{"id":7827,"date":"2026-06-02T13:16:44","date_gmt":"2026-06-02T13:16:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7827"},"modified":"2026-06-02T13:20:33","modified_gmt":"2026-06-02T13:20:33","slug":"il-cambiamento-della-struttura-geopolitica-mondiale-dalla-fine-dellunione-sovietica-alle-tensioni-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7827","title":{"rendered":"Il cambiamento della struttura geopolitica mondiale: dalla fine dell\u2019Unione Sovietica alle tensioni di oggi"},"content":{"rendered":"\n<details class=\"wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow\"><summary><\/summary>\n<p>Il giorno 21 aprile la classe 2A AFM (amministrazione finanza e marketing) dell\u2019istituto Pacinotti di Pisa ha svolto un incontro tramite il progetto Contemporanea\u2026mente ideato dal professor Andrea Vento, con il professor Francesco Dall\u2019aglio docente di storia dei paesi dell\u2019Est Europa, analista militare e geopolitico, sui mutamenti avvenute nell\u2019Europa Orientale e sulla questione Russo-Ucraina partendo da alcune domande sull\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, pu\u00f2 spiegare meglio quale fosse la differenza tra l\u2019Unione Sovietica e i Paesi dell\u2019Europa orientale durante la Guerra Fredda?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>L\u2019aspetto fondamentale da chiarire \u00e8 che spesso si fa confusione tra Unione Sovietica e blocco socialista, ma non sono la stessa cosa.<\/p>\n<p>I Paesi dell\u2019Europa orientale \u2013 come Polonia, Cecoslovacchia, Ddr, Ungheria, Romania e Bulgaria \u2013 non facevano parte dell\u2019Unione Sovietica, ma appartenevano a quello che veniva definito il blocco socialista. Erano Stati formalmente indipendenti, ma in realt\u00e0 strettamente legati a Mosca.<\/p>\n<p>Questo legame si concretizzava soprattutto attraverso il Patto di Varsavia, che era un\u2019alleanza militare, e attraverso l\u2019adozione dello stesso sistema economico controllato dallo Stato. Quindi non erano territori dipendenti, ma nemmeno Stati pienamente autonomi nel pieno senso del termine.<\/p>\n<p>Dal punto di vista politico, la differenza principale rispetto all\u2019Occidente era che in questi Paesi esisteva il partito unico oppure un sistema pluripartitico solo apparente. Le elezioni c\u2019erano, ma erano a partito unico con il controllo politico nelle mani del partito comunista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<\/strong><br \/>E quindi questi Paesi erano completamente controllati dall\u2019URSS?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>Non erano formalmente parte dell\u2019URSS, ma erano inseriti in una struttura politica e militare che li rendeva fortemente dipendenti. L\u2019Unione Sovietica esercitava una grande influenza, soprattutto attraverso il Patto di Varsavia e attraverso il controllo ideologico del sistema socialista. Tuttavia, \u00e8 importante dire che non erano semplicemente \u201cprovince sovietiche\u201d: erano Stati con una loro struttura interna, anche se molto condizionata.<\/p>\n<h2><strong>\u00a0<\/strong><\/h2>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Ci sono delle eccezioni rispetto a questo modello, come Jugoslavia e Albania?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>S\u00ec, e sono due casi molto importanti perch\u00e9 mostrano che il blocco socialista non era completamente omogeneo. La Jugoslavia non faceva parte del Patto di Varsavia. Aveva un sistema socialista, ma con caratteristiche proprie: una forma pi\u00f9 autonoma, con alcune aperture economiche e un\u2019organizzazione meno rigida rispetto agli altri Paesi dell\u2019Est. L\u2019Albania, invece, rappresenta l\u2019estremo opposto. Aveva un sistema ancora pi\u00f9 rigido e chiuso rispetto agli altri Stati socialisti. Il controllo dello Stato era molto forte e l\u2019isolamento internazionale era molto marcato. Quindi, anche all\u2019interno del blocco socialista, esistevano differenze significative tra Paese e Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Com\u2019era organizzata internamente l\u2019Unione Sovietica?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>L\u2019Unione Sovietica era uno Stato estremamente complesso, composto da 15 Repubbliche socialiste sovietiche. Non era quindi uno Stato unitario semplice, ma una struttura federale molto articolata. All\u2019interno di queste repubbliche esistevano ulteriori territori autonomi e una grande variet\u00e0 etnica, linguistica e geografica. \u00c8 per questo che si parlava di un vero e proprio \u201cmosaico\u201d. Tuttavia, nonostante questa complessit\u00e0, il potere reale era fortemente centralizzato. Le decisioni politiche ed economiche fondamentali venivano prese a Mosca. Formalmente esistevano partiti comunisti nelle singole repubbliche, ma non erano realmente indipendenti: erano subordinati al Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<h2>\u00a0<\/h2>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Cosa \u00e8 successo alle \u00e9lite politiche dopo la dissoluzione dell\u2019URSS?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>Uno degli aspetti pi\u00f9 importanti della transizione post-sovietica \u00e8 stata la continuit\u00e0 delle \u00e9lite politiche ed economiche. In molti casi, le persone che erano parte del sistema sovietico hanno continuato a ricoprire ruoli di potere anche nei nuovi Stati indipendenti. Questo \u00e8 avvenuto perch\u00e9 esisteva gi\u00e0 una struttura di comando consolidata. La cosiddetta nomenklatura, cio\u00e8 l\u2019\u00e9lite amministrativa e politica del sistema sovietico, non \u00e8 scomparsa, ma si \u00e8 in larga parte riciclata. In alcuni casi questa continuit\u00e0 \u00e8 molto evidente: per esempio in alcuni Stati post-sovietici si sono create vere e proprie dinastie politiche, dove i figli dei dirigenti sovietici hanno assunto ruoli di leadership.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" class=\"aligncenter wp-image-7828 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-1-Stati-URSS.png\" alt=\"\" width=\"1417\" height=\"667\" srcset=\"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-1-Stati-URSS.png 1417w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-1-Stati-URSS-300x141.png 300w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-1-Stati-URSS-1024x482.png 1024w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-1-Stati-URSS-768x362.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1417px) 100vw, 1417px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Carta 1: i 15 stati che formavano l\u2019Urss.<\/p>\n<p>Errata corrige: i tagiki non sono un popolo di lingua turca bens\u00ec della famiglia indo-iranica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, come definirebbe il passaggio dal socialismo al periodo post-sovietico?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>Il passaggio \u00e8 stato brusco, non pianificato e traumatico. Non si \u00e8 trattato di una transizione graduale come in altri contesti, ma di un cambiamento improvviso che ha avuto conseguenze molto forti. Dal punto di vista economico, sociale e politico, molte strutture sono crollate rapidamente. Questo ha generato instabilit\u00e0 e ha reso difficile la costruzione di nuovi sistemi politici solidi.<\/p>\n<h2><strong>Studente:<\/strong><\/h2>\n<p>Arrivando al presente, perch\u00e9 \u00e8 scoppiato il conflitto tra Russia e Ucraina?<\/p>\n<h2><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<\/strong><\/h2>\n<p>Il conflitto tra Russia e Ucraina non pu\u00f2 essere spiegato riconducendolo ad una sola causa, ma \u00e8 il risultato di una serie di fattori storici e geopolitici. Esistono certamente elementi nazionalisti e storici, perch\u00e9 alcuni territori hanno una lunga storia di legami con la Russia. Tuttavia, il fattore principale \u00e8 la questione della sicurezza strategica. Dopo la fine dell\u2019Unione Sovietica e lo scioglimento del Patto di Varsavia, la Russia ha perso la cosiddetta \u201ccintura di sicurezza\u201d che la separava dall\u2019Occidente. Questo ha modificato profondamente l\u2019equilibrio geopolitico.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" class=\"wp-image-7829 size-full aligncenter\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-2-NATO-Patto-Varsavia.png\" alt=\"\" width=\"619\" height=\"474\" srcset=\"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-2-NATO-Patto-Varsavia.png 619w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-2-NATO-Patto-Varsavia-300x230.png 300w\" sizes=\"(max-width: 619px) 100vw, 619px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Carta 2: Nato (1949) e Patto di Varsavia (1955)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>In che modo la NATO ha influito su questa situazione?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:\u00a0<br \/><\/strong>Dal punto di vista russo, l\u2019allargamento della NATO verso est \u00e8 stato percepito come un elemento fortemente critico. Paesi come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca sono entrati nella NATO nel 1999, seguiti da altri nel 2004. Questo ha progressivamente avvicinato l\u2019alleanza ai confini russi. Il punto pi\u00f9 delicato \u00e8 stato l\u2019avvicinamento di Ucraina e Georgia, due Paesi strategicamente molto importanti per la Russia perch\u00e9 si trovano direttamente ai suoi confini. Dal punto di vista russo, questo processo \u00e8 stato interpretato come una minaccia alla propria sicurezza nazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Si sarebbe potuto evitare il conflitto in Ucraina con strumenti politici come referendum o accordi?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>\u00c8 una domanda molto complessa. Oggi, a distanza di decenni dalla fine dell\u2019Unione Sovietica, le dinamiche geopolitiche sono diventate estremamente stratificate. Non si tratta pi\u00f9 solo di scelte politiche immediate, ma di equilibri internazionali costruiti nel tempo. Per questo motivo, soluzioni semplici come referendum non sono realistiche in un contesto cos\u00ec complesso. Diverso il discorso per quanto riguarda eventuali accordi che peraltro erano gi\u00e0 stati raggiunti nella prima fase del conflitto. Gli Accordi di Minsk I del settembre 2014 e di Minsk II del febbraio 2015 potevano costituire degli strumenti per conseguire una risoluzione negoziata del conflitto ma come ha dichiarato l\u2019ex cancelliere tedesco Angela Merkel, all\u2019epoca parte del Quartetto che aveva sottoscritto l\u2019accordo insieme a Russia, Ucraina e Francia, ne ha rivelato i veri obiettivi in una intervista alla rivista Die Zeit nel dicembre 2022. Merkel ha infatti affermato che gli accordi di Minsk non erano un tentativo di stabilire una pace in Ucraina ma che avevano lo scopo \u201cdi dare tempo all\u2019Ucraina\u201d di ricostruire il suo esercito. Non \u00e8 infatti un caso che la Nato \u00e8 entrata in pianta stabile in Ucraina sin dal 2014 come ha dichiarato il segretario generale della Nato dell\u2019epoca Jens Stoltemberg<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Le dichiarazioni di Angela Merkel sono state confermate nel 2023 dall\u2019ex presidente francese Francois Hollande, anch\u2019egli parte del processo negoziale di Minsk<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>In conclusione, qual \u00e8 la chiave per capire tutto questo periodo storico?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>La chiave \u00e8 capire che non esiste una separazione netta e semplice tra Est e Ovest, ma un insieme di sistemi politici, economici e strategici in continua evoluzione. Dalla Guerra Fredda alla dissoluzione dell\u2019URSS fino alle tensioni attuali, tutto \u00e8 collegato da un elemento centrale: il problema dell\u2019equilibrio di sicurezza tra potenze.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" class=\"aligncenter wp-image-7830 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-3-struttura-Jugoslavia.png\" alt=\"\" width=\"458\" height=\"344\" srcset=\"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-3-struttura-Jugoslavia.png 458w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-3-struttura-Jugoslavia-300x225.png 300w\" sizes=\"(max-width: 458px) 100vw, 458px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Carta 3: la struttura federale della Jugoslavia composta da 6 stati e due regioni autonome interne alla Serbia: Vojvodina a maggioranza ungherese e Kosovo a maggioranza albanese<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, pu\u00f2 spiegare meglio cos\u2019era la Jugoslavia e in cosa si differenziava dagli altri Paesi socialisti?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>La Jugoslavia \u00e8 un caso particolare all\u2019interno del mondo socialista perch\u00e9 pur essendo uno Stato socialista con partito unico non rientrava nel Patto di Varsavia e non seguiva completamente il modello sovietico. Pur essendo uno Stato socialista con partito unico. Dopo la rottura tra Josip Broz \u201cTito\u201d e Joseph Stalin nel 1948, il Paese inizi\u00f2 a prendere decisioni in modo autonomo, senza essere subordinato a Mosca. Questo significava che, a differenza degli altri Paesi dell\u2019Europa orientale, la Jugoslavia non doveva adeguarsi alle direttive sovietiche n\u00e9 sul piano politico n\u00e9 su quello economico. Rimaneva comunque un sistema socialista, quindi non era una democrazia liberale: il potere era concentrato in un unico partito e non esisteva un vero pluralismo politico. Tuttavia, rispetto agli altri Stati del blocco socialista, il controllo dello Stato era meno rigido e centralizzato. L\u2019economia, ad esempio, non era gestita interamente dallo stato come nell\u2019Unione Sovietica, ma prevedeva forme di autogestione delle imprese, che lasciavano pi\u00f9 spazio alle decisioni locali. Anche sul piano sociale e dei rapporti con l\u2019estero, la Jugoslavia era pi\u00f9 aperta: i cittadini avevano maggiori possibilit\u00e0 di viaggiare e il Paese manteneva relazioni sia con il blocco occidentale sia con quello socialista. Per questo si parla di una \u201cvia intermedia\u201d: non era un sistema come quelli occidentali, ma nemmeno rigidamente controllato e dipendente da Mosca come gli altri Paesi dell\u2019Europa orientale. Era, in sostanza, un modello socialista autonomo, con caratteristiche proprie. Inoltre, rispetto ad altri Paesi, la Jugoslavia aveva introdotto alcune aperture economiche e una gestione meno centralizzata rispetto al modello sovietico classico. Questo la rendeva un caso unico nel panorama socialista, con una propria identit\u00e0 politica e organizzativa.<\/p>\n<h2>\u00a0<\/h2>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>E invece l\u2019Albania che tipo di sistema aveva?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>L\u2019Albania rappresentava l\u2019estremo opposto rispetto alla Jugoslavia. Se la Jugoslavia aveva una certa autonomia e alcune aperture, l\u2019Albania invece aveva un sistema molto pi\u00f9 rigido e chiuso. Il controllo dello Stato era estremamente forte e il partito unico dominava completamente la vita politica, economica e sociale. Anche rispetto agli altri Paesi del blocco socialista, l\u2019Albania risultava pi\u00f9 isolata in politica estera. In questo senso, si pu\u00f2 dire che nel mondo socialista esistevano livelli diversi di rigidit\u00e0: non era un sistema uniforme, ma un insieme di modelli con caratteristiche differenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, ha detto che l\u2019Unione Sovietica era composta da pi\u00f9 repubbliche. Pu\u00f2 spiegare meglio questa struttura?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:\u00a0<br \/><\/strong>L\u2019Unione Sovietica era composta da 15 Repubbliche socialiste sovietiche, e questa struttura la rendeva uno Stato molto complesso e articolato. Non si trattava di una entit\u00e0 omogenea, ma di un insieme di territori molto diversi tra loro per cultura, lingua, geografia e tradizioni. Si pu\u00f2 parlare infatti di un vero e proprio mosaico di realt\u00e0 differenti. Tuttavia, nonostante questa grande variet\u00e0 interna, il potere politico era fortemente centralizzato. Le decisioni pi\u00f9 importanti non venivano prese nelle singole repubbliche, ma a Mosca, che rappresentava il centro politico ed economico dell\u2019intero sistema. All\u2019interno delle repubbliche esistevano partiti comunisti locali, ma questi non erano realmente indipendenti: erano parte di una struttura gerarchica subordinata al Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Come si \u00e8 arrivati alla fine di questo sistema cos\u00ec complesso?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:\u00a0<br \/><\/strong>La fine dell\u2019Unione Sovietica \u00e8 avvenuta in modo improvviso e non pianificato. Questo \u00e8 un elemento molto importante perch\u00e9 distingue questa transizione da altri processi storici pi\u00f9 graduali. Il passaggio dal socialismo al sistema post-sovietico non \u00e8 stato il risultato di una riforma organizzata, ma di una dissoluzione rapida che ha avuto effetti molto forti. Dal punto di vista economico, sociale e politico, questa transizione ha provocato crisi, instabilit\u00e0 e difficolt\u00e0. Molte strutture statali non erano pronte a trasformarsi in sistemi democratici e di mercato in tempi cos\u00ec brevi. Per questo motivo si parla spesso di un processo traumatico, che ha avuto conseguenze profonde sulle societ\u00e0 coinvolte compreso un inarrestabile calo demografico tutt\u2019ora in corso nella maggior parte degli stati ex socialisti e un forte aumento delle disuguaglianze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, ha citato la \u201cnomenklatura\u201d. Che ruolo ha avuto dopo la fine dell\u2019URSS?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>La nomenklatura era l\u2019\u00e9lite politica e amministrativa dell\u2019Unione Sovietica, cio\u00e8 il gruppo dirigente che controllava lo Stato e le principali istituzioni. Dopo la dissoluzione dell\u2019URSS, questa \u00e9lite non \u00e8 scomparsa. In molti casi si \u00e8 adattata al nuovo contesto politico ed economico, mantenendo ruoli di potere nei nuovi Stati indipendenti. Questo ha portato a una forte continuit\u00e0 di leadership tra il vecchio sistema e quello nuovo. Non si \u00e8 verificata una rottura totale, ma piuttosto una trasformazione interna delle stesse classi dirigenti. In alcuni Paesi questa continuit\u00e0 \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 evidente, perch\u00e9 gruppi familiari o politici hanno mantenuto posizioni di influenza e di poteri anche nel periodo post-sovietico.<\/p>\n<h2>\u00a0<\/h2>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, tornando al presente, perch\u00e9 secondo lei la NATO \u00e8 stata percepita come un problema dalla Russia?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>Dal punto di vista russo, il problema principale non \u00e8 tanto l\u2019esistenza della NATO in s\u00e9, quanto il suo progressivo allargamento verso est. Dopo la fine del Patto di Varsavia e dell\u2019Unione Sovietica, \u00e8 venuto meno quell\u2019assetto che separava chiaramente i due blocchi della Guerra Fredda. A quel punto, la NATO ha iniziato ad accogliere nuovi Paesi dell\u2019Europa orientale. Questo processo \u00e8 stato percepito dalla Russia come uno spostamento dell\u2019equilibrio strategico. Paesi che prima erano all\u2019interno della sfera di influenza sovietica sono entrati in un\u2019alleanza militare guidata dagli Stati Uniti. In particolare, l\u2019eventuale ingresso di Ucraina e Georgia \u00e8 stato visto come un elemento molto sensibile, perch\u00e9 questi Paesi si trovano direttamente ai confini russi e quindi hanno un\u2019importanza strategica maggiore rispetto ad altri.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" class=\"aligncenter wp-image-7831 size-large\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO.jpg 1379w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Carta 4: l\u2019ampliamento ad est della Nato<\/p>\n<h2>\u00a0<\/h2>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Quindi possiamo dire che tutto nasce da una questione di sicurezza?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>S\u00ec, uno degli elementi principali \u00e8 proprio la percezione della sicurezza. La Russia ha interpretato l\u2019espansione della NATO come una riduzione della propria profondit\u00e0 strategica. Non si tratta solo di una questione ideologica o culturale, ma di un problema geopolitico concreto: la posizione geografica dei Paesi e la loro appartenenza a un\u2019alleanza militare modificano gli equilibri di sicurezza. Per questo motivo il tema dell\u2019allargamento della NATO \u00e8 diventato centrale nei rapporti tra Russia e Occidente, contribuendo alle tensioni che si sono sviluppate fino al conflitto attuale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Note:<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> https:\/\/www.nato.int\/en\/what-we-do\/partnerships-and-cooperation\/relations-with-ukraine<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Protocollo_di_Minsk_II<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Costanza Thomas Diego (classe\u00a02A AFM &#8211; ITE)<\/p>\n<\/details>\n\n\n\n<details class=\"wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow\"><summary><br><br><br>Il giorno 21 aprile la classe 2A AFM (amministrazione finanza e marketing) dell\u2019istituto Pacinotti di Pisa ha svolto un incontro tramite il progetto Contemporanea\u2026mente ideato dal professor Andrea Vento, con il professor Francesco Dall\u2019aglio docente di storia dei paesi dell\u2019Est Europa, analista militare e geopolitico, sui mutamenti avvenute nell\u2019Europa Orientale e sulla questione Russo-Ucraina partendo da alcune domande sull\u2019Unione Sovietica.<br><strong>Studente:<br><\/strong>Professore, pu\u00f2 spiegare meglio quale fosse la differenza tra l\u2019Unione Sovietica e i Paesi dell\u2019Europa orientale durante la Guerra Fredda?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>L\u2019aspetto fondamentale da chiarire \u00e8 che spesso si fa confusione tra Unione Sovietica e blocco socialista, ma non sono la stessa cosa.<br>I Paesi dell\u2019Europa orientale \u2013 come Polonia, Cecoslovacchia, Ddr, Ungheria, Romania e Bulgaria \u2013 non facevano parte dell\u2019Unione Sovietica, ma appartenevano a quello che veniva definito il blocco socialista. Erano Stati formalmente indipendenti, ma in realt\u00e0 strettamente legati a Mosca.<br>Questo legame si concretizzava soprattutto attraverso il Patto di Varsavia, che era un\u2019alleanza militare, e attraverso l\u2019adozione dello stesso sistema economico controllato dallo Stato. Quindi non erano territori dipendenti, ma nemmeno Stati pienamente autonomi nel pieno senso del termine.<br>Dal punto di vista politico, la differenza principale rispetto all\u2019Occidente era che in questi Paesi esisteva il partito unico oppure un sistema pluripartitico solo apparente. Le elezioni c\u2019erano, ma erano a partito unico con il controllo politico nelle mani del partito comunista.<br>\u00a0<br><strong>Studente:<\/strong><br>E quindi questi Paesi erano completamente controllati dall\u2019URSS?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>Non erano formalmente parte dell\u2019URSS, ma erano inseriti in una struttura politica e militare che li rendeva fortemente dipendenti. L\u2019Unione Sovietica esercitava una grande influenza, soprattutto attraverso il Patto di Varsavia e attraverso il controllo ideologico del sistema socialista. Tuttavia, \u00e8 importante dire che non erano semplicemente \u201cprovince sovietiche\u201d: erano Stati con una loro struttura interna, anche se molto condizionata.<br><br><strong>Studente:<br><\/strong>Ci sono delle eccezioni rispetto a questo modello, come Jugoslavia e Albania?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>S\u00ec, e sono due casi molto importanti perch\u00e9 mostrano che il blocco socialista non era completamente omogeneo. La Jugoslavia non faceva parte del Patto di Varsavia. Aveva un sistema socialista, ma con caratteristiche proprie: una forma pi\u00f9 autonoma, con alcune aperture economiche e un\u2019organizzazione meno rigida rispetto agli altri Paesi dell\u2019Est. L\u2019Albania, invece, rappresenta l\u2019estremo opposto. Aveva un sistema ancora pi\u00f9 rigido e chiuso rispetto agli altri Stati socialisti. Il controllo dello Stato era molto forte e l\u2019isolamento internazionale era molto marcato. Quindi, anche all\u2019interno del blocco socialista, esistevano differenze significative tra Paese e Paese.<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>Com\u2019era organizzata internamente l\u2019Unione Sovietica?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>L\u2019Unione Sovietica era uno Stato estremamente complesso, composto da 15 Repubbliche socialiste sovietiche. Non era quindi uno Stato unitario semplice, ma una struttura federale molto articolata. All\u2019interno di queste repubbliche esistevano ulteriori territori autonomi e una grande variet\u00e0 etnica, linguistica e geografica. \u00c8 per questo che si parlava di un vero e proprio \u201cmosaico\u201d. Tuttavia, nonostante questa complessit\u00e0, il potere reale era fortemente centralizzato. Le decisioni politiche ed economiche fondamentali venivano prese a Mosca. Formalmente esistevano partiti comunisti nelle singole repubbliche, ma non erano realmente indipendenti: erano subordinati al Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica.<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>Cosa \u00e8 successo alle \u00e9lite politiche dopo la dissoluzione dell\u2019URSS?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>Uno degli aspetti pi\u00f9 importanti della transizione post-sovietica \u00e8 stata la continuit\u00e0 delle \u00e9lite politiche ed economiche. In molti casi, le persone che erano parte del sistema sovietico hanno continuato a ricoprire ruoli di potere anche nei nuovi Stati indipendenti. Questo \u00e8 avvenuto perch\u00e9 esisteva gi\u00e0 una struttura di comando consolidata. La cosiddetta nomenklatura, cio\u00e8 l\u2019\u00e9lite amministrativa e politica del sistema sovietico, non \u00e8 scomparsa, ma si \u00e8 in larga parte riciclata. In alcuni casi questa continuit\u00e0 \u00e8 molto evidente: per esempio in alcuni Stati post-sovietici si sono create vere e proprie dinastie politiche, dove i figli dei dirigenti sovietici hanno assunto ruoli di leadership.<br><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" width=\"1417\" height=\"667\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-1-Stati-URSS.png\" alt=\"\"><br>Carta 1: i 15 stati che formavano l\u2019Urss.<br>Errata corrige: i tagiki non sono un popolo di lingua turca bens\u00ec della famiglia indo-iranica.<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>Professore, come definirebbe il passaggio dal socialismo al periodo post-sovietico?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>Il passaggio \u00e8 stato brusco, non pianificato e traumatico. Non si \u00e8 trattato di una transizione graduale come in altri contesti, ma di un cambiamento improvviso che ha avuto conseguenze molto forti. Dal punto di vista economico, sociale e politico, molte strutture sono crollate rapidamente. Questo ha generato instabilit\u00e0 e ha reso difficile la costruzione di nuovi sistemi politici solidi.<br><strong>Studente:<\/strong><br>Arrivando al presente, perch\u00e9 \u00e8 scoppiato il conflitto tra Russia e Ucraina?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<\/strong><br>Il conflitto tra Russia e Ucraina non pu\u00f2 essere spiegato riconducendolo ad una sola causa, ma \u00e8 il risultato di una serie di fattori storici e geopolitici. Esistono certamente elementi nazionalisti e storici, perch\u00e9 alcuni territori hanno una lunga storia di legami con la Russia. Tuttavia, il fattore principale \u00e8 la questione della sicurezza strategica. Dopo la fine dell\u2019Unione Sovietica e lo scioglimento del Patto di Varsavia, la Russia ha perso la cosiddetta \u201ccintura di sicurezza\u201d che la separava dall\u2019Occidente. Questo ha modificato profondamente l\u2019equilibrio geopolitico.<br><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" width=\"619\" height=\"474\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-2-NATO-Patto-Varsavia.png\" alt=\"\"><br>Carta 2: Nato (1949) e Patto di Varsavia (1955)<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>In che modo la NATO ha influito su questa situazione?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:\u00a0<br><\/strong>Dal punto di vista russo, l\u2019allargamento della NATO verso est \u00e8 stato percepito come un elemento fortemente critico. Paesi come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca sono entrati nella NATO nel 1999, seguiti da altri nel 2004. Questo ha progressivamente avvicinato l\u2019alleanza ai confini russi. Il punto pi\u00f9 delicato \u00e8 stato l\u2019avvicinamento di Ucraina e Georgia, due Paesi strategicamente molto importanti per la Russia perch\u00e9 si trovano direttamente ai suoi confini. Dal punto di vista russo, questo processo \u00e8 stato interpretato come una minaccia alla propria sicurezza nazionale.<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>Si sarebbe potuto evitare il conflitto in Ucraina con strumenti politici come referendum o accordi?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>\u00c8 una domanda molto complessa. Oggi, a distanza di decenni dalla fine dell\u2019Unione Sovietica, le dinamiche geopolitiche sono diventate estremamente stratificate. Non si tratta pi\u00f9 solo di scelte politiche immediate, ma di equilibri internazionali costruiti nel tempo. Per questo motivo, soluzioni semplici come referendum non sono realistiche in un contesto cos\u00ec complesso. Diverso il discorso per quanto riguarda eventuali accordi che peraltro erano gi\u00e0 stati raggiunti nella prima fase del conflitto. Gli Accordi di Minsk I del settembre 2014 e di Minsk II del febbraio 2015 potevano costituire degli strumenti per conseguire una risoluzione negoziata del conflitto ma come ha dichiarato l\u2019ex cancelliere tedesco Angela Merkel, all\u2019epoca parte del Quartetto che aveva sottoscritto l\u2019accordo insieme a Russia, Ucraina e Francia, ne ha rivelato i veri obiettivi in una intervista alla rivista Die Zeit nel dicembre 2022. Merkel ha infatti affermato che gli accordi di Minsk non erano un tentativo di stabilire una pace in Ucraina ma che avevano lo scopo \u201cdi dare tempo all\u2019Ucraina\u201d di ricostruire il suo esercito. Non \u00e8 infatti un caso che la Nato \u00e8 entrata in pianta stabile in Ucraina sin dal 2014 come ha dichiarato il segretario generale della Nato dell\u2019epoca Jens Stoltemberg<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Le dichiarazioni di Angela Merkel sono state confermate nel 2023 dall\u2019ex presidente francese Francois Hollande, anch\u2019egli parte del processo negoziale di Minsk<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>In conclusione, qual \u00e8 la chiave per capire tutto questo periodo storico?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>La chiave \u00e8 capire che non esiste una separazione netta e semplice tra Est e Ovest, ma un insieme di sistemi politici, economici e strategici in continua evoluzione. Dalla Guerra Fredda alla dissoluzione dell\u2019URSS fino alle tensioni attuali, tutto \u00e8 collegato da un elemento centrale: il problema dell\u2019equilibrio di sicurezza tra potenze.<br><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" width=\"458\" height=\"344\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-3-struttura-Jugoslavia.png\" alt=\"\"><br>Carta 3: la struttura federale della Jugoslavia composta da 6 stati e due regioni autonome interne alla Serbia: Vojvodina a maggioranza ungherese e Kosovo a maggioranza albanese<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>Professore, pu\u00f2 spiegare meglio cos\u2019era la Jugoslavia e in cosa si differenziava dagli altri Paesi socialisti?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>La Jugoslavia \u00e8 un caso particolare all\u2019interno del mondo socialista perch\u00e9 pur essendo uno Stato socialista con partito unico non rientrava nel Patto di Varsavia e non seguiva completamente il modello sovietico. Pur essendo uno Stato socialista con partito unico. Dopo la rottura tra Josip Broz \u201cTito\u201d e Joseph Stalin nel 1948, il Paese inizi\u00f2 a prendere decisioni in modo autonomo, senza essere subordinato a Mosca. Questo significava che, a differenza degli altri Paesi dell\u2019Europa orientale, la Jugoslavia non doveva adeguarsi alle direttive sovietiche n\u00e9 sul piano politico n\u00e9 su quello economico. Rimaneva comunque un sistema socialista, quindi non era una democrazia liberale: il potere era concentrato in un unico partito e non esisteva un vero pluralismo politico. Tuttavia, rispetto agli altri Stati del blocco socialista, il controllo dello Stato era meno rigido e centralizzato. L\u2019economia, ad esempio, non era gestita interamente dallo stato come nell\u2019Unione Sovietica, ma prevedeva forme di autogestione delle imprese, che lasciavano pi\u00f9 spazio alle decisioni locali. Anche sul piano sociale e dei rapporti con l\u2019estero, la Jugoslavia era pi\u00f9 aperta: i cittadini avevano maggiori possibilit\u00e0 di viaggiare e il Paese manteneva relazioni sia con il blocco occidentale sia con quello socialista. Per questo si parla di una \u201cvia intermedia\u201d: non era un sistema come quelli occidentali, ma nemmeno rigidamente controllato e dipendente da Mosca come gli altri Paesi dell\u2019Europa orientale. Era, in sostanza, un modello socialista autonomo, con caratteristiche proprie. Inoltre, rispetto ad altri Paesi, la Jugoslavia aveva introdotto alcune aperture economiche e una gestione meno centralizzata rispetto al modello sovietico classico. Questo la rendeva un caso unico nel panorama socialista, con una propria identit\u00e0 politica e organizzativa.<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>E invece l\u2019Albania che tipo di sistema aveva?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>L\u2019Albania rappresentava l\u2019estremo opposto rispetto alla Jugoslavia. Se la Jugoslavia aveva una certa autonomia e alcune aperture, l\u2019Albania invece aveva un sistema molto pi\u00f9 rigido e chiuso. Il controllo dello Stato era estremamente forte e il partito unico dominava completamente la vita politica, economica e sociale. Anche rispetto agli altri Paesi del blocco socialista, l\u2019Albania risultava pi\u00f9 isolata in politica estera. In questo senso, si pu\u00f2 dire che nel mondo socialista esistevano livelli diversi di rigidit\u00e0: non era un sistema uniforme, ma un insieme di modelli con caratteristiche differenti.<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>Professore, ha detto che l\u2019Unione Sovietica era composta da pi\u00f9 repubbliche. Pu\u00f2 spiegare meglio questa struttura?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:\u00a0<br><\/strong>L\u2019Unione Sovietica era composta da 15 Repubbliche socialiste sovietiche, e questa struttura la rendeva uno Stato molto complesso e articolato. Non si trattava di una entit\u00e0 omogenea, ma di un insieme di territori molto diversi tra loro per cultura, lingua, geografia e tradizioni. Si pu\u00f2 parlare infatti di un vero e proprio mosaico di realt\u00e0 differenti. Tuttavia, nonostante questa grande variet\u00e0 interna, il potere politico era fortemente centralizzato. Le decisioni pi\u00f9 importanti non venivano prese nelle singole repubbliche, ma a Mosca, che rappresentava il centro politico ed economico dell\u2019intero sistema. All\u2019interno delle repubbliche esistevano partiti comunisti locali, ma questi non erano realmente indipendenti: erano parte di una struttura gerarchica subordinata al Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica.<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>Come si \u00e8 arrivati alla fine di questo sistema cos\u00ec complesso?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:\u00a0<br><\/strong>La fine dell\u2019Unione Sovietica \u00e8 avvenuta in modo improvviso e non pianificato. Questo \u00e8 un elemento molto importante perch\u00e9 distingue questa transizione da altri processi storici pi\u00f9 graduali. Il passaggio dal socialismo al sistema post-sovietico non \u00e8 stato il risultato di una riforma organizzata, ma di una dissoluzione rapida che ha avuto effetti molto forti. Dal punto di vista economico, sociale e politico, questa transizione ha provocato crisi, instabilit\u00e0 e difficolt\u00e0. Molte strutture statali non erano pronte a trasformarsi in sistemi democratici e di mercato in tempi cos\u00ec brevi. Per questo motivo si parla spesso di un processo traumatico, che ha avuto conseguenze profonde sulle societ\u00e0 coinvolte compreso un inarrestabile calo demografico tutt\u2019ora in corso nella maggior parte degli stati ex socialisti e un forte aumento delle disuguaglianze.<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>Professore, ha citato la \u201cnomenklatura\u201d. Che ruolo ha avuto dopo la fine dell\u2019URSS?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>La nomenklatura era l\u2019\u00e9lite politica e amministrativa dell\u2019Unione Sovietica, cio\u00e8 il gruppo dirigente che controllava lo Stato e le principali istituzioni. Dopo la dissoluzione dell\u2019URSS, questa \u00e9lite non \u00e8 scomparsa. In molti casi si \u00e8 adattata al nuovo contesto politico ed economico, mantenendo ruoli di potere nei nuovi Stati indipendenti. Questo ha portato a una forte continuit\u00e0 di leadership tra il vecchio sistema e quello nuovo. Non si \u00e8 verificata una rottura totale, ma piuttosto una trasformazione interna delle stesse classi dirigenti. In alcuni Paesi questa continuit\u00e0 \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 evidente, perch\u00e9 gruppi familiari o politici hanno mantenuto posizioni di influenza e di poteri anche nel periodo post-sovietico.<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>Professore, tornando al presente, perch\u00e9 secondo lei la NATO \u00e8 stata percepita come un problema dalla Russia?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>Dal punto di vista russo, il problema principale non \u00e8 tanto l\u2019esistenza della NATO in s\u00e9, quanto il suo progressivo allargamento verso est. Dopo la fine del Patto di Varsavia e dell\u2019Unione Sovietica, \u00e8 venuto meno quell\u2019assetto che separava chiaramente i due blocchi della Guerra Fredda. A quel punto, la NATO ha iniziato ad accogliere nuovi Paesi dell\u2019Europa orientale. Questo processo \u00e8 stato percepito dalla Russia come uno spostamento dell\u2019equilibrio strategico. Paesi che prima erano all\u2019interno della sfera di influenza sovietica sono entrati in un\u2019alleanza militare guidata dagli Stati Uniti. In particolare, l\u2019eventuale ingresso di Ucraina e Georgia \u00e8 stato visto come un elemento molto sensibile, perch\u00e9 questi Paesi si trovano direttamente ai confini russi e quindi hanno un\u2019importanza strategica maggiore rispetto ad altri.<br><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO-1024x1024.jpg\" alt=\"\"><br>Carta 4: l\u2019ampliamento ad est della Nato<br>\u00a0<br><strong>Studente:<br><\/strong>Quindi possiamo dire che tutto nasce da una questione di sicurezza?<br><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br><\/strong>S\u00ec, uno degli elementi principali \u00e8 proprio la percezione della sicurezza. La Russia ha interpretato l\u2019espansione della NATO come una riduzione della propria profondit\u00e0 strategica. Non si tratta solo di una questione ideologica o culturale, ma di un problema geopolitico concreto: la posizione geografica dei Paesi e la loro appartenenza a un\u2019alleanza militare modificano gli equilibri di sicurezza. Per questo motivo il tema dell\u2019allargamento della NATO \u00e8 diventato centrale nei rapporti tra Russia e Occidente, contribuendo alle tensioni che si sono sviluppate fino al conflitto attuale.<br>\u00a0<br>Note:<br><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> https:\/\/www.nato.int\/en\/what-we-do\/partnerships-and-cooperation\/relations-with-ukraine<br><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Protocollo_di_Minsk_II<br>\u00a0<br>Costanza Thomas Diego (classe\u00a02A AFM &#8211; ITE)<br><br><\/summary>\n<p>Il giorno 21 aprile la classe 2A AFM (amministrazione finanza e marketing) dell\u2019istituto Pacinotti di Pisa ha svolto un incontro tramite il progetto Contemporanea\u2026mente ideato dal professor Andrea Vento, con il professor Francesco Dall\u2019aglio docente di storia dei paesi dell\u2019Est Europa, analista militare e geopolitico, sui mutamenti avvenute nell\u2019Europa Orientale e sulla questione Russo-Ucraina partendo da alcune domande sull\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, pu\u00f2 spiegare meglio quale fosse la differenza tra l\u2019Unione Sovietica e i Paesi dell\u2019Europa orientale durante la Guerra Fredda?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>L\u2019aspetto fondamentale da chiarire \u00e8 che spesso si fa confusione tra Unione Sovietica e blocco socialista, ma non sono la stessa cosa.<\/p>\n<p>I Paesi dell\u2019Europa orientale \u2013 come Polonia, Cecoslovacchia, Ddr, Ungheria, Romania e Bulgaria \u2013 non facevano parte dell\u2019Unione Sovietica, ma appartenevano a quello che veniva definito il blocco socialista. Erano Stati formalmente indipendenti, ma in realt\u00e0 strettamente legati a Mosca.<\/p>\n<p>Questo legame si concretizzava soprattutto attraverso il Patto di Varsavia, che era un\u2019alleanza militare, e attraverso l\u2019adozione dello stesso sistema economico controllato dallo Stato. Quindi non erano territori dipendenti, ma nemmeno Stati pienamente autonomi nel pieno senso del termine.<\/p>\n<p>Dal punto di vista politico, la differenza principale rispetto all\u2019Occidente era che in questi Paesi esisteva il partito unico oppure un sistema pluripartitico solo apparente. Le elezioni c\u2019erano, ma erano a partito unico con il controllo politico nelle mani del partito comunista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<\/strong><br \/>E quindi questi Paesi erano completamente controllati dall\u2019URSS?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>Non erano formalmente parte dell\u2019URSS, ma erano inseriti in una struttura politica e militare che li rendeva fortemente dipendenti. L\u2019Unione Sovietica esercitava una grande influenza, soprattutto attraverso il Patto di Varsavia e attraverso il controllo ideologico del sistema socialista. Tuttavia, \u00e8 importante dire che non erano semplicemente \u201cprovince sovietiche\u201d: erano Stati con una loro struttura interna, anche se molto condizionata.<\/p>\n<h2><strong>\u00a0<\/strong><\/h2>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Ci sono delle eccezioni rispetto a questo modello, come Jugoslavia e Albania?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>S\u00ec, e sono due casi molto importanti perch\u00e9 mostrano che il blocco socialista non era completamente omogeneo. La Jugoslavia non faceva parte del Patto di Varsavia. Aveva un sistema socialista, ma con caratteristiche proprie: una forma pi\u00f9 autonoma, con alcune aperture economiche e un\u2019organizzazione meno rigida rispetto agli altri Paesi dell\u2019Est. L\u2019Albania, invece, rappresenta l\u2019estremo opposto. Aveva un sistema ancora pi\u00f9 rigido e chiuso rispetto agli altri Stati socialisti. Il controllo dello Stato era molto forte e l\u2019isolamento internazionale era molto marcato. Quindi, anche all\u2019interno del blocco socialista, esistevano differenze significative tra Paese e Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Com\u2019era organizzata internamente l\u2019Unione Sovietica?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>L\u2019Unione Sovietica era uno Stato estremamente complesso, composto da 15 Repubbliche socialiste sovietiche. Non era quindi uno Stato unitario semplice, ma una struttura federale molto articolata. All\u2019interno di queste repubbliche esistevano ulteriori territori autonomi e una grande variet\u00e0 etnica, linguistica e geografica. \u00c8 per questo che si parlava di un vero e proprio \u201cmosaico\u201d. Tuttavia, nonostante questa complessit\u00e0, il potere reale era fortemente centralizzato. Le decisioni politiche ed economiche fondamentali venivano prese a Mosca. Formalmente esistevano partiti comunisti nelle singole repubbliche, ma non erano realmente indipendenti: erano subordinati al Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<h2>\u00a0<\/h2>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Cosa \u00e8 successo alle \u00e9lite politiche dopo la dissoluzione dell\u2019URSS?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>Uno degli aspetti pi\u00f9 importanti della transizione post-sovietica \u00e8 stata la continuit\u00e0 delle \u00e9lite politiche ed economiche. In molti casi, le persone che erano parte del sistema sovietico hanno continuato a ricoprire ruoli di potere anche nei nuovi Stati indipendenti. Questo \u00e8 avvenuto perch\u00e9 esisteva gi\u00e0 una struttura di comando consolidata. La cosiddetta nomenklatura, cio\u00e8 l\u2019\u00e9lite amministrativa e politica del sistema sovietico, non \u00e8 scomparsa, ma si \u00e8 in larga parte riciclata. In alcuni casi questa continuit\u00e0 \u00e8 molto evidente: per esempio in alcuni Stati post-sovietici si sono create vere e proprie dinastie politiche, dove i figli dei dirigenti sovietici hanno assunto ruoli di leadership.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" class=\"aligncenter wp-image-7828 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-1-Stati-URSS.png\" alt=\"\" width=\"1417\" height=\"667\" srcset=\"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-1-Stati-URSS.png 1417w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-1-Stati-URSS-300x141.png 300w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-1-Stati-URSS-1024x482.png 1024w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-1-Stati-URSS-768x362.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1417px) 100vw, 1417px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Carta 1: i 15 stati che formavano l\u2019Urss.<\/p>\n<p>Errata corrige: i tagiki non sono un popolo di lingua turca bens\u00ec della famiglia indo-iranica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, come definirebbe il passaggio dal socialismo al periodo post-sovietico?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>Il passaggio \u00e8 stato brusco, non pianificato e traumatico. Non si \u00e8 trattato di una transizione graduale come in altri contesti, ma di un cambiamento improvviso che ha avuto conseguenze molto forti. Dal punto di vista economico, sociale e politico, molte strutture sono crollate rapidamente. Questo ha generato instabilit\u00e0 e ha reso difficile la costruzione di nuovi sistemi politici solidi.<\/p>\n<h2><strong>Studente:<\/strong><\/h2>\n<p>Arrivando al presente, perch\u00e9 \u00e8 scoppiato il conflitto tra Russia e Ucraina?<\/p>\n<h2><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<\/strong><\/h2>\n<p>Il conflitto tra Russia e Ucraina non pu\u00f2 essere spiegato riconducendolo ad una sola causa, ma \u00e8 il risultato di una serie di fattori storici e geopolitici. Esistono certamente elementi nazionalisti e storici, perch\u00e9 alcuni territori hanno una lunga storia di legami con la Russia. Tuttavia, il fattore principale \u00e8 la questione della sicurezza strategica. Dopo la fine dell\u2019Unione Sovietica e lo scioglimento del Patto di Varsavia, la Russia ha perso la cosiddetta \u201ccintura di sicurezza\u201d che la separava dall\u2019Occidente. Questo ha modificato profondamente l\u2019equilibrio geopolitico.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" class=\"wp-image-7829 size-full aligncenter\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-2-NATO-Patto-Varsavia.png\" alt=\"\" width=\"619\" height=\"474\" srcset=\"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-2-NATO-Patto-Varsavia.png 619w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-2-NATO-Patto-Varsavia-300x230.png 300w\" sizes=\"(max-width: 619px) 100vw, 619px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Carta 2: Nato (1949) e Patto di Varsavia (1955)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>In che modo la NATO ha influito su questa situazione?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:\u00a0<br \/><\/strong>Dal punto di vista russo, l\u2019allargamento della NATO verso est \u00e8 stato percepito come un elemento fortemente critico. Paesi come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca sono entrati nella NATO nel 1999, seguiti da altri nel 2004. Questo ha progressivamente avvicinato l\u2019alleanza ai confini russi. Il punto pi\u00f9 delicato \u00e8 stato l\u2019avvicinamento di Ucraina e Georgia, due Paesi strategicamente molto importanti per la Russia perch\u00e9 si trovano direttamente ai suoi confini. Dal punto di vista russo, questo processo \u00e8 stato interpretato come una minaccia alla propria sicurezza nazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Si sarebbe potuto evitare il conflitto in Ucraina con strumenti politici come referendum o accordi?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>\u00c8 una domanda molto complessa. Oggi, a distanza di decenni dalla fine dell\u2019Unione Sovietica, le dinamiche geopolitiche sono diventate estremamente stratificate. Non si tratta pi\u00f9 solo di scelte politiche immediate, ma di equilibri internazionali costruiti nel tempo. Per questo motivo, soluzioni semplici come referendum non sono realistiche in un contesto cos\u00ec complesso. Diverso il discorso per quanto riguarda eventuali accordi che peraltro erano gi\u00e0 stati raggiunti nella prima fase del conflitto. Gli Accordi di Minsk I del settembre 2014 e di Minsk II del febbraio 2015 potevano costituire degli strumenti per conseguire una risoluzione negoziata del conflitto ma come ha dichiarato l\u2019ex cancelliere tedesco Angela Merkel, all\u2019epoca parte del Quartetto che aveva sottoscritto l\u2019accordo insieme a Russia, Ucraina e Francia, ne ha rivelato i veri obiettivi in una intervista alla rivista Die Zeit nel dicembre 2022. Merkel ha infatti affermato che gli accordi di Minsk non erano un tentativo di stabilire una pace in Ucraina ma che avevano lo scopo \u201cdi dare tempo all\u2019Ucraina\u201d di ricostruire il suo esercito. Non \u00e8 infatti un caso che la Nato \u00e8 entrata in pianta stabile in Ucraina sin dal 2014 come ha dichiarato il segretario generale della Nato dell\u2019epoca Jens Stoltemberg<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Le dichiarazioni di Angela Merkel sono state confermate nel 2023 dall\u2019ex presidente francese Francois Hollande, anch\u2019egli parte del processo negoziale di Minsk<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>In conclusione, qual \u00e8 la chiave per capire tutto questo periodo storico?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>La chiave \u00e8 capire che non esiste una separazione netta e semplice tra Est e Ovest, ma un insieme di sistemi politici, economici e strategici in continua evoluzione. Dalla Guerra Fredda alla dissoluzione dell\u2019URSS fino alle tensioni attuali, tutto \u00e8 collegato da un elemento centrale: il problema dell\u2019equilibrio di sicurezza tra potenze.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" class=\"aligncenter wp-image-7830 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-3-struttura-Jugoslavia.png\" alt=\"\" width=\"458\" height=\"344\" srcset=\"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-3-struttura-Jugoslavia.png 458w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-3-struttura-Jugoslavia-300x225.png 300w\" sizes=\"(max-width: 458px) 100vw, 458px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Carta 3: la struttura federale della Jugoslavia composta da 6 stati e due regioni autonome interne alla Serbia: Vojvodina a maggioranza ungherese e Kosovo a maggioranza albanese<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, pu\u00f2 spiegare meglio cos\u2019era la Jugoslavia e in cosa si differenziava dagli altri Paesi socialisti?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>La Jugoslavia \u00e8 un caso particolare all\u2019interno del mondo socialista perch\u00e9 pur essendo uno Stato socialista con partito unico non rientrava nel Patto di Varsavia e non seguiva completamente il modello sovietico. Pur essendo uno Stato socialista con partito unico. Dopo la rottura tra Josip Broz \u201cTito\u201d e Joseph Stalin nel 1948, il Paese inizi\u00f2 a prendere decisioni in modo autonomo, senza essere subordinato a Mosca. Questo significava che, a differenza degli altri Paesi dell\u2019Europa orientale, la Jugoslavia non doveva adeguarsi alle direttive sovietiche n\u00e9 sul piano politico n\u00e9 su quello economico. Rimaneva comunque un sistema socialista, quindi non era una democrazia liberale: il potere era concentrato in un unico partito e non esisteva un vero pluralismo politico. Tuttavia, rispetto agli altri Stati del blocco socialista, il controllo dello Stato era meno rigido e centralizzato. L\u2019economia, ad esempio, non era gestita interamente dallo stato come nell\u2019Unione Sovietica, ma prevedeva forme di autogestione delle imprese, che lasciavano pi\u00f9 spazio alle decisioni locali. Anche sul piano sociale e dei rapporti con l\u2019estero, la Jugoslavia era pi\u00f9 aperta: i cittadini avevano maggiori possibilit\u00e0 di viaggiare e il Paese manteneva relazioni sia con il blocco occidentale sia con quello socialista. Per questo si parla di una \u201cvia intermedia\u201d: non era un sistema come quelli occidentali, ma nemmeno rigidamente controllato e dipendente da Mosca come gli altri Paesi dell\u2019Europa orientale. Era, in sostanza, un modello socialista autonomo, con caratteristiche proprie. Inoltre, rispetto ad altri Paesi, la Jugoslavia aveva introdotto alcune aperture economiche e una gestione meno centralizzata rispetto al modello sovietico classico. Questo la rendeva un caso unico nel panorama socialista, con una propria identit\u00e0 politica e organizzativa.<\/p>\n<h2>\u00a0<\/h2>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>E invece l\u2019Albania che tipo di sistema aveva?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>L\u2019Albania rappresentava l\u2019estremo opposto rispetto alla Jugoslavia. Se la Jugoslavia aveva una certa autonomia e alcune aperture, l\u2019Albania invece aveva un sistema molto pi\u00f9 rigido e chiuso. Il controllo dello Stato era estremamente forte e il partito unico dominava completamente la vita politica, economica e sociale. Anche rispetto agli altri Paesi del blocco socialista, l\u2019Albania risultava pi\u00f9 isolata in politica estera. In questo senso, si pu\u00f2 dire che nel mondo socialista esistevano livelli diversi di rigidit\u00e0: non era un sistema uniforme, ma un insieme di modelli con caratteristiche differenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, ha detto che l\u2019Unione Sovietica era composta da pi\u00f9 repubbliche. Pu\u00f2 spiegare meglio questa struttura?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:\u00a0<br \/><\/strong>L\u2019Unione Sovietica era composta da 15 Repubbliche socialiste sovietiche, e questa struttura la rendeva uno Stato molto complesso e articolato. Non si trattava di una entit\u00e0 omogenea, ma di un insieme di territori molto diversi tra loro per cultura, lingua, geografia e tradizioni. Si pu\u00f2 parlare infatti di un vero e proprio mosaico di realt\u00e0 differenti. Tuttavia, nonostante questa grande variet\u00e0 interna, il potere politico era fortemente centralizzato. Le decisioni pi\u00f9 importanti non venivano prese nelle singole repubbliche, ma a Mosca, che rappresentava il centro politico ed economico dell\u2019intero sistema. All\u2019interno delle repubbliche esistevano partiti comunisti locali, ma questi non erano realmente indipendenti: erano parte di una struttura gerarchica subordinata al Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Come si \u00e8 arrivati alla fine di questo sistema cos\u00ec complesso?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:\u00a0<br \/><\/strong>La fine dell\u2019Unione Sovietica \u00e8 avvenuta in modo improvviso e non pianificato. Questo \u00e8 un elemento molto importante perch\u00e9 distingue questa transizione da altri processi storici pi\u00f9 graduali. Il passaggio dal socialismo al sistema post-sovietico non \u00e8 stato il risultato di una riforma organizzata, ma di una dissoluzione rapida che ha avuto effetti molto forti. Dal punto di vista economico, sociale e politico, questa transizione ha provocato crisi, instabilit\u00e0 e difficolt\u00e0. Molte strutture statali non erano pronte a trasformarsi in sistemi democratici e di mercato in tempi cos\u00ec brevi. Per questo motivo si parla spesso di un processo traumatico, che ha avuto conseguenze profonde sulle societ\u00e0 coinvolte compreso un inarrestabile calo demografico tutt\u2019ora in corso nella maggior parte degli stati ex socialisti e un forte aumento delle disuguaglianze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, ha citato la \u201cnomenklatura\u201d. Che ruolo ha avuto dopo la fine dell\u2019URSS?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>La nomenklatura era l\u2019\u00e9lite politica e amministrativa dell\u2019Unione Sovietica, cio\u00e8 il gruppo dirigente che controllava lo Stato e le principali istituzioni. Dopo la dissoluzione dell\u2019URSS, questa \u00e9lite non \u00e8 scomparsa. In molti casi si \u00e8 adattata al nuovo contesto politico ed economico, mantenendo ruoli di potere nei nuovi Stati indipendenti. Questo ha portato a una forte continuit\u00e0 di leadership tra il vecchio sistema e quello nuovo. Non si \u00e8 verificata una rottura totale, ma piuttosto una trasformazione interna delle stesse classi dirigenti. In alcuni Paesi questa continuit\u00e0 \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 evidente, perch\u00e9 gruppi familiari o politici hanno mantenuto posizioni di influenza e di poteri anche nel periodo post-sovietico.<\/p>\n<h2>\u00a0<\/h2>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Professore, tornando al presente, perch\u00e9 secondo lei la NATO \u00e8 stata percepita come un problema dalla Russia?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>Dal punto di vista russo, il problema principale non \u00e8 tanto l\u2019esistenza della NATO in s\u00e9, quanto il suo progressivo allargamento verso est. Dopo la fine del Patto di Varsavia e dell\u2019Unione Sovietica, \u00e8 venuto meno quell\u2019assetto che separava chiaramente i due blocchi della Guerra Fredda. A quel punto, la NATO ha iniziato ad accogliere nuovi Paesi dell\u2019Europa orientale. Questo processo \u00e8 stato percepito dalla Russia come uno spostamento dell\u2019equilibrio strategico. Paesi che prima erano all\u2019interno della sfera di influenza sovietica sono entrati in un\u2019alleanza militare guidata dagli Stati Uniti. In particolare, l\u2019eventuale ingresso di Ucraina e Georgia \u00e8 stato visto come un elemento molto sensibile, perch\u00e9 questi Paesi si trovano direttamente ai confini russi e quindi hanno un\u2019importanza strategica maggiore rispetto ad altri.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" fetchpriority=\"low\" class=\"aligncenter wp-image-7831 size-large\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Carta-4-ampliamento-NATO.jpg 1379w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Carta 4: l\u2019ampliamento ad est della Nato<\/p>\n<h2>\u00a0<\/h2>\n<p><strong>Studente:<br \/><\/strong>Quindi possiamo dire che tutto nasce da una questione di sicurezza?<\/p>\n<p><strong>Prof. Dall\u2019Aglio:<br \/><\/strong>S\u00ec, uno degli elementi principali \u00e8 proprio la percezione della sicurezza. La Russia ha interpretato l\u2019espansione della NATO come una riduzione della propria profondit\u00e0 strategica. Non si tratta solo di una questione ideologica o culturale, ma di un problema geopolitico concreto: la posizione geografica dei Paesi e la loro appartenenza a un\u2019alleanza militare modificano gli equilibri di sicurezza. Per questo motivo il tema dell\u2019allargamento della NATO \u00e8 diventato centrale nei rapporti tra Russia e Occidente, contribuendo alle tensioni che si sono sviluppate fino al conflitto attuale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Note:<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> https:\/\/www.nato.int\/en\/what-we-do\/partnerships-and-cooperation\/relations-with-ukraine<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Protocollo_di_Minsk_II<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Costanza Thomas Diego (classe\u00a02A AFM &#8211; ITE)<\/p>\n<\/details>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":7829,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_genesis_hide_title":false,"_genesis_hide_breadcrumbs":false,"_genesis_hide_singular_image":false,"_genesis_hide_footer_widgets":false,"_genesis_custom_body_class":"","_genesis_custom_post_class":"","_genesis_layout":"","footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-7827","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-focus_sx","entry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7827","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7827"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7827\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7833,"href":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7827\/revisions\/7833"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7829"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7827"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7827"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7827"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}