{"id":7359,"date":"2024-05-09T17:09:49","date_gmt":"2024-05-09T17:09:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7359"},"modified":"2024-05-09T17:09:51","modified_gmt":"2024-05-09T17:09:51","slug":"pellegrinaggio-della-memoria-pensieri-in-parole","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7359","title":{"rendered":"Pellegrinaggio della Memoria. Pensieri in parole."},"content":{"rendered":"\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dal 1 al 6 maggio alcuni studenti della nostra scuola hanno avuto la possibilit\u00e0 di partecipare al Pellegrinaggio della Memoria. Il viaggio ha permesso di visitare gli ex campi di concentramento di Dachau, Ebensee, Mauthausen e Gusen, oltre al Castello di Hartheim, centro di eutanasia ideato dal regime per portare avanti l\u2019operazione T4, volta allo sterminio dei disabili. Tutti i ragazzi e le ragazze sono tornati dal Pellegrinaggio molto colpiti, e hanno voluto esprimere con queste parole i loro pensieri riguardo questa toccante esperienza.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cLe mani che hanno toccato quelle pietre, gli occhi che hanno visto ci\u00f2 che resta di quel terrore sono riuscite a trasmettermi qualcosa che non mi scorder\u00f2 mai. La tristezza, la rabbia, la compassione e molti altri sentimenti alleggiano dentro di me in questi giorni e dovr\u00e0 trascorrere un po\u2019 di tempo prima che io riesca metabolizzare tutto. Un\u2019impronta\u00a0 \u00e8 stata impressa sul mio cuore, un\u2019impronta che ha raggiunto la mia anima e che nessuno mi potr\u00e0 mai togliere. Le brutalit\u00e0 che sono state commesse a degli esseri umani non devono essere dimenticate, la memoria \u00e9 un\u2019arma molto potente che deve essere usata nel modo corretto. Perch\u00e9 come le parole di Primo Levi esprimono: \u201cse comprendere \u00e8 impossibile, conoscere necessario, perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto pu\u00f2 ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre\u201d\u201d, commenta Giulia Grechi (5B).\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cSono tante le cose che mi hanno colpita in questi giorni di un pellegrinaggio che ho sempre voluto e sentito il dovere di fare, a livello umano e civico. In particolare mi ha fatto riflettere molto una frase di Laura Geloni, secondo cui essere antifascisti significa ripudiare e disprezzare ogni forma di intolleranza e violenza verso ci\u00f2 che \u00e8 definito diverso, in memoria delle atrocit\u00e0 che ai campi di sterminio erano all&#8217;ordine del giorno\u201d, spiega Aurora Giordani (4C). \u201cAtrocit\u00e0 di cui ho visto le tracce indelebili con i miei occhi, atrocit\u00e0 che mi sono state raccontate dai miei familiari e che sono state tramandate nella mia famiglia attraverso nonni, zii e amici. Alfredo Consani, classe 1909, era lo zio di mia nonna Carla. Di lui, morto molti anni prima che io nascessi, fin da piccola, mi raccontavano che non si era mai sposato, che era molto buono e\u00a0 lavorava con grande passione nel panificio di famiglia. Ma i miei familiari lo definivano anche \u201cun po&#8217; strano\u201d; questo personaggio mi ha sempre incuriosita, perch\u00e9 percepivo che c\u2019era un mistero intorno a quella stranezza, che, da piccola, non mi venne mai svelato. All&#8217;et\u00e0 di dieci anni, finalmente, conobbi la verit\u00e0: quando era poco pi\u00f9 che ventenne, lo zio Alfredo fu deportato in un campo di concentramento in Germania &#8211; non abbiamo mai saputo quale. Part\u00ec che era forte, fidanzato con una \u201cbella ragazza di Lucca\u201d; torn\u00f2 dopo due anni, e non era pi\u00f9 l\u2019Alfredo che tutti conoscevano. Lui, a differenza di altri miei antenati, non raccont\u00f2 mai nulla, ma la notte, appena si addormentava, urlava, sudava e aveva incubi tremendi, quindi preferiva rimanere sveglio a fare il pane. Nessuno della famiglia, rispettando la volont\u00e0 dello zio di non parlarne, gli ha mai chiesto cosa avesse visto e sofferto in quei due anni in Germania. Tuttavia, mia nonna e i suoi familiari lo capirono dalle frasi che urlava nel sonno. Ecco, credo che sia anche per la storia di Alfredo che, da grande, ho deciso di non tralasciare la memoria di quello che avvenne negli anni Quaranta del ventesimo secolo. Ho deciso, nel mio piccolo, di essere antifascista. Da circa un anno ho l&#8217;onore di collaborare con l&#8217;ANPI e con la scrittrice e psicologa Susanna Baldi, leggendo in pubblico racconti tratti dal suo libro \u201cStorie di madri\u201d, che raccoglie le testimonianze di Leonarda Papa sulla strage del paese di Vinca, vicino a Carrara, consumatasi tra il 24 e il 27 agosto del 1944 e famosa per il &#8220;tiro al pettirosso&#8221;, l&#8217;uccisione dei neonati di cui parlava Laura l&#8217;altro giorno. Durante gli incontri che organizza, Susanna Baldi ripete sempre che \u201cla memoria cura\u201d: prima di questi incontri e di questo pellegrinaggio non avevo mai veramente creduto che la memoria potesse curare. Anzi, pensando allo zio Alfredo, agli ex deportati e ai loro figli, ritenevo che soprattutto ricordare qualcosa di doloroso e traumatico, magari qualcosa che il cuore di molti, con il passare degli anni, ha oscurato alla memoria, portasse solo a sofferenza, non a una cura. Ora, soprattutto alla fine di questo viaggio, so che solo ricordando a se stessi e agli altri le atrocit\u00e0, coloro che hanno appreso le testimonianze potranno mantenerle vive tramandandole alle generazioni successive, a tutte e tutti noi presenti qui oggi, come un prezioso dono, affinch\u00e9 gli errori della Storia non si ripetano. La memoria \u00e8 come una medicina dal valore inestimabile e la sua diffusione e il suo effetto dipendono da noi, e da essa dipende il futuro: quindi non sprechiamo l&#8217;opportunit\u00e0 che ci \u00e8 stata data di mantenerla viva. Ricordiamo chi \u00e8 morto per darci la libert\u00e0 di mantenerla viva. Siamo antifascisti\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cNon saprei bene che parole usare per descrivere questa esperienza, forse perch\u00e9 non ho ancora metabolizzato del tutto ci\u00f2 che ho visto e sentito in questi giorni, ma cercher\u00f2 di riassumere le emozioni provate e le riflessioni che ne sono scaturite\u201d, risponde Giulia Liut (4C). \u201cQuesto viaggio mi ha mostrato fino a dove pu\u00f2 spingersi la cattiveria dell\u2019uomo e le cose orribili che quest\u2019ultimo \u00e8 in grado di fare. Le testimonianze che mi sono state riportate mi hanno spezzato il cuore ma mi hanno reso pi\u00f9 consapevole di una realt\u00e0 storica difficile da comprendere: nonostante la preparazione fatta a scuola, non credo si possa mai essere abbastanza pronti per visitare questi posti, ma stando qui mi rendo conto di quanto sia effettivamente necessario vedere con i propri occhi la storia per poterla capire veramente. Ho conosciuto delle persone forti qui, persone con un alto senso del dovere, della responsabilit\u00e0, con una morale e dei valori che \u00e8 necessario proteggere e tramandare, oggi e ogni giorno, senza mai darli per scontati: valori come la libert\u00e0, la solidariet\u00e0, la democrazia, che se oggi possiamo rivendicare, \u00e8 solo grazie a chi ha avuto il coraggio di sacrificarsi per i propri ideali. Forse mi sento di dire che questo pellegrinaggio mi ha lasciato una nuova responsabilit\u00e0 e una consapevolezza differente, facendomi capire che ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto nei campi che abbiamo visitato non deve limitarsi a rimanere nei nostri ricordi, ma deve diventare un tassello nostro e dobbiamo farci portavoce di un messaggio di pace universale. Laura ci ha fatto notare che sul cielo di Dachau non volano uccelli, e vorrei tanto che, ad oggi, fosse l\u2019unico posto dove questo accade\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cDolore, fame, sete, paura. Questo \u00e8 quello che mi \u00e8 rimasto pi\u00f9 impresso in questi giorni di pellegrinaggio. Ma anche speranza, fraternit\u00e0 e amicizia. Queste secondo me consentono di vedere questo sterminio con un&#8217;ottica differente. Sono le parole che trasmettono i valori pi\u00f9 importanti della nostra vita e che oggi come non mai dobbiamo tenerle bene a mente per non rendere vani gli sforzi di quei disgraziati.\u00a0 Ho imparato che anche un piccolissimo sforzo verso il prossimo pu\u00f2 esprimere questi valori. Ma ho capito anche che la parola vendetta deve finire nel dimenticatoio. Ce lo mostrano gli scontri di quest&#8217;oggi, che confermano che la violenza non si risolve con ulteriore violenza. E secondo me\u201d, commenta Pietro Bacchereti (4C), \u201c\u00e8 necessario che ognuno di noi si stampi nella memoria questa idea per non cadere in questa trappola rovinosa\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cUn terribile eco dal passato riecheggia nel silenzio di quelli che un tempo furono i lager nazisti, un pesante ammonimento di fino a che punto pu\u00f2 spingersi la volont\u00e0 umana quando guidata dall\u2019odio dimentica i propri valori fondamentali, su tutti la solidariet\u00e0 e la fratellanza. Il Viaggio della Memoria ci ha avvicinato a tutto ci\u00f2 in prima persona, lasciandoci nell\u2019animo un ricordo indelebile, pesante, seguito in un primo momento da un senso di vuoto e stordimento schiaccianti, poi anche dalla consapevolezza che nel buio pi\u00f9 assoluto qualcuno ha deciso di resistere senza mai spegnere la propria scintilla di coraggio e speranza sacrificandosi in nome degli ideali in cui credeva, per un futuro migliore. Dentro di noi continueranno a vivere in eterno le tremende testimonianze di chi quell\u2019inferno l\u2019ha vissuto e ha trovato la forza di raccontarlo affinch\u00e9 tutti potessero conoscerlo, per non farlo scivolare nell\u2019indifferenza e nell\u2019oblio in cui molti lo vorrebbero confinare. Sar\u00e0 nostro compito d\u2019ora in avanti contribuire a tramandare questi ricordi, essendo noi ora diventati testimoni di luoghi destinati a scomparire nel tempo, ma che devono assolutamente restare presenti nella coscienza di tutti per le atrocit\u00e0 che hanno rappresentato. Il ricordo di quanto abbiamo visto e appreso ci lascia una nuova lente attraverso cui osservare il mondo e la vita sotto una luce completamente diversa, per sempre. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno reso possibile questa esperienza: gli organizzatori dell\u2019Aned e dell\u2019Anpi, le istituzioni, la scuola e ovviamente tutti i ragazzi e i professori che vi hanno preso parte; infine un ringraziamento speciale alla signora Laura Geloni, che con i suoi commoventi discorsi ha saputo toccare i nostri cuori in profondit\u00e0 e ci ha accompagnato con grandissima dedizione per tutta la durata del viaggio\u201d, conclude Dario Gemmi (5C). <\/span><\/p>\n<p>Giulia De Ieso (classe 5B &#8211; liceo classico)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 1 al 6 maggio alcuni studenti della nostra scuola hanno avuto la possibilit\u00e0 di partecipare al Pellegrinaggio della Memoria. 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