{"id":7326,"date":"2024-05-04T17:21:09","date_gmt":"2024-05-04T17:21:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7326"},"modified":"2024-05-04T17:21:11","modified_gmt":"2024-05-04T17:21:11","slug":"sergio-ferrari-testimonianza-diretta-della-resistenza-tra-le-sbarre-della-dittatura-argentina","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7326","title":{"rendered":"Sergio Ferrari: testimonianza  diretta della resistenza tra le sbarre della dittatura argentina"},"content":{"rendered":"\n<p>Luned\u00ec 5 febbraio si \u00e8 tenuto nell\u2019aula magna del Liceo Classico Galilei di Pisa, nell&#8217;ambito del progetto Contemporanea..mente, un incontro degli studenti dell\u2019Istituto Tecnico Pacinotti con Sergio Ferrari per avere una testimonianza storica diretta e per sapere di pi\u00f9 sulla sua esperienza personale come detenuto politico nel Carcere di Coronda durante la dittatura argentina 1976-1983.<\/p>\n<p>Coronda era una prigione di massima sicurezza, nella provincia di Santa Fe, a 400 km dalla capitale Buenos Aires. Le giornate trascorse nelle celle erano sempre uguali: 23h completamente isolati in una cella di 3,80 mt x 4,30 mt e 1h d\u2019aria durante la quale non si poteva parlare con i compagni.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo della reclusione era realizzare l\u2019isolamento totale dei detenuti rispetto al mondo esterno. In base al regime carcerario tutto era proibito; l&#8217;intento era quello di provocare la distruzione fisica, psicologica e ideologica dei detenuti politici.<\/p>\n<p>Su un totale di oltre 11.000 persone incarcerate dalla dittatura militare per motivi politici, vale a dire senza aver commesso reati, 1.153\u00a0 sono state detenute nel Carcere di Coronda fra il 1974 e il 1979, per evitare il disturbo e l\u2019ostacolo che potevano rappresentare nei confronti della dittatura. L\u2019obiettivo, come veniva detto loro, era quello di farli uscire dalla prigione \u201co matti o morti\u201d anche attraverso la negazione dei diritti umani, ma vedremo in seguito con quali mezzi e strategie.<\/p>\n<p>Quando Sergio Ferrari ha vissuto questa realt\u00e0 era un ragazzo come noi e insieme ai suoi compagni carcerati si \u00e8 trovato di fronte a una difficile decisione:<\/p>\n<ol>\n<li>accettare la situazione imposta che consisteva in un \u201csuicidio collettivo\u201d;<\/li>\n<li>escogitare dei metodi per resistere al regime in questa folle situazione.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Hanno scelto la seconda possibilit\u00e0 e hanno elaborato vari metodi, alla base dei quali c\u2019erano sempre la fraternit\u00e0, l\u2019umanesimo e la lotta collettiva, senza i quali sarebbe stato impossibile sopravvivere in quelle condizioni.<\/p>\n<p>Tra i metodi escogitati da Sergio e i suoi compagni abbiamo \u201cel periscopio\u201d, parlare attraverso le finestre, parlare attraverso il water, codice morse, radio e lingua dei segni.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cEl periscopio\u201d<\/p>\n<p>Era un piccolo strumento formato da un pezzettino di vetro con sopra la mollica del pane impastata che, mischiata alla cenere di sigarette, fungeva da specchio; veniva poi legato ad un filo di saggina e fatto passare sotto la porta in modo da vedere se nel corridoio c\u2019erano le guardie. Se non c\u2019erano, iniziavano le \u201cattivit\u00e0 di resistenza\u201d, ovvero tutto ci\u00f2 che era proibito, come la condivisione di conoscenze e competenze attraverso lezioni informali e conversazioni, l\u2019elaborazione di strategie per mantenere la propria dignit\u00e0 e integrit\u00e0 morale nonostante le condizioni carcerarie, ma anche semplici azioni quotidiane in quanto all\u2019interno del Carcere di Coronda tutto era proibito.<\/p>\n<p>Finestre<\/p>\n<p>Quando le guardie non erano nel corridoio, i detenuti parlavano con i compagni delle celle vicine attraverso le finestre (senza potersi vedere). In questo modo socializzavano e raccontavano come si sentivano, facevano corsi di filosofia, storia, cinema, sociologia, materialismo storico e altro.<\/p>\n<p>Water<\/p>\n<p>Un altro metodo per parlare tra di loro, era quello di dialogare attraverso il water, poich\u00e9 avevano notato che i vari tubi delle celle erano collegati.<\/p>\n<p>Codice Morse<\/p>\n<p>Un altro sistema di comunicazione era il Codice Morse, cio\u00e8 attraverso dei piccoli colpi sul muro. Era un modo lento ma il tempo sicuramente non mancava loro.<\/p>\n<p>Radio a batteria<\/p>\n<p>Dopo il colpo di stato, i prigionieri politici si sono trovati in questo carcere di massima sicurezza completamente isolati dal mondo per un anno: non potevano avere visite da parenti e amici e avevano perso il senso della realt\u00e0 esterna.<\/p>\n<p>Un detenuto aveva per\u00f2 nascosto una radio a batteria dietro il lavabo della cella con un complesso stratagemma e la notte ascoltava le notizie, che poi faceva girare attraverso il passaparola. Una volta che la notizia giungeva all&#8217;ultima persona, questa ritornava al mittente e spesso non coincideva esattamente con quella partita, insomma facevano una sorta di gioco del \u201ctelefono senza fili\u201d.<\/p>\n<p>Lingua dei segni<\/p>\n<p>Questo sistema veniva utilizzato quando ad esempio dovevano andare nell\u2019ospedale del carcere e quindi si trovavano in fila indiana con le mani dietro e le manette.<\/p>\n<p>Praticamente consisteva nel fare dei gesti per parlare con il compagno dietro, il quale per\u00f2 non poteva rispondere a quello davanti perch\u00e9 essendo di spalle non avrebbe potuto vederlo. Ma la cosa importante era dimostrare di essere vivi e di resistere, ogni minuto di comunicazione era una piccola vittoria contro il regime brutale che la dittatura aveva imposto in questa prigione.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Esperienza di solidariet\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Una notte a un prigioniero asmatico \u00e8 venuto un attacco e non aveva con s\u00e9 le sue medicine perch\u00e9 il giorno prima le guardie durante la perquisizione gliele avevano sequestrate tutte.<\/p>\n<p>Lui ha aperto la finestra e ha comunicato al vicino la sua paura di morire, attraverso il passaparola si sono svegliati tutti e un compagno che aveva l\u2019inalatore glielo ha fatto arrivare legando un filo trasparente attorno alla medicina e facendola dondolare e passare da finestra a finestra, stando attenti a evitare i riflettori che venivano puntati su di esse per controllare che non ci fossero strani movimenti.<\/p>\n<p>Da questo esempio emerge quanto la fraternit\u00e0 e la solidariet\u00e0 si siano rivelate decisive per la sopravvivenza.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Libro<\/strong><\/p>\n<p>20 anni dopo essere usciti, 70 ex detenuti si sono riuniti per scrivere le loro memorie e testimonianze in un libro che \u00e8 stato tradotto anche in italiano con il titolo \u201cGrand Hotel Coronda\u201d. \u00c8 un\u2019opera collettiva e anonima:\u00a0 scritta da 70 ex detenuti e in forma anonima in modo che nessuno possa appropriarsi individualmente di una storia collettiva<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Domande degli studenti<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019incontro si \u00e8 concluso con le domande da parte di alcuni studenti.<\/p>\n<p><strong><em>Qualcuno ha mai provato a fuggire dalla prigione?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La risposta \u00e8 s\u00ec, hanno elaborato un piano, ma quando hanno provato a metterlo in pratica, sono stati scoperti e i responsabili presi e torturati, con ripercussioni su tutti gli altri detenuti.<\/p>\n<p><strong><em>Visite degli esterni: come funzionavano, durata, ecc\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Dopo il primo anno di isolamento totale, veniva concessa loro una visita di 15 minuti ogni 45 giorni ed era facilissimo perdere l\u2019opportunit\u00e0. Inoltre, le perquisizioni degli esterni erano brutali e nonostante non potesse avvenire nessun contatto fisico con i detenuti, spesso si parlava di ispezione agli organi sessuali delle donne durante le perquisizioni. Anche questa era una tortura psicologica contro i detenuti, basata sul senso di colpa.<\/p>\n<p><strong><em>Come faceva chi non conosceva il codice morse?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>I prigionieri che lo conoscevano hanno insegnato il codice morse e ulteriori metodi agli altri (es. di solidariet\u00e0 umana).<\/p>\n<p><strong><em>Venivano trasferiti da cella a cella?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il trasferimento di celle era costante per evitare un\u2019organizzazione interna al padiglione.<\/p>\n<p><strong><em>Hanno mai provato a farsi amiche le guardie?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, abbiamo provato a parlare con alcune guardie che sembravano pi\u00f9 aperte, ma il regime era molto compatto e la direzione imponeva guardie severe.<\/p>\n<p>Nel 2018 gli autori del libro hanno aperto un processo giuridico contro alcune guardie e il direttore e hanno vinto: sono stati condannati per crimini contro l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p><strong><em>Quali sono state le ripercussioni psicologiche, i traumi dovuti alla reclusione in uno spazio cos\u00ec piccolo?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Coronda aveva come obiettivo fare uscire tutti da l\u00ec \u201co pazzi o morti\u201d, ma nonostante ci\u00f2 una grande quantit\u00e0 di prigionieri \u00e8 uscita abbastanza lucida, diciamo \u201cabbastanza\u201d perch\u00e9 \u00e8 difficile comprendere fino a dove arriva un trauma. Infatti Sergio, anche dopo molti anni ogni sei mesi faceva un incubo sempre sulla prigione; l\u2019ultimo \u00e8 stato dieci anni fa e ha sognato di essere in una cella con suo figlio che gli chiedeva quando sarebbero potuti uscire di l\u00ec. Invece, suo fratello Claudio ha tentato due volte il suicidio mentre era in prigione e una volta uscito \u00e8 andato in depressione. Questo per dire che una situazione cos\u00ec traumatica marca sempre a fuoco ogni essere umano.<\/p>\n<p><strong><em>Come si \u00e8 sentito a scrivere questo libro, a rivivere quindi l\u2019esperienza passata?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 stato molto importante ripensare a ci\u00f2 che \u00e8 stato vissuto. Il libro \u00e8 nato dalla proposta di un ex detenuto e scrivere la loro storia \u00e8 stato anche un modo per dare voce a tutti i desaparecidos (in italiano: scomparsi), ovvero a quelle persone arrestate o sequestrate dal regime militare in modo segreto o illegale, e delle quali non si hanno pi\u00f9 notizie.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Da questa crudele vicenda possiamo trarre un importantissimo messaggio: nessuno si salva da solo e l\u2019unit\u00e0 e la forza collettiva sono indispensabili per andare avanti nonostante tutto.<\/p>\n<p>In un mondo ancora oggi segnato da divisioni e conflitti, \u00e8 cruciale riconoscere che nessuno pu\u00f2 affrontare le avversit\u00e0 da solo.<\/p>\n<p>In particolare, l\u2019esperienza vissuta da Sergio nel Carcere di Coronda in Argentina, paradigmatica delle violenze della fase delle dittature militari che hanno insanguinato il Sudamerica negli anni &#8217;50, &#8217;60 e &#8217;70 del &#8216;900, offre una prospettiva che ci rivela l&#8217;importanza dell&#8217;unit\u00e0 e della forza collettiva di fronte all&#8217;oppressione. In un contesto in cui i regimi dittatoriali cercavano di dividere e isolare gli individui per mantenere il controllo del paese, la solidariet\u00e0 tra i detenuti si \u00e8 dimostrata fondamentale. Attraverso la condivisione di risorse, conoscenze e sostegno emotivo, i prigionieri hanno potuto resistere alle violazioni dei diritti umani e preservare la propria dignit\u00e0. Pertanto, riconoscere che nessuno pu\u00f2 resistere alle vessazioni e alle violenze da solo ci spinge a cercare l&#8217;unione e la solidariet\u00e0 come pilastri fondamentali per costruire un mondo dove la forza della comunit\u00e0 permette di superare anche le sfide pi\u00f9 difficili.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Sara Piacenti (classe 2A AFM &#8211; ITE)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luned\u00ec 5 febbraio si \u00e8 tenuto nell\u2019aula magna del Liceo Classico Galilei di Pisa, nell&#8217;ambito del progetto Contemporanea..mente, un incontro degli studenti dell\u2019Istituto Tecnico Pacinotti con Sergio Ferrari per avere una testimonianza storica diretta e per sapere di pi\u00f9 sulla sua esperienza personale come detenuto politico nel Carcere di Coronda durante la dittatura argentina 1976-1983. 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