcere Francesco Ruello e dell’ex direttore Fabio Prestopino, e all’assessore alle Politiche Sociali Gianna Gambaccini, hanno presentato Malaspina  al “Pisa Book Festival” .

Non sono, ovviamente, mancati gli interventi in prima persona degli scrittori; durante la presentazione un ex carcerato, Giuseppe, ha condiviso con noi il suo pensiero e la sua esperienza personale.

Per prima cosa voglio chiarire una questione: l’uomo non nasce cattivo, lo diventa. Se nasci in posti come Napoli anche azioni illegali ti sembrano normali e legali.
Io mi sono fatto dieci anni di carcere, entrando e uscendo continuamente. Mentre ero dentro venivo trattato come una bestia, e per questo quando uscivo ero più arrabbiato di prima, e continuavo a commettere crimini.
Poi sono stato trasferito al Don Bosco a Pisa. Mi aspettavo di essere trattato come tutte le altre volte, ma mi hanno “filtrato come un moscerino”, e anche grazie a progetti come il volontariato ho iniziato a cambiare; un giorno è arrivata MdS, e ho deciso di mettermi alla prova, riscoprendo quanto sia bello scrivere con soli carta e penna.
Io sono cambiato perché mi hanno trattato in modo umano.

A. Casini, M. Bulzomì e G. Gambaccini

 

Giuseppe ha sottolineato un concetto fondamentale, ribadito più volte dai due curatori: anche i carcerati sono esseri umani, hanno commesso degli errori, ma lo scopo della detenzione è proprio quello di reinserirli nella società come persone migliori.
Questo progetto ha lo scopo di aiutarli nel loro percorso di maturazione e cambiamento, ma è anche visto da chi vi partecipa come una valvola di sfogo che offre un’opportunità di esprimersi e di liberare la creatività, imprigionata a lungo nelle loro menti.

Giuseppe non è stato l’unico ad aver voluto parlare, altri suoi “amici” (come lui stesso li ha definiti) hanno preso in mano il microfono e hanno raccontato come a volte anche un semplice gesto, come impugnare una penna, può aiutarti a non impazzire. Come ha raccontato il dottor Bulzomì, alcuni “allievi” inizialmente erano molto riluttanti: perché dover scrivere un libro proprio in prigione? Che importanza aveva? Tuttavia, strano a dirsi, quelle che inizialmente erano mezze paginette si sono pian piano trasformate in interi capitoli, gli stessi che adesso fanno parte del romanzo.

Malaspina è un romanzo giallo che tratta de “La sparizione della spina di Cristo, che ha ribattezzato la chiesa gotica sul lungarno, ha attratto i detenuti del Don Bosco. Dentro le mura del penitenziario di Pisa gli ospiti, costretti nelle celle, sfruttano la loro ora d’aria per investigare. La spina doveva essere lì per l’inaugurazione della mostra dell’artista tedesco, che tanto l’aveva voluta come cornice alle sue barche di cera, ma alla sua apertura il sacrario era vuoto. Giornali e televisioni dicono poco, quel tanto che basta per raggiungere i galeotti e insinuare in loro dubbi e curiosità. Quei pochi fortunati che godono dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario impiegano ogni minuto lontano dalle sbarre per conoscere la verità. Qualcuno si avvicina pericolosamente alla realtà delle cose, altri invece rischiano persino di essere implicati nel fatto. Tutti colpevoli e tutti innocenti in una vicenda più che intricata. Una dicotomia che attanaglia l’intero penitenziario che riesce persino a intrecciare il mondo esterno.” (per consultare il sito ufficiale, cliccare qui)

 

Sala “Fermi” al Palazzo dei Congressi.

Il messaggio di questo racconto è chiaro: attraverso questo mistero, che coinvolge coloro che vivono tra le mura della casa circondariale pisana, si vuole implicitamente dar voce a questi detenuti, far sentire ai lettori i loro stati d’animo.
Anche loro sono persone, provano molte e diverse emozioni e hanno sicuramente qualcosa da dire a noi che viviamo ogni giorno la nostra libertà.

 

 

 

 

Matilde Cini e Alessandra Polzella

Archiviato in:In primo piano, Progetto ContemporaneaMente

Commenti

  1. Antonella Soldani dice

    18 Novembre 2018 alle 19:55

    Brave. Una presentazione nitida e partecipe, che mette in luce gli aspetti importanti di questo libro.

    Rispondi

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