{"id":7615,"date":"2025-04-12T14:20:00","date_gmt":"2025-04-12T14:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7615"},"modified":"2025-04-10T14:47:50","modified_gmt":"2025-04-10T14:47:50","slug":"quando-la-logica-di-gruppo-diventa-squadrismo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7615","title":{"rendered":"Quando la logica di gruppo diventa squadrismo"},"content":{"rendered":"\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Fino a che punto ci si pu\u00f2 spingere per difendere i membri del proprio gruppo? Quando, invece, si incorre in quella che \u00e8 la declinazione pi\u00f9 violenta dell\u2019azione di gruppo? Questa domanda sorge spontanea leggendo quanto accaduto a Bologna lo scorso 8 marzo, quando un gruppo femminista bolognese si \u00e8 trovato costretto a denunciare in modo anonimo le violenze, gli insulti e gli abusi subiti da parte di un collettivo universitario autonomo. La causa della disputa e dell\u2019inimicizia tra i due gruppi \u00e8 stata identificata da parte del movimento transfemminista nell\u2019asilo che il collettivo autonomo sembrava fornire a stupratori e uomini violenti all\u2019interno delle sue file. In occasione di una ricorrenza come l\u20198 marzo, alcune donne del gruppo femminista, terminato il corteo, si sarebbero allontanate per scrivere alcuni graffiti sulla vicenda come simbolo di opposizione, salvo poi accorgersi di essere state seguite da un membro del menzionato collettivo. L\u2019uomo avrebbe poi chiamato \u201crinforzi\u201d, con i quali avrebbe braccato,<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> spintonato, aggredito, filmato e perquisito le donne. Sarebbero poi sopraggiunti ulteriori membri a supporto dei compagni. Ci\u00f2 che per\u00f2 sembra aver colpito maggiormente chi ha riferito il fatto \u00e8 la presenza tra gli aggressori di alcune donne. L\u2019avvenimento solleva due questioni. La prima, pi\u00f9 immediata, riguardante la sconcertante connivenza dei membri femminili del collettivo. Davanti a un fatto cos\u00ec grave ci si aspetterebbe un intervento o, quanto meno, una presa di posizione dalla parte femminile del collettivo, ossia l\u2019opposto di quanto in realt\u00e0 successo. Che la coscienza delle donne, oltre ovviamente a quella degli altri membri del collettivo presenti durante l\u2019atto, sia stata surclassata da una coscienza di gruppo? Questo porta alla seconda questione, vale a dire la sottile linea che delimita spirito di gruppo e nascente squadrismo. Alla radice di azioni violente di gruppi organizzati si trova, infatti, frequentemente una motivazione legata a un presunto \u201caiuto reciproco\u201d, che sfocia in casi di inaudita violenza perpetrata spesso per motivi tra i pi\u00f9 disparati. Ha dunque senso additare al collettivo in quanto la colpa di quanto accaduto? Sicuramente no, perch\u00e9 l&#8217;ideale di giustizia sociale dei collettivi \u00e8 in totale contrasto con atti come questo. Ci\u00f2 che il collettivo avrebbe dovuto fare \u00e8 applicare i suoi principi, ma non l&#8217;ha fatto perch\u00e9 intrappolato nella morsa del gruppo, per cui ha visto come priorit\u00e0 difendere i suoi membri; questo per\u00f2 \u00e8 un tradimento dell&#8217;idea del collettivo, e va combattuto rafforzando e applicando tale idea.<\/span><\/p>\n<p><br \/>Andrea Campanelli (classe 3A &#8211; liceo classico)\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino a che punto ci si pu\u00f2 spingere per difendere i membri del proprio gruppo? Quando, invece, si incorre in quella che \u00e8 la declinazione pi\u00f9 violenta dell\u2019azione di gruppo? 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