La morte di una donna per femminicidio non è un evento isolato, ma l’ultima pagina di un libro pieno di violenze che sconvolge comunità, segna famiglie, rende bambini e bambine orfani, e che lascia cicatrici indelebili nella vita di molte persone. Ed una volta che è stata scritta, la pagina di quel libro viene letta in fretta, stropicciata finché fa notizia sui giornali, in TV e sui social per poi essere dimenticata, assieme a tutte le altre centinaia di pagine di donne, ragazze e bambine uccise. Il femminicidio non è solo un atto orribile, ma è anche un fenomeno sociale minimizzato: l’inesistenza di una definizione univoca crea un terreno fertile per l’impunità e la negazione della gravità del problema.
Antonio Gioiello, nel suo libro “Il femminicidio in Italia” (Armando Editore – 2023), presenta un’analisi sociologica dei dati relativi ad abusi e femminicidi dal 2018 al 2023, fornendo una chiara immagine dell’agghiacciante situazione delle donne in Italia. Gioiello riporta i dati relativi all’età, alla nazionalità, ai luoghi ed ai moventi delle vittime e dei carnefici, dimostrando che il femminicidio è una realtà più vicina e vera di quanto si pensi. I dati non sono solo numeri freddi, ma riflettono la triste realtà di un paese dove la violenza di genere continua ad essere una costante.
Per comprendere appieno il fenomeno del femminicidio, è imperativo scavare fino alle
radici del problema: una delle chiavi per affrontare il femminicidio è l’educazione e l’informazione. In “Il Dominio Maschile” (Feltrinelli – 2014), Pierre Bourdieu invita a riflettere sull’ordine sociale costruito, su una visione del mondo che alimenta la sete di dominio maschile. Bourdieu dimostra come queste strutture androcentriche persistano nell’inconscio di uomini e donne, contribuendo a paradossi dannosi. La denuncia di Bourdieu punta a riconsiderare non solo le unità domestiche, ma anche il ruolo delle istanze superiori come la Chiesa, la scuola e lo Stato, responsabili in ultima analisi del dominio maschile.
Entrambi i libri devono essere letti se si vuole trattare l’argomento del femminicidio sia per l’accurata, cruda ma esaustiva, analisi sociologica del nostro Paese sia per la riflessione antropologica proposta che ricerca nella storia e nella comunità le origini di un problema così profondo e apparentemente incomprensibile.
Leggere è importante ma non basta. Non possiamo permettere che il femminicidio continui a scrivere la tragica conclusione delle vite delle donne. È fondamentale agire ora per garantire che queste pagine dolorose non siano dimenticate, partendo da un impegno educativo che possa trasformare la società, sfidando le radici profonde della disuguaglianza di genere e promuovendo una cultura di rispetto. Solo così potremo sperare di porre fine a questo dramma che, purtroppo, ancora oggi segna indelebilmente il nostro Paese.
Ginevra Ricci (ex studentessa Liceo classico)

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