{"id":7338,"date":"2024-05-10T10:00:00","date_gmt":"2024-05-10T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7338"},"modified":"2024-05-08T14:53:09","modified_gmt":"2024-05-08T14:53:09","slug":"7338","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7338","title":{"rendered":"Il caso Matteotti: un David senza fionda"},"content":{"rendered":"\n<p>Non tutti coloro che vincono sono eroi, non tutti coloro che vengono sconfitti sono perdenti: quest\u2019ultimo \u00e8 il caso di Giacomo Matteotti.<\/p>\n<p>\u00c8 il 30 Maggio del 1924, quasi due mesi dopo le elezioni nazionali del 6 Aprile che pare abbiano premiato il partito di Benito Mussolini con il 66,3% del consenso, quando l\u2019On. Matteotti, rieletto recentemente segretario del PSU, partito socialista unitario, pronuncia davanti alla Camera dei Deputati il suo discorso pi\u00f9 celebre e anche forse il pi\u00f9 fatale e contesta pubblicamente la validit\u00e0 delle elezioni, condannando il clima di brogli politici e violenze perpetrate dalla polizia politica fascista durante le votazioni; per poi pronunciare le ultime parole, teatrali ma vere, rivolto solo ai suoi compagni di partito \u201cIo, il mio discorso l\u2019ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me\u201d. La richiesta dell\u2019On. Matteotti di vedere invalidata l\u2019elezione di almeno un minimo dei neoeletti deputati fascisti non verr\u00e0 approvata alla camera, con ben 285 voti contrari, 57 favorevoli e 42 astenuti, eppure Matteotti \u00e8 ormai diventato il primo nemico del governo fascista.\u00a0 A testimonianza di ci\u00f2, il giorno dopo, sulla prima pagina de Il popolo d\u2019Italia, periodico politico fondato da Benito Mussolini dieci anni prima, ecco comparire un articolo scritto in segreto dallo stesso capo del governo, dove l\u2019Onorevole Matteotti viene definito un \u201cmasnada\u201d.<\/p>\n<p>Con il passare dei giorni la situazione del neogoverno sembra peggiorare sempre pi\u00f9, complice anche un nuovo scandalo di corruzione che incrimina il fratello del capo del consiglio, Arnaldo Mussolini. Il clima si fa sempre pi\u00f9 teso, ancor pi\u00f9 quando l\u2019On. Matteotti disdice un viaggio che doveva intraprendere verso Vienna con la moglie e si iscrive alla lista di coloro che devono pronunciarsi in Parlamento il pomeriggio del 10 giugno di quello stesso anno. Un discorso nel quale il segretario del PSU, avrebbe dovuto presentare le prove delle accuse mosse al governo, delle parole che avrebbero potuto far crollare il fascismo impedendogli di instaurarsi come dittatura e rendendo diversa la storia del nostro Paese, un intervento parlamentare che non si terr\u00e0 mai \u2026 Matteotti non si presenta in Parlamento, e il giorno successivo, l\u201911 giugno del 1924, sulle prime pagine di tutte le testate giornalistiche dell\u2019epoca compare la stessa notizia: l\u2019On. Matteotti \u00e8 improvvisamente scomparso nel nulla. Fin da subito iniziano a circolare i primi sospetti che vedono nella sparizione del segretario del PSU un rapimento avvenuto per ordine dello stesso Benito Mussolini, il quale dichiarer\u00e0 in un primo momento di esserne rimasto ignaro fino alla sera del\u201911 giugno. Ma facciamo qualche passo indietro, sono le 16.45 del 10 giugno, Matteotti ha abbandonato la sua casa nel quartiere Flaminio per recarsi a palazzo Montecitorio, quando, come testimoniato successivamente da due ragazzini, da un veicolo \u201cnero ed elegante\u201d scendono due uomini e aggrediscono l\u2019onorevole quando quest\u2019ultimo si trova nei pressi dell\u2019auto, necessitando per\u00f2 dell\u2019intervento di un terzo individuo prima di riuscire a caricarlo a forza in auto. Successivamente si scoprir\u00e0 che i sequestratori presenti sulla Lancia Kappa sono tutti membri della polizia politica fascista, identificati come Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria, Amleto Poveromo. Nessun lieto fine per Matteotti, nessuno verr\u00e0 a salvarlo ne\u2019 morir\u00e0 come un eroe dopo aver a lungo combattuto; la rissa che lo vede schierarsi contro cinque uomini, tutti pi\u00f9 in salute di lui, continua infatti anche all\u2019interno dell\u2019abitacolo della vettura, quando questa sfreccia via dal centro storico di Roma. Nel corso di questa violenza l\u2019Onorevole riesce a gettare il suo tesserino parlamentare, poi ritrovato da due contadini fuori dall\u2019autovettura, giusto in tempo prima di essere accoltellato sotto l&#8217;ascella e al torace da uno dei suoi rapitori e morire dopo lunghe ore di agonia. Il cadavere di Matteotti verr\u00e0 scoperto a Riano solo due mesi dopo, il 12 agosto, da un brigadiere dei carabinieri in seguito al ritrovamento di una giacca insanguinata che fin da subito si suppone appartenesse alla vittima. Il 19 agosto, dopo tutti gli accertamenti medici necessari, il cadavere parte da Monterotondo su un treno notturno diretto a Fratta Polesine, suolo natio di Matteotti, alle sei del mattino del giorno successivo, sul quale non viaggia nessun membro del PNF, cos\u00ec come richiesto dalla vedova del morto. Nel corso del viaggio e dei funerali molte persone si raccolgono in lutto per salutare colui che da alcuni viene visto e considerato il primo morto e martire di quello che sar\u00e0 il ventennio dittatoriale fascista in Italia.<\/p>\n<p>Il 3 gennaio del 1925, in Parlamento davanti a nemici e alleati, Benito Mussolini, dopo aver in un primo momento smentito qualsiasi coinvolgimento nel delitto, recita un discorso dalla retorica eccellente ma che nasconde dietro una verit\u00e0 crudele seppur non tanta celata; davanti alla classe politica italiana il capo del governo si prende la responsabilit\u00e0 del contesto violento che ha portato all\u2019assassinio dell\u2019 On. Matteotti, senza per\u00f2 rivelarsi pubblicamente mandante di tale assassinio, come invece sar\u00e0 dichiarato nei memoriali di due suoi complici.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 sul caso Matteotti, seppur sospettata da alcuni e conosciuta da altri, si rivel\u00f2 per il PFN una minaccia all\u2019inizio molto potente, ma in seguito perse la sua carica, anche a causa dell\u2019omert\u00e0 e del silenzio del sovrano, Vittorio Emanuele III. Il desiderio del monarca di non intromettersi in questioni tanto delicate e scottanti fece ben presto intuire a Benito Mussolini di avere ormai palesemente la libert\u00e0 necessaria e basi solide per poter instaurare una dittatura dove non esisteva alcuna opposizione politica.<\/p>\n<p>Una lotta sleale, regime contro oppositore, potere contro dissenso, Golia contro un Davide che per\u00f2 non ha la sua fionda. Chi scrive non saprebbe dire quale arma avrebbe potuto salvare Matteotti, perch\u00e9, come dicono gran parte dei docenti, \u201cla storia non si fa con i se\u201d, ma sicuramente nessun uomo dovrebbe esprimere le proprie idee con consapevolezza certa che questo gli coster\u00e0 la vita.\u00a0 Diventa dunque importante per noi, in qualit\u00e0 di cittadini, garantire ad ogni individuo il diritto di espressione e parola qualsiasi sia la sua opinione, qualsiasi siano le differenze ideologiche.<\/p>\n<p>Nicole Schiavone (classe 4C &#8211; liceo classico)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non tutti coloro che vincono sono eroi, non tutti coloro che vengono sconfitti sono perdenti: quest\u2019ultimo \u00e8 il caso di Giacomo Matteotti. \u00c8 il 30 Maggio del 1924, quasi due mesi dopo le elezioni nazionali del 6 Aprile che pare abbiano premiato il partito di Benito Mussolini con il 66,3% del consenso, quando l\u2019On. 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